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cronaca

Mafia: figlio procuratore Scaglione, 'a 50 da uccisione mio padre caso ancora irrisolto'

03 Maggio 2021

Roma, 3 mag. (Adnkronos) - La riapertura delle indagini sull'omicidio del magistrato Pietro Scaglione "sarebbe teoricamente possibile, ma si dovrebbe verificare la sussistenza delle condizioni previste dalla legge". In occasione del cinquantesimo anniversario della morte del Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, interviene con l'Adnkronos il figlio, Antonio Scaglione, ordinario di diritto processuale penale all’università del capoluogo siciliano, che con coscienza giuridica ed anche amarezza afferma: "Mio padre, sulla base della sua esperienza professionale riteneva che, nei più gravi delitti, qualora non si acquisiscano prove e indizi rilevanti entro 48-72 ore dal fatto, o, comunque entro un periodo di tempo ragionevole, le possibilità di accertare fatti e responsabilità diminuiscono progressivamente al decorrere inesorabile del tempo. Ciò purtroppo si è verificato oltre che nel suo delitto anche nei casi De Mauro, Mattei e nell’omicidio dell'altro Procuratore della Repubblica, Gaetano Costa".

L’omicidio del Procuratore Scaglione e dell’agente Antonio Lorusso sono ancora oggi tra i casi irrisolti della giustizia italiana: "Le indagini condotte dall’Autorità giudiziaria di Genova soprattutto nell’ambito della cosca mafiosa di Corleone che mio padre aveva perseguito dagli anni '50 e fino agli ultimi giorni della sua esistenza non hanno purtroppo portato alla condanna dei responsabili, ma le possibili causali, via via individuate nel caso De Mauro, Caso Mattei, Golpe Borghese - elenca il figlio - da quanto risultato in sede giudiziaria, sia in ambito storico, nonché sulla base delle univoche dichiarazioni di collaboratori di giustizia a partire da Tommaso Buscetta, sono riconducibili alla attività istituzionale svolta dal Procuratore Scaglione 'in modo specchiato', cioè encomiabile".

Il professore dell'Università di Palermo, citando Giovanni Falcone ricorda che l'uccisione del padre "ebbe sicuramente la finalità di 'dimostrare a tutti che Cosa Nostra non soltanto non era stata intimidita dalla repressione giudiziaria, ma che era sempre pronta a colpire chiunque ostacolasse il suo cammino'; A sua volta Paolo Borsellino affermò - prosegue - che 'a partire dagli anni settanta la mafia condusse una campagna d’eliminazione sistematica degli investigatori che intuirono qualcosa. Le cosche sapevano che erano isolate, che dietro di loro non c’era lo Stato e che la loro morte avrebbe ritardato le scoperte. Isolati, uccisi, quegli uomini furono persino calunniati. Accadde così per Scaglione...'. Mio padre è stato un magistrato, un persecutore spietato della mafia, integerrimo e di assoluta onestà morale, come si legge testualmente in atti giudiziari della Corte di appello di Genova, (sentenza 1 luglio 1975 n. 319, passata in giudicato)".

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