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Nodo Giustizia tra referendum e riforme parziali: si bada solo ai costi, non ai cittadini

In una riforma così cruciale, allo stato c'è una maggioranza così frastagliata, che litiga su tutto e non è nella condizione di poter affrontare il nodo della Giustizia

Di Andrea Migliavacca

13 Luglio 2021

Riforma della giustizia dello Stato ragioniere: attenzione ai soldi, ma non ai cittadini

Fonte: lapresse.it

Ogni anno il proposito di affrontare la riforma della Giustizia viene agitato da una parte all’altra dell’arco parlamentare. La sintesi di posizioni spesso antitetiche genera mostri, che l’applicazione pratica ingigantisce, rendendoli spesso ingovernabili.

Ogni cittadino, in un modo o nell’altro, si è confrontato con gli automatismi del sistema giudiziario di qualunque ordine e grado ed ha maturato un convincimento (come, peraltro, molti operatori del diritto): la Giustizia è spesso incongrua, sia nei tempi, sia nei modi. Talvolta troppo veloce e talaltra troppo lenta, ovviamente quando l’esigenza della parte processuale – beninteso, ove legittima – è opposta. I referendum sulla Giustizia, purtroppo, un eccentrico cosmetico funerario.

L’inaugurazione dell’anno giudiziario, che pubblicamente rende la dimensione del problema, con impressionanti dati statistici che mettono a confronto volumi ciclopici e tempi biblici, tutti gli anni, induce la Magistratura a sollecitare il legislatore, perché intervenga.

L’invito viene immediatamente colto e tutti, dopo il torpore invernale, si mettono a correre disordinatamente ed in diverse direzioni, per consegnare, con affanno e distrazione, il disegno di legge ritenuto risolutivo. Sullo sfondo, sempre più incombente, l’ombra minacciosa dell’Europa. Con l’arrivo dell’estate, la febbrile competizione degli estensori della proposta di legge si interrompe con la consegna del documento finale (spesso approssimativo) ed i parlamentari, accaldati, nel numero appena necessario per raggiungere il quorum, approvano. In passato, le peggiori riforme sono state introdotte proprio in estate.

Concetti giuridici oramai consolidati vengono messi in discussione da norme frettolosamente concepite e redatte malamente. Il diritto sostanziale viene confuso con quello processuale e sinonimi casuali provocano spesso l’intervento della Consulta. Tra tutti, spicca l’istituto della prescrizione, nella contestata riforma penale, oggi apparentemente ridimensionata dall’intervento dall’odierno Guardasigilli.

Allo stato, una maggioranza così frastagliata, che litiga su tutto ed ha problemi anche all’interno di ogni singola coalizione, non è nella condizione di poter affrontare il nodo della Giustizia, che si manifesta in diverso modo nell’ambito penale, civile, amministrativo o tributario.

Poi, mentre la Corte di Giustizia ha chiarito che i Giudici Onorari – quelli che per titoli e non per concorso pubblico, assolvono alle medesime funzioni dei Magistrati Togati – devono essere considerati lavoratori a tempo determinato e come tali trattati, in Italia è ancora aperta la questione salariale e previdenziale. Al momento i magistrati onorari sono, di fatto, lavoratori “a cottimo”, pagati (poco) a giornata. È latente una legge, già approvata, che attribuirà loro larga parte delle competenze (per materia e per valore), sottraendole ai Togati, e pendente un giudizio al TAR.

In ambito civile, tra le ipotesi prevalenti, anche perché “suggerite” dall’Unione Europea, prevale quella dell’estensione dei meccanismi deflattivi della giustizia. In una parola, A.D.R., (Alternative Dispute Resolution): sintesi del naufragio della Giustizia ed incapacità del legislatore, in un acronimo.

Si conoscono già i risultati della mediazione, imposta nel diritto civile e, con alcune limitazioni, (drammaticamente) anche nel tributario, ma la si vorrebbe incrementare, anziché intervenire con pochi accorgimenti sui codici di rito, che la pandemia ha avuto l’unico pregio di evidenziare. Fallita la mediazione, il problema verrà affidato ad un esercito di Giudici onorari, sottopagati e scontenti. Una riforma da ragioniere dello Stato, che bada solo ai costi, ma non ai benefici per i cittadini.

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