Chaigneau (Generali Investments): “Correlazione azioni-bond positiva, timori stagflazione e shock offerta spingono cautela e difesa”

Vincent Chaigneau, Head of Research di Generali Investments, ha evidenziato la fine della diversificazione classica tra azioni e bond, con rischi di stagflazione e mercati guidati dalla politica monetaria

Vincent Chaigneau, Head of Research di Generali Investments, ha evidenziato la fine della diversificazione classica tra azioni e bond, con rischi di stagflazione e mercati guidati dalla politica monetaria.

La correlazione mobile a 30 mesi tra gli indici total return mensili dell’S&P e dei Treasury USA è positiva da oltre tre anni, spesso superiore a +0,5. Ora, addio alla tradizionale diversificazione tra azioni e obbligazioni. La correlazione tende a essere negativa quando prevalgono condizioni cicliche e/o legate al rischio, ma spesso torna positiva quando è la politica monetaria a dominare. In questo momento, il timore di uno shock stagflazionistico di origine iraniana sta colpendo sia le azioni sia le obbligazioni. In appena tre settimane le aspettative di mercato sono passate da oltre 10 punti base di tagli della BCE nel 2026 a +77 punti base di rialzi. Allo stesso modo, la curva implicita della Fed per il 2026 è passata da –60 punti base a +10 punti base.

Preoccupa inoltre che i rendimenti reali dei Treasury decennali (TIPS) siano aumentati più rapidamente delle aspettative d’inflazione (breakeven). Ciò rafforza la nostra convinzione di lungo periodo secondo cui l’impennata del debito pubblico ha offuscato il ruolo dei titoli governativi come beni rifugio. Questo potrebbe spiegare, almeno in parte, la relativa resilienza attuale del credito corporate.

Nelle prossime settimane molti asset si muoveranno in funzione dell’evoluzione del conflitto; ad esempio, in uno scenario di de‑escalation ci aspetteremmo un ridimensionamento dei guadagni del dollaro e delle perdite degli asset ciclici. Tuttavia, non avremo fretta di modificare la nostra posizione difensiva in termini di duration, a meno che la situazione non torni completamente sotto controllo.

La guerra ha generato uno shock dal lato dell’offerta che minaccia le prospettive d’inflazione, e non solo attraverso i prezzi dell’energia; occorre prestare attenzione anche a fertilizzanti, raccolti e prezzi alimentari. Inoltre, mentre l’intelligenza artificiale sarà disinflazionistica nel lungo periodo (grazie alla maggiore produttività), nell’immediato il fenomeno del “RAMageddon” è inflazionistico.