Confimprese-Jakala, consumi in Italia a +0,6% su gennaio 2025, ristorazione +3,9%, abbigliamento -0,3%, retail generale -1,7%

L'osservatorio registra un avvio dell’anno con centri commerciali +1,3%, negozi di prossimità +1,7%, high street -2,4%, saldi abbigliamento +6% iniziali e variazioni regionali da +4,3% a -3,9%

Confimprese-Jakala, l'osservatorio permanente sui consumi, registra un gennaio 2026 in Italia che chiude con consumi in crescita dello 0,6% rispetto a gennaio 2025, segnando una leggera inversione rispetto al -1,4% registrato nei 12 mesi del 2025. La ristorazione segna un incoraggiante +3,9%, mentre il settore abbigliamento-accessori, nonostante i saldi iniziali a +6%, chiude a -0,3%. L’Osservatorio permanente Confimprese-Jakala evidenzia anche un calo generale del retail di -1,7%, la tenuta di centri commerciali e negozi di prossimità rispettivamente a +1,3% e +1,7%, e la debolezza delle high street e dei punti vendita nei centri storici a -2,4%. Le variazioni regionali vanno dal +4,3% in Basilicata al -3,9% in Calabria, con Napoli in provincia a +5,9% e Trapani a -5,5%.

Gennaio 2026 è partito con un +0,6% di crescita a valore su gennaio 2025, segnando una leggera inversione di tendenza rispetto alla chiusura dei 12 mesi 2025 a -1,4%; il settore abbigliamento-accessori, quello in maggiore difficoltà, è supportato dai saldi partiti positivamente con +6%, ridotto successivamente dalla spinta propulsiva dettata dall’euforia del momento.

Dalla fotografia riportata dall’Osservatorio permanente Confimprese-Jakala emerge che l’indicatore dei consumi è di fatto uno stallo e che le attuali condizioni geopolitiche di incertezza internazionale, con la nube di nuovi dazi all’orizzonte, segnalano una stabilizzazione ancora fragile.

Mario Maiocchi direttore centro studi Confimprese afferma che la “partenza dell’anno 2026 in linea con le aspettative, ovvero con una crescita a perimetro costante inferiore al punto percentuale dello 0,6%.  Tuttavia, un buon avvio della ristorazione, che segna un incoraggiante +3,9% insieme alle significative attività olimpiche di febbraio fanno sperare in un inizio anno meno grigio rispetto agli ultimi mesi dello scorso anno. Occorre aspettare l’evolversi della situazione fino almeno ad aprile per poter valutare meglio se il 2026 mostrerà segni di recupero della fiducia e conseguentemente dei consumi”.

Nei settori merceologici si segnala la flessione di abbigliamento-accessori a -0,3%, frutto di una situazione saldi che di fatto, a parte la fiammata iniziale, si è poi consumata in fretta.

In campo negativo anche altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, libri, cura persona, servizi), che con un -1,7% prolunga la scia negativa che ha caratterizzato il settore per quasi tutto il 2025. I consumatori privilegiano gli acquisti di beni di prima necessità e rimandano quelli superflui con l’occhio attento al rapporto qualità-prezzo.

L’unico comparto che segna una nota positiva è la ristorazione, che in gennaio registra un interessante +3,9%, risultato di una normalizzazione complessa, in cui i consumatori privilegiano il consumo veloce, il food delivery. Tra i format che stanno guadagnando terreno c’è il fast casual dining, che fonde l’alta qualità del fine dining con la rapidità del fast food. Questo segmento risponde alla domanda di consumatori che vogliono cibo di buona qualità senza tempi lunghi di attesa e senza compromessi sul servizio.

Nei canali di vendita si registra la tenuta sia dei centri commerciali che chiudono a +1,3% sia dei negozi di prossimità a +1,7%. Questi ultimi consolidano una tendenza andata sempre più rafforzandosi nel post-covid, che privilegia il negozio vicino a casa e riduce i tempi di percorrenza. Si prolunga, di contro, la debolezza delle high street e dei punti vendita situati nei centri storici delle città che chiudono a -2,4%. Nelle regioni Basilicata in testa a +4,3%, Calabria fanalino di coda a -3,9%. Nelle città di provincia Napoli a +5,9%, Trapani a -5,5%.