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Prescrizione, Di Battista: "Ritornata per la gioia di chi ha denaro e potere"

Giustizia, l'ex parlamentare pentastellato critico per il ritorno della Prescrizione, chiamata adesso "impunibilità"

09 Luglio 2021

Prescrizione, Di Battista: "Ritornata per la gioia di chi ha denaro e potere"

Fonte: lapresse.it

"La prescrizione è di fatto tornata", commenta l'ex M5s Alessandro Di Battista, "per la gioia di chi ha denari e potere". "Solo che si chiamerà 'improcedibilità'. Le decennali truffe semantiche che hanno caratterizzato le scelte partitocratiche degli ultimi 30 anni continuano evolvendosi". L'ex grillino ha scritto queste parole in un suo editoriale su Tpi, dopo che governo il Governo targato Mario Draghi ha trovato l'accordo per il pacchetto firmato Cartabia, sulla riforma della giustizia.

Prescrizione, Di Battista: "Ritornata per la gioia di chi ha denaro e potere"

"L’impunità è tornata, così come il finanziamento pubblico ai giornali, così come i licenziamenti", inizia a sciorinare Di Battista. "Così come la vendita di armi a paesi che sganciano missili sullo Yemen. Così come i piccoli grandi condoni. Così come il bombardamento mediatico a danno dei magistrati per bene. Così come le mancette elettorali in legge di bilancio". L'ex parlamentare M5S inoltre ammette: "Mai mi sarei immaginato di vedere i miei ex colleghi non solo sedersi di fianco a ministri berlusconiani ma votarci insieme una riforma della giustizia credendo, oltretutto, che le rimostranze di Forza Italia fossero un segnale di vittoria, quando sono solo la conferma che sanno fare le trattative meglio di loro".

"Il fallimento dell’ala governista del M5S è un dato di fatto e solo chi è 'interessato' al governo o chi ormai ha la carta intestata ministeriale davanti agli occhi non riesce ad ammetterlo. Negano l’innegabile, difendono l’indifendibile inimicandosi ogni giorno migliaia di iscritti che, ingenuamente, cinque mesi fa, credettero alla barzelletta del 'controlliamo dall’interno'. Mai vista una débâcle tale nella storia repubblicana", continua Di Battista.

Prescrizione, Di Battista: "Non è vero che Draghi è un grillino"

"Non è vero che Draghi è grillino", dice ancora Alessandro Di Battista. "Sono certi grillini a essere ormai irrimediabilmente diventati draghiani. Intimoriti o interessati, i ministri a 5 stelle hanno dato prova di incapacità politica, pavidità, accidia e inadeguatezza. Roba da chiedere scusa ai milioni di elettori che li hanno sostenuti, posto che molti di loro non gli rivolgerebbero più la parola". "L’ultima settimana è stata un bagno di sangue - asserisce il Dibba - . Salario minimo sparito dai radar, Berlusconi proposto al Quirinale senza che nessun esponente del Movimento osasse aprire bocca, cash-back prima cancellato e poi sospeso per la gioia dei grillini draghiani che non si rendono neppure conto di essere stati intortati".

Infine Di Battista conclude: "Ieri si è iniziato a picconare il decreto Dignità e sempre ieri un pezzo della riforma sulla prescrizione è finita nell’oblio. Oltretutto lo stop alla prescrizione era una norma voluta da tutto il Movimento, presentata in campagna elettorale nel 2018 e che è costata la testa del ministro Bonafede. E i governisti, al posto di difendere una conquista, si calano le braghe facendo credere a questo punto che tale riforma fosse un capriccio dell’ex guardasigilli e non la linea politica scelta negli ultimi 10 anni".

Riforma Giustizia, anche i grillini si convincono: c'è l'intesa su proposta Cartabia

Voto unanime ha approvato ieri, giovedì 8 luglio, il testo di riforma del processo penale in Cdm: "Lo sforzo della riforma è stato dare un'immagine del processo penale in cui tutti potessero riconoscersi", queste le parole del ministro della Giustizia, Marta Cartabia. Sono state le mediazioni di Draghi e della Guardasigilli a far rientrare il dissenso del M5s sulla prescrizione, evitando un via libera "azzoppato" per una delle riforme cruciali, nell'attuazione del Recovery plan.

I ministri del Movimento 5 Stelle erano infatti arrivati a Palazzo Chigi con l'idea di astenersi dal voto. Questo a causa dell'impossibilità a comporre la profonda frattura interna che li sta affliggendo (una fra le tante, penseranno i maligni). Ma Draghi li ha riuniti nel suo ufficio e ha cercato una soluzione. Il premier è riuscito ad arrivare a capo della situazione: la soluzione è stata citare i reati contro la Pubblica amministrazione, tra cui corruzione e concussione, tra i reati "gravi" per i quali i tempi della prescrizione processuale ora sono più lunghi.

Certo però, ci sono stati partiti che non hanno gradito la mediazione all'ultimo momento: si tratta dei partiti del centrodestra e Italia Viva: Fi ha chiesto una sospensione del Cdm per approfondire. Alla fine la soluzione è passata. E ora il presidente del Consiglio ha chiesto "lealtà" per far approvare il testo in Parlamento. Ma nel M5s il dissenso resta: alla Camera, dove la riforma Cartabia arriverà con un pacchetto di emendamenti in commissione Giustizia, i "pasdaran" annunciano battaglia. Dopo ore ad alta tensione e uno scontro finale - con sospensione della riunione - tra M5s da un lato, e FI e Iv dall'altro, Draghi ha preso la parola in Consiglio dei ministri e ha chiesto, con forza e nettezza, se tutto il Cdm sostenga "convintamente" il testo e se la maggioranza sarà "leale" in Parlamento. Tutti tacciono. Così si registra l'unanimità sulla riforma Cartabia al tavolo del Consiglio, senza un voto formale ma con un impegno politico che spetterà ai ministri far rispettare.

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