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La micromobilità entra in azienda...con molta cautela

Nuova survey dell’Osservatorio Top Thousand sulla mobilità aziendale: come si stanno approcciando le imprese italiane ai nuovi mezzi di micromobilità cittadina?

15 Luglio 2021

mobilità

Monopattini, scooter, biciclette: la micromobilità comincia a entrare a far parte anche degli scenari di mobilità aziendale. L’approccio dei fleet e mobility manager resta di grande cautela verso questi mezzi, in attesa di una regolamentazione più stringente che garantisca una circolazione in maggiore sicurezza sulle strade italiane.

E’ questo il verdetto che emerge dalla survey “La micromobilità entra in azienda?”, promossa dall’Osservatorio sulla mobilità aziendale Top Thousand (composto da Fleet e Mobility Manager di grandi aziende) e dalla rivista Fleet Magazine.

L’indagine è stata condotta su un ampio campione di oltre 100 aziende di ogni dimensione (grandi, medie, PMI) e di diversi settori merceologici, per un parco totale gestito di quasi 118.439 veicoli.

 

Solo il 10% delle imprese ha già inserito in flotta mezzi di micromobilità

Lo studio parte da un dato: il 10% delle aziende interpellate ha già adottato soluzioni di micromobilità (biciclette/e-bike, monopattini, microcar, scooter/e-scooter). Un numero ancora basso, ma la percentuale sale se si considera soltanto la parte di campione che opera ed effettua spostamenti nei centri cittadini.

Quasi il 25% dei gestori di flotte intervistati, inoltre, è possibilista riguardo l’introduzione di questi mezzi all’interno del proprio parco aziendale e il 15% di coloro che non hanno ancora sposato la micromobilità dichiara apertamente l’intenzione di voler adottare soluzioni di questo genere in futuro.


Quali sono i “micro-mezzi” preferiti per la mobilità di oggi e di domani?

Per coloro che hanno già cominciato a utilizzarli, bici elettriche e scooter sono i mezzi prediletti (entrambi raggiungono una quota del 25%). Seguono le biciclette tradizionali e i monopattini (rispettivamente al 18% e 17%), più esigua la quota di scooter elettrici e microcar (8% e 7%). La predilezione dei fleet manager per le e-bike e per gli scooter trova ragione nel fatto che questi mezzi consentono di compiere agevolmente anche tragitti di alcuni chilometri, adattandosi alla perfezione anche al percorso casa-lavoro.

 

Le bici elettriche sono anche il mezzo a cui le aziende interpellate guardano con più favore per il futuro: il 33% di quanti intendono introdurre la micromobilità in azienda nei prossimi mesi si dice pronto a sceglierle per i propri dipendenti; in ordine di preferenza, seguono i monopattini (il 25% del campione intende inserirli in futuro nel parco aziendale), gli e-scooter e le microcar (entrambe con il 13%), infine bici e scooter (8%). Il dato relativo alle biciclette riflette il boom registrato a livello nazionale: con la pandemia le due ruote hanno visto impennare la loro popolarità e nel 2020 hanno superato i due milioni di unità vendute.

 

Come vengono acquisiti questi mezzi?

L’acquisto resta la modalità preferita dalle aziende per entrare in possesso di questi mezzi, seguita da noleggio e dallo sharing. Lo scenario è oggi quanto mai fluido. Stanno aumentando, infatti, le soluzioni di micromobilità offerte dai noleggiatori, spesso integrate con il noleggio dell’auto. Anche gli operatori di sharing mobility possono proporre convenzioni alle aziende, con tariffe agevolate per i dipendenti e una fatturazione semplificata (come già accade per i servizi legati all’auto condivisa). Oggi sono soprattutto gli impiegati ad utilizzare le soluzioni di micromobilità (80% del totale), ma anche i dirigenti cominciano a servirsene.

 

“La pandemia”, osserva Gianfranco Martorelli, Presidente dell’Osservatorio Top Thosand, “ha in definitiva accelerato anche i cambiamenti in atto nel modo di spostarsi per esigenze di business e, al tempo stesso, si è rafforzata la figura del Mobility Manager, chiamato a governare anche l’inserimento di questi nuovi mezzi nel trasporto aziendale. Le nuove generazioni di lavoratori, che hanno una crescente attenzione alla sostenibilità, potranno fare da traino a una loro maggiore diffusione, anche se come dimostra questo studio non esistono pregiudizi e preclusioni nei confronti di questi mezzi legati all’età. Persistono però alcuni dubbi sul fronte della sicurezza e della regolamentazione normativa. L’auspicio è che limiti di velocità più stringenti, obbligo di casco e assicurazione (già necessaria per i monopattini in sharing) siano presto contemplati dal Codice della Strada”.


“Guardando al futuro, il trend della micromobilità elettrica nei centri cittadini è destinato a diventare sempre più rilevante”, conclude Martorelli, “Le principali armi vincenti di questi nuovi mezzi sono: la possibilità di coprire le distanze dell’ultimo miglio in modo veloce, agile e sostenibile, consentendo l’accesso anche alle zone a traffico limitato; l’azzeramento delle emissioni di CO2 prodotte su strada; l’alternativa valida e più sicura in tema anti-COVID, rispetto al trasporto pubblico; la possibilità di “parcheggiarli” in spazi ridotti; non ultimo, la possibilità di offrire uno strumento prezioso e poco costoso per ‘curare’ il welfare aziendale. Un benefit molto apprezzato, che semplifica la vita del dipendente”.

 

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