Educazione, cultura d’impresa e innovazione responsabile per affrontare le trasformazioni del presente

Cicalò (Bluserena): "Educazione, meritocrazia e meno burocrazia per costruire un’Italia migliore nell’era delle trasformazioni globali"

Il CEO di Bluserena racconta a Giordano Fatali, in collaborazione con il Giornale d’Italia, il ruolo delle imprese, della formazione e dell’innovazione per accompagnare il Paese nel cambiamento tecnologico e sociale

Marcello Cicalò, CEO di Bluserena, ha rilasciato un'intervista a Giordano Fatali (Fondazione Campus Montecitorio) per la Rubrica "Come costruire un'Italia migliore", in collaborazione con Il Giornale d'Italia, soffermandosi sul contributo che il mondo delle imprese può offrire alla crescita del Paese, tra formazione, innovazione e responsabilità sociale.

Come costruire un'Italia migliore? Da dove ripartire? 

Credo che un’Italia migliore si costruisca partendo dall’educazione dei nostri figli e delle nuove generazioni. Non solo dall’istruzione in senso tradizionale, ma da un sistema educativo capace di formare persone consapevoli, responsabili e preparate ad affrontare un mondo in profonda trasformazione.

Il nostro modello educativo italiano va ripensato per essere davvero al passo con i tempi e con il futuro che ci attende. Viviamo una fase di profonde trasformazioni tecnologiche e sociali, che stanno modificando il modo di vivere, lavorare, comunicare e prendere decisioni. Non sono fenomeni temporanei, ma trend destinati a crescere e a restare. Ignorarli o subirli non è un’opzione.

La sfida è imparare a convivere con questo nuovo mondo, integrandolo nella nostra società senza perdere ciò che di bello e di umano abbiamo costruito nel tempo. Dobbiamo preservare valori, relazioni, senso critico e capacità di pensiero, che rischiano di essere messi sotto pressione dalla velocità e dalla complessità del futuro.

Alle nuove generazioni dobbiamo offrire soprattutto un equilibrio: etico, culturale e anche di tempo. Perché il futuro non sarà solo più tecnologico, ma anche più esigente sul piano umano. Ed è lì che si gioca la vera qualità di un Paese.

Qual è il contributo concreto che lei e il mondo da lei rappresentato state dando per costruire un’Italia migliore?

Le aziende rappresentano vere e proprie comunità, paragonabili a una città o a una famiglia, a seconda della loro dimensione. Nel nostro caso, Bluserena conta circa 2.500 persone in piena stagione: un piccolo paese, con dinamiche, responsabilità e impatti molto simili a quelli di una comunità reale.

Il contributo concreto che possiamo dare (e lo stiamo facendo) è costruire un’azienda fatta di persone che credono in un progetto più grande di loro, fondato su valori chiari e praticati ogni giorno: passione, trasparenza, meritocrazia, senso dell’esempio. Nell’industria dell’ospitalità e del turismo questi valori non sono teorici, ma si traducono in comportamenti quotidiani, relazioni, qualità del lavoro e rispetto delle persone.

Le aziende possono offrire un contributo straordinario alla costruzione di un’Italia migliore, ma non sempre vengono coinvolte come dovrebbero. Lo dico senza polemica, ma con spirito costruttivo: uno dei fattori che potrebbe davvero aiutare il Paese a fare un salto di qualità è la riduzione della burocrazia, del favoritismo e dei processi poco trasparenti.

Nelle aziende sane tutto questo è assente, o fortemente ridotto, perché efficienza, responsabilità, velocità nelle decisioni, capacità di esecuzione e chiarezza sono condizioni indispensabili per funzionare. Portare più cultura d’impresa nel sistema Paese – fatta di responsabilità, obiettivi chiari e meritocrazia – potrebbe essere uno dei contributi più concreti per costruire un’Italia migliore.

Quali sono le iniziative più innovative che state programmando per il futuro? 

Nel nostro caso, quando parliamo di innovazione, occorre fare molta attenzione. Quando sono arrivato in Bluserena, poco più di tre anni fa, sono rimasto profondamente colpito dall’attaccamento degli oltre 500 mila ospiti al nostro brand e al modo in cui vivono la loro vacanza: un’esperienza semplice, spesso in famiglia, fatta di momenti felici, divertimento e natura. Questo patrimonio andava rispettato.

La nostra innovazione si concentra quindi su due grandi direttrici: semplificare e migliorare. In questi anni abbiamo lavorato molto sulla semplificazione, digitalizzando tutto ciò che poteva essere digitalizzato. Oggi dati e informazioni fluiscono in modo sincronizzato, permettendoci di risparmiare una delle risorse più preziose che abbiamo, insieme alla salute: il tempo.

Facciamo anche un uso attento e responsabile dell’intelligenza artificiale, come strumento a supporto dell’organizzazione e dell’efficienza, con l’obiettivo di liberare tempo da dedicare alle persone, ai nostri ospiti e alla qualità del servizio.

La seconda direttrice è il miglioramento continuo, che passa soprattutto dalla formazione delle nostre persone. Il capitale umano è il vero segreto che rende le nostre vacanze uniche. La formazione ci aiuta a far crescere competenze, ma soprattutto a coltivare il giusto approccio al lavoro: in questo mestiere si lavora anche, e spesso soprattutto, per passione.

Credo quindi che la nostra innovazione più grande sia stata questa: conservare ciò che di bello avevamo e migliorare con coraggio ciò che andava cambiato, facendolo con riflessione, etica, determinazione, velocità e passione.

Tra i temi di attualità più importanti nel panorama nazionale e internazionale, quale notizia pensa debba essere sottolineata e rilanciata? Perché?

Oggi viviamo un periodo che, con ogni probabilità, verrà ricordato dalla storia come l’inizio di una nuova era. Non sappiamo ancora se questa “nuova alba” porterà più luce o nuove ombre, ma è evidente che siamo di fronte a cambiamenti profondi e strutturali.

I due grandi temi che stanno ridisegnando il panorama globale sono la trasformazione geopolitica in atto – con gli Stati Uniti al centro di un possibile riequilibrio degli assetti mondiali – e la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, che sta cambiando il nostro modo di lavorare, comunicare e prendere decisioni.

Il rischio più grande, però, non è il cambiamento in sé. È la velocità con cui le informazioni oggi circolano. Social media, internet e flussi continui di notizie ci abituano rapidamente a tutto. Anche gli eventi più drammatici vengono consumati, digeriti e dimenticati in pochi giorni, senza il tempo necessario per comprenderne davvero la portata.

In questo contesto, il sensazionalismo e la ricerca delle visualizzazioni hanno spesso preso il posto della responsabilità di informare. Si comunica per colpire, non per far riflettere. E così rischiamo di non renderci conto, collettivamente, di ciò che sta davvero accadendo intorno a noi.

La notizia che andrebbe rilanciata, oggi, è proprio questa: stiamo vivendo un passaggio storico che richiede più consapevolezza, più profondità e più responsabilità. Perché il futuro non si costruisce solo con la tecnologia o con nuovi equilibri geopolitici, ma con la capacità di capire il presente prima che ci scivoli via.