Amplifon, confermato il rating BB+ da S&P dopo l'acquisizione di Gn Hearing, previsto miglioramento della profittabilità
L'agenzia ritiene che il nuovo assetto verticale sia destinato a consolidare il "posizionamento competitivo di Amplifon"; S&P prevede inoltre per Amplifon un efficace e "positivo processo di deleverage nei prossimi due anni"
Nonostante il calo dell'11% del titolo di Amplifon, che ha portato il prezzo a 8,02 euro e la capitalizzazione a 1,82 miliardi di euro, arriva un segnale di fiducia sul fronte del merito creditizio. S&P Global Ratings ha confermato per Amplifon il rating BB+ con outlook stabile a seguito dell'intesa raggiunta per il rilevamento della divisione Hearing del gruppo danese GN.
Secondo l'agenzia di rating, la prospettiva di un outlook stabile riflette la convinzione che la "performance operativa della società rimanga resiliente e che il successo dell'integrazione di Gn Hearing comporterà un miglioramento della profittabilità". Gli analisti promuovono dunque la solidità del business, prevedendo che il gruppo saprà assorbire l'operazione senza intaccare il proprio profilo finanziario.
Vantaggi dell'integrazione verticale e piano di rientro dal debito
L'agenzia ritiene che il nuovo assetto verticale sia destinato a consolidare il "posizionamento competitivo di Amplifon, che al closing della transazione potrà beneficiare della complementarietà delle forti competenze di innovazione e manifatturiere di Gn Hearing, con le proprie attività nel retail e del maggiore controllo della supply chain".
In sostanza, il passaggio da puro distributore a produttore-rivenditore viene visto come un fattore di forza tecnologica e logistica. Sul piano della sostenibilità finanziaria, S&P conclude con una nota rassicurante circa l'indebitamento, prevedendo per Amplifon un efficace e "positivo processo di deleverage per la società nei prossimi due anni".
In merito all'esecuzione dell'aumento di capitale, Amplifon ha assicurato che l'operazione avverrà secondo modalità e tempi atti a favorire "la partecipazione degli azionisti esistenti (inclusi quelli che hanno già espresso il loro supporto) e degli investitori potenziali". La società punta dunque a un coinvolgimento ampio del mercato, impegnandosi affinché l'emissione delle nuove azioni avvenga "a un prezzo che rifletta una valutazione equa della società", cercando così di mitigare i timori di un'eccessiva svalutazione del titolo in questa fase di transizione.
Ulteriori considerazioni degli analisti
Gli analisti di Kepler Cheuvreux hanno confermato il rating hold, ma hanno drasticamente ridotto il prezzo obiettivo da 15,3 a 9,9 euro, descrivendo l'integrazione con GN come una "scommessa rischiosa". Sebbene Amplifon goda di un'ottima reputazione nella gestione delle acquisizioni, gli esperti sottolineano come il passaggio da retailer a operatore integrato comporti sfide inedite. Il nodo finanziario principale risiede nell'aumento di capitale previsto fino a 750 milioni di euro, necessario per sostenere l'operazione ma destinato a diluire l'incremento degli utili in una fase di mercato poco brillante. Kepler evidenzia tre criticità specifiche: l'elevato indebitamento in un contesto macroeconomico debole, il rischio di reazioni aggressive da parte di produttori e rivenditori indipendenti e, infine, una potenziale perdita di flessibilità commerciale, dato che la rete Amplifon si troverebbe a distribuire quasi esclusivamente prodotti a marchio GN.
Il cambio di paradigma secondo Equita
Anche Equita ha assunto una posizione più cauta, declassando il titolo da Buy a Hold e dimezzando il target price a 11 euro. Il fulcro della critica riguarda la rinuncia al modello "asset-light", finora preferito per la sua agilità operativa. Con questa mossa, Amplifon diventerà un player integrato con il 30% dei ricavi derivanti dalla produzione e il 70% dalla distribuzione. Oltre alla strategia, preoccupa il tempismo dell'operazione, che avviene durante un forte deprezzamento del titolo, aggravando l'effetto dell'aumento di capitale. Gli analisti temono inoltre che GN Hearing possa perdere i suoi attuali clienti all'ingrosso, che potrebbero migrare verso fornitori concorrenti per evitare conflitti di interesse con la nuova proprietà.
La visione di Banca Akros: una trasformazione obbligata ma costosa
In controtendenza rispetto al pessimismo generale sulla strategia, Banca Akros interpreta l'operazione come una "mossa necessaria". Pur tagliando il prezzo obiettivo a 12,5 euro e mantenendo un rating neutrale, gli analisti ritengono che l'acquisizione sia la risposta inevitabile ai mutamenti strutturali del settore. Sebbene il prezzo pagato non sia considerato economico, l'integrazione a monte della filiera dovrebbe garantire al gruppo un controllo superiore sia sulle tecnologie che sulla struttura dei costi nel lungo periodo.