Mauro Valle (Generali): “La chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe spingere i prezzi del petrolio verso i 90 dollari e oltre”
Il Responsabile del Reddito Fisso di Generali Asset Management sulle possibili ripercussioni delle tensioni in Medio Oriente riguardo le prospettive di crescita globale e i prezzi dell’energia
Mauro Valle, Responsabile del Reddito Fisso di Generali Asset Management, analizza i movimenti dei tassi dei diversi Paesi a seguito della crisi in Medio Oriente, esponendo le possibili ripercussioni sulle prospettive di crescita globale e sui prezzi dell’energia.
"Nell’ultima settimana i tassi statunitensi sono scesi di circa 10 punti base, raggiungendo il 3,95%, per poi risalire al 4,05% dopo le notizie dei raid congiunti Stati Uniti–Israele contro l’Iran e della successiva ritorsione di Teheran. L’aumento delle tensioni ha alimentato i timori di un’inflazione più elevata, dovuta al balzo dei prezzi dell’energia. I tassi reali erano scesi nei giorni precedenti, ma sono tornati a collocarsi intorno all’1,75%, mentre i tassi breakeven sono rimasti stabili, leggermente al di sotto del 2,30%.
L’escalation – molto più intensa rispetto al 2025 – comprende attacchi iraniani su Israele e basi statunitensi, la chiusura dello Stretto di Hormuz e un rinnovato attivismo degli Houthi. Sebbene le infrastrutture del Golfo non siano state colpite, un’interruzione prolungata di una rotta che trasporta fino al 20% dell’offerta globale potrebbe spingere i prezzi del greggio verso i 90 dollari o oltre. La capacità inutilizzata dell’OPEC+ potrebbe compensare la perdita delle esportazioni iraniane, ma la stabilità dipende dalla riapertura dello Stretto.
Oggi i tassi statunitensi sono saliti ulteriormente, in particolare sulle scadenze brevi e intermedie rispetto a quelle più lunghe, a causa dei timori di un’inflazione più alta e di aspettative ridotte sui prossimi tagli della Fed. Questo scenario è stato rafforzato dagli ultimi dati macro positivi, che mostrano una crescita della fiducia dei consumatori e un settore manifatturiero resiliente. L’indice ISM manifatturiero è salito a 51,6, sopra le attese, con un incremento dei prezzi pagati; inoltre, i prezzi alla produzione di gennaio hanno sorpreso al rialzo, con la componente core della domanda finale in aumento del 3,4% su base annua.
Il mercato sta cercando di valutare quanto dureranno le operazioni statunitensi e se il conflitto rimarrà circoscritto a livello regionale o si estenderà ulteriormente, segnalando un periodo più lungo di instabilità, con possibili ripercussioni sulle prospettive di crescita globale e sui prezzi dell’energia. Nello scenario più favorevole, caratterizzato da un conflitto breve e circoscritto a livello regionale, i tassi USA intorno al 4%rappresenterebbero un livello neutrale. Tuttavia, in presenza di un marcato aumento dell’avversione al rischio, i rendimenti potrebbero scendere sensibilmente.
I tassi del Bund hanno toccato il 2,65% per poi risalire al 2,71%; i tassi breakeven si sono mossi leggermente al rialzo, passando dall’1,80% all’1,85%. Per quanto riguarda i dati macro dell’area euro, l’indice IFO ha confermato il buon momento dell’economia tedesca, il PMI manifatturiero è stato rivisto al rialzo (con un miglioramento particolarmente significativo in Italia) e l’inflazione è attesa all’1,7% (con un CPI tedesco migliore, al 2,0%).
Tuttavia, l’inflazione dell’area euro potrebbe risentire dell’andamento dei prezzi del gas naturale: il Qatar ha interrotto la produzione di GNL a Ras Laffan – il più grande hub di esportazione al mondo – dopo un attacco con droni iraniani, provocando un aumento del 40% dei prezzi europei del gas, il maggiore dal 2022. Se i prezzi dell’energia dovessero stabilizzarsi sugli attuali livelli, l’impatto sull’inflazione europea potrebbe rimanere contenuto, senza compromettere uno scenario complessivamente buono; diverso sarebbe lo scenario in caso di conflitto prolungato e ulteriore rialzo di petrolio e gas.
Per ora l’impatto principale riguarda i timori inflazionistici, con i tassi che si muovono di conseguenza in un contesto di irripidimento ribassista della curva dei rendimenti. Se dovessero emergere preoccupazioni sulla crescita, accompagnate da pressioni negative sugli asset rischiosi, i rendimenti del Bund potrebbero muoversi al ribasso. Manteniamo una visione positiva sui tassi europei, ma questa potrà essere rivista nei prossimi giorni in base alle notizie in arrivo e all’evoluzione del conflitto.
I portafogli mantengono una duration complessivamente lunga. Negli ultimi giorni, prima delle notizie del fine settimana, il posizionamento è stato riportato a neutrale sulla scadenza trentennale,riducendo l’esposizione lunga sul decennale dopo il calo dei rendimenti sotto il 2,7% e diminuendo leggermente l’esposizione ai titoli tedeschi. La strategia d’investimento continua a privilegiare una posizione lunga sui BTP, insieme a un’esposizione lunga su Spagna, titoli dell’UE e Grecia, ritenendo che la guerra in Iran non stia incidendo in misura significativa sugli spread sovrani europei oltre la normale volatilità di mercato.
Manteniamo una visione costruttiva sul credito EUR Investment Grade, e la prima reazione degli spread alle notizie geopolitiche globali è risultata piuttosto contenuta. In uno scenario di conflitto regionale e di durata limitata, gli spread potrebbero subire solo un moderato allargamento.
Uno scenario più negativo, caratterizzato da un rallentamento della crescita economica e da un livello di inflazione più elevato, potrebbe invece risultare più problematico per il credito, considerando che un posizionamento lungo sul comparto è probabilmente una view ampiamente condivisa dal mercato.
Al momento la nostra strategia consiste nel mantenere la posizione lunga, aumentare la selettività tra emittenti e settori e preservare una duration complessivamente lunga come potenziale copertura in caso di maggiore volatilità degli spread.
Il portafoglio risulta investito per circa 51,7% in obbligazioni corporate Investment Grade, mentre l’esposizione a obbligazioni High Yield rappresenta circa il 7,0% del totale".
Chi è Mauro Valle, Responsabile del Reddito Fisso di Generali Asset Management
Mauro Valle ricopre dal 2024 il ruolo di Responsabile del Reddito Fisso di Generali Asset Management, incarico nell’ambito del quale guida le strategie obbligazionarie del gruppo, con particolare attenzione alla gestione dei portafogli istituzionali e assicurativi.
Laureato nel 1991 in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Trieste, ha completato il proprio percorso accademico con un Master of Business Administration conseguito nel 1993 alla Clemson University e con un ulteriore MBA presso il CIMBA nel 1994. Nel 2001 ha ottenuto la qualifica di Chartered Financial Analyst (CFA), certificazione internazionale di riferimento nel settore finanziario.
Professionista con esperienza nella gestione di portafoglio, ha maturato competenze specialistiche nel reddito fisso, nell’asset management e nella gestione di mandati per clienti istituzionali e fondi pensione.