Cybersecurity, fiducia digitale e competenze per un'Italia migliore

D’Angelo (Kaspersky): "Cybersecurity, fiducia e competenze per un’Italia più sicura e resiliente nel mondo digitale"

Il General Manager di Kaspersky Italia, Francia e Mediterraneo racconta a Giordano Fatali, in collaborazione con Il Giornale d’Italia, le sfide della sicurezza informatica, l’evoluzione delle minacce digitali e il ruolo strategico della formazione per la crescita del Paese

Cesare D'Angelo, General Manager di Kaspersky Italia, Francia e Mediterraneo, ha rilasciato un'intervista a Giordano Fatali (Fondazione Campus Montecitorio) per la Rubrica "Come costruire un'Italia migliore", in collaborazione con Il Giornale d'Italia, in cui ha raccontato l’importanza della fiducia digitale e degli investimenti in educazione e competenze tecnologiche.

Come costruire un'Italia migliore? Da dove ripartire? 

Per costruire un’Italia migliore, dobbiamo ripartire dalla sicurezza, dalla fiducia e dalla conoscenza. Oggi il mondo è sempre più digitale: le nostre vite, le nostre imprese, le nostre istituzioni dipendono da infrastrutture tecnologiche che devono essere sicure, resilienti e trasparenti. Non possiamo pensare a sviluppo e innovazione senza garantire che i dati dei cittadini siano protetti e che le reti critiche siano resilienti a ogni minaccia.

Investire nell’educazione digitale e nelle competenze tecnologiche dei cittadini è fondamentale. Non basta insegnare a usare strumenti: dobbiamo insegnare a capire i rischi, a difendersi dalle minacce informatiche e a orientarsi in un mondo sempre più complesso. Allo stesso tempo, il settore pubblico e quello privato devono collaborare strettamente, condividendo conoscenze, best practice e risorse per rendere la sicurezza un valore condiviso, non un costo.

Inoltre, costruire fiducia significa trasparenza nelle decisioni e nelle scelte tecnologiche, regolamentazioni chiare e cultura della responsabilità. Solo così potremo creare un’Italia competitiva, innovativa e sicura, dove cittadini e imprese possono crescere senza paura delle minacce digitali. Ripartire significa dunque partire dalle persone, dalla loro formazione e dalla protezione dei loro diritti digitali: la base su cui costruire un futuro migliore per tutti.

Qual è il contributo concreto che lei e il mondo da lei rappresentato state dando per costruire un’Italia migliore?

Kaspersky opera da quasi 30 anni con un obiettivo semplice e ambizioso: costruire un mondo più sicuro proteggendo milioni di utenti, aziende, infrastrutture critiche e istituzioni. Il nostro contributo per l’Italia si articola in quattro direzioni principali: sicurezza e innovazione tecnologica, trasparenza e responsabilità, collaborazione con istituzioni e forze dell’ordine e formazione e cultura cyber. Offriamo, infatti, un ecosistema completo di soluzioni – dagli endpoint ai sistemi industriali, fino all’AI per il rilevamento delle minacce – basato su una ricerca costante e su team specializzati come GReAT, gli Expertise Center e il Threat Research. La nostra Threat Intelligence globale opera 24/7 per individuare e contrastare anche le minacce più sofisticate. Inoltre, Kaspersky è stata la prima azienda a rendere disponibili i propri codici sorgente per revisione esterna e a creare una rete internazionale di Transparency Center, una scelta che supporta la fiducia di clienti, partner e istituzioni, rafforzando un modello di cybersecurity aperto, verificabile e affidabile.

Facciamo parte di diverse iniziative e organizzazioni come Securing Smart Cities, Industrial Internet Consortium, AUTOSAR, International Telecommunication Union e The International Organization for Standardization e collaboriamo con INTERPOL, AFRIPOL, diverse agenzie internazionali e governi di vari Paesi per contrastare il cybercrime. Ad esempio la collaborazione con la polizia olandese ha portato all'arresto dei sospetti dietro gli attacchi ransomware Coinvault e nel abbiamo firmato un accordo di cooperazione con JUPOL per rafforzare le capacità di sicurezza informatica della polizia nazionale spagnola con l’obiettivo di migliorare le competenze degli agenti attraverso una formazione dedicata, di potenziare la loro capacità di rispondere ai crimini informatici e di promuovere la collaborazione tra il settore pubblico e quello privato.

La formazione è un altro pilastro fondamentale e per questo nel 2010 abbiamo creato Kaspersky Academy, un progetto globale dedicato alla diffusione della cultura della cybersecurity e al supporto dei giovani talenti dell’IT. A questa iniziativa affianchiamo programmi come Tech Valley e, dal 2023, Kaspersky Academy Alliance, rivolto alle università per integrare competenze e tecnologie avanzate nei percorsi accademici. Un altro ambito chiave per noi è l’educazione digitale dei più giovani: con il progetto Kids’ Cyber Resilience, promuoviamo un approccio proattivo alla sicurezza online. A questo si aggiungono il libro “L’alfabeto della cybersecurity” per bambini e l’apertura nel 2025 del nostro Cyber Research Center presso KidZania Santa Fe. Il programma coinvolge anche genitori e insegnanti, offrendo strumenti per riconoscere i rischi online e contrastare fenomeni come il cyberbullismo. Infine, attraverso la formazione Kaspersky Expert, supportiamo i professionisti nello sviluppo di competenze avanzate per il rilevamento e la gestione delle minacce informatiche.

Quali sono le iniziative più innovative che state programmando per il futuro?

Quando pensiamo alle iniziative future, lo facciamo partendo da una visione integrata che combina Cyber Immunity, intelligenza artificiale etica e protezione delle persone in ogni contesto digitale. Un pilastro fondamentale è il nostro approccio alla Cyber Immunity, che punta a costruire sistemi intrinsecamente sicuri, riducendo alla radice la possibilità di attacchi informatici; questa visione trova la sua espressione concreta in KasperskyOS, sviluppato per proteggere i sistemi cyber-fisici di nuova generazione.

Parallelamente, continuiamo a investire in intelligenza artificiale avanzata per il rilevamento delle minacce. Da oltre vent’anni utilizziamo l’AI come leva strategica, integrando machine learning, big data e l’expertise dei nostri analisti, con applicazioni già attive nelle nostre soluzioni.

Un altro ambito a cui teniamo molto è la protezione delle fasce più vulnerabili: stiamo potenziando strumenti come la funzione “Who’s Spying on Me” per contrastare stalkerware e tracking non autorizzato, e ampliando programmi educativi rivolti a bambini e scuole, con l’obiettivo di rendere gli ambienti digitali più sicuri e inclusivi. Sul fronte della formazione, continueremo a rafforzare iniziative come Kaspersky Expert e Academy Alliance, oltre a programmi dedicati a donne e giovani talenti, tra cui “Future in Tech”, per sostenere lo sviluppo delle competenze digitali e favorire una maggiore diversità nel settore. In definitiva, per noi l’innovazione non è solo una questione tecnologica, ma anche sociale, educativa e culturale.

Tra i temi di attualità più importanti nel panorama nazionale e internazionale, quale notizia pensa debba essere sottolineata e rilanciata? Perché?

Se dovessi sottolineare una notizia che tutti dovrebbero conoscere e rilanciare oggi, sceglierei l’evoluzione delle minacce informatiche. Non si tratta più di un problema astratto o confinato agli esperti: è una realtà concreta che coinvolge milioni di persone, aziende e infrastrutture critiche. Nel 2025 i nostri sistemi di rilevamento hanno scoperto in media mezzo milione di file dannosi ogni giorno, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente, un chiaro segnale di come gli aggressori stiano intensificando e diversificando i loro metodi. I dati più preoccupanti arrivano dall’Italia: il 90% delle organizzazioni industriali ha subito almeno un incidente di cybersecurity, e oltre un terzo di questi attacchi è stato considerato di gravità elevata, con conseguenze reali su continuità operativa, dati sensibili e costi imprevisti.

Questi numeri mostrano chiaramente che non si tratta più di una questione distante o confinata a pochi casi isolati: è un fenomeno pervasivo che colpisce cittadini, aziende e infrastrutture critiche. Guardando al 2026, le minacce si stanno evolvendo rapidamente: non sono più solo gli attacchi tradizionali a crescere, ma anche quelli sofisticati che sfruttano intelligenza artificiale, supply chain vulnerabili e gruppi di hacker avanzati (APT).

La cybersecurity non è più un problema tecnico per pochi specialisti, ma una questione di sicurezza nazionale, economica e personale. Ogni attacco, ogni dato violato, erode la fiducia delle persone, la reputazione delle aziende e la continuità dei servizi essenziali. Oggi più che mai è fondamentale comprendere che protezione, formazione e prevenzione non sono un costo, ma una priorità strategica per costruire un paese più sicuro e resiliente nel mondo digitale. Per questo credo sia fondamentale rilanciare una consapevolezza chiara: gli attacchi diventano sempre più sofisticati, mirati e automatizzati; l’uso dell’AI da parte dei criminali accelera la scala e la rapidità degli incidenti; e la mancanza di competenze rimane una delle principali vulnerabilità per Paesi e organizzazioni.

In un contesto in cui gli attacchi diventano sempre più sofisticati, automatizzati e mirati, è indispensabile adottare un approccio proattivo che unisca tecnologia avanzata, collaborazione internazionale e consapevolezza diffusa. Solo così possiamo garantire che il progresso tecnologico resti un’opportunità per tutti, non una vulnerabilità da sfruttare.