Nexi, quotazioni lontane dal valore di bilancio, per CDP attesa una nuova svalutazione da 750 milioni di euro
Questa operazione si aggiungerebbe ai tagli già effettuati nel 2022 (€190 milioni) e nel 2023 (€712 milioni), portando la riduzione complessiva del valore di Nexi nei libri di Cdp a una cifra vicina agli €1,6 miliardi
Il divario tra le quotazioni di Borsa e i valori di bilancio costringe CDP a una nuova rettifica su Nexi. Per l'esercizio 2025, la Cassa si prepara a contabilizzare una svalutazione da 750 milioni di euro, portando il taglio complessivo della partecipazione a 1,6 miliardi di euro dall'ingresso nel capitale.
L'impatto del titolo Nexi sui conti di Cassa Depositi e Prestiti
La prolungata fase ribassista che sta caratterizzando Nexi sui mercati azionari si appresta a lasciare un segno tangibile sui bilanci di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). In qualità di azionista con il 19,1% del capitale, il braccio finanziario del Tesoro dovrà sottoporre la partecipazione all’abituale impairment test in vista della chiusura dei conti annuali. Considerato che a giugno 2025 la quota era iscritta a bilancio consolidato per 1,75 miliardi di euro, a fronte di un valore di mercato che di recente è sceso fino a 770 milioni, l'allineamento ai prezzi di borsa appare ormai inevitabile.
La prospettiva di una nuova svalutazione nel 2026
Il divario di quasi un miliardo di euro tra il valore contabile e la quotazione reale impone una rettifica significativa. Se il valore verrà parametrato al prezzo dell'azione registrato il 31 dicembre 2025, ovvero 4,2 euro, Cdp si troverà a dover contabilizzare una svalutazione stimata in circa 750 milioni di euro. Questa operazione si aggiungerebbe ai tagli già effettuati nel 2022 (190 milioni) e nel 2023 (712 milioni), portando la riduzione complessiva del valore di Nexi nei libri di Cdp a una cifra vicina agli 1,6 miliardi di euro dal momento dell'ingresso nel capitale.
Dinamiche di borsa e assetti azionari recenti
Dopo aver toccato i minimi di 3,1 euro a metà febbraio 2026, il titolo Nexi ha mostrato segnali di ripresa, risalendo a 3,45 euro in coincidenza con l'uscita definitiva dei fondi Advent, Bain e Clessidra. Attualmente, il controllo della società tramite patto di sindacato è sceso al 41,37%, ripartito tra il fondo Hellman&Friedman (22,2%) e la stessa Cdp (19,1%). Quest'ultima ha incrementato la propria quota nel tempo, passando dal 13,6% iniziale del 2021 all'attuale 19,1%, includendo l'acquisto del 3,78% da Poste Italiane avvenuto un anno fa per 233 milioni, un investimento che oggi vale circa 150 milioni.
Le radici della crisi: acquisizioni e indebitamento
L'avventura di Cdp in Nexi, iniziata a fine 2021 con il conferimento di Sia, era nata con l'ambizione di creare un leader europeo dei pagamenti digitali attraverso l'integrazione con la nordica Nets. Tuttavia, questa strategia di espansione è stata finanziata con un massiccio ricorso al debito, passato repentinamente da 2 a oltre 5 miliardi di euro. Nonostante la società vanti flussi di cassa solidi e una marginalità elevata, il mercato ha reagito negativamente all'alto livello di leva finanziaria, penalizzando il titolo con una discesa che dura ormai da quasi cinque anni rispetto ai massimi storici di 18 euro.
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Solidità operativa contro sfide competitive
Nonostante le difficoltà borsistiche, Nexi conferma una forte capacità di generare reddito, con un Ebitda che rappresenta il 53% dei ricavi e un eccesso di cassa previsto di 800 milioni di euro per la fine del 2025. Restano però sul tavolo le sfide legate a un debito netto ancora fermo a 5 miliardi e alla crescente pressione delle fintech. Lo scenario di settore appare inoltre complesso, come dimostrato dalla crisi della concorrente francese Worldline. Sebbene molti analisti ipotizzino che il fondo del barile sia stato toccato, la strada per recuperare il valore investito da Cdp rimane ancora lunga e subordinata a un deciso rimbalzo delle quotazioni.