20 Febbraio 2026
Carlo Cimbri, Presidente Unipol
Il Presidente di Unipol Carlo Cimbri il 20 febbraio 2025 ha tenuto una conferenza stampa successiva alla pubblicazione dei dati 2025 della società assicurativa. A Il Giornale d'Italia ha espresso la propria opinione sulle questioni accese del momento: Iran, eventuali conflitti e ripercussioni sul mondo del business.
A Piazza Affari il titolo sale del 5%, posizionandosi subito alle spalle di Moncler tra i migliori di giornata. Nelle prime valutazioni, gli analisti di Intermonte definiscono il quarto trimestre "robusto e oltre le aspettative", evidenziando risultati superiori alle stime. In particolare, sottolineano un dividendo per azione "più elevato del previsto e una solida capacità di generare capitale". Secondo il broker, inoltre, nel corso del Piano potrebbe emergere ulteriore margine per incrementare la remunerazione destinata agli azionisti.
Carlo Cimbri a commentato il bilancio 2025: "È stato un anno molto positivo, si è trattato di una positività non casuale, perché é la conseguenza di tante cose che sono state impostate negli anni scorsi, dalla gestione industriale assicurativa alla redditività degli investimenti finanziari. Quindi, come Unipol siamo molto avanti rispetto al Piano e quindi è ragionevole pensare che siamo in una traiettoria giusta per battere gli obiettivi".
Al GdI spiega di non vedere nuove opportunità di partnership per il momento: "Tra le altre grandi società del momento, la migliore con cui fare accordi rimane Unipol stessa".
Sulle operazioni di "regime change" e sulle espansioni in corso che vediamo attuarsi in diversi Paesi come Venezuela, Iran, Palestina, Panama, Cuba e Russia, il Presidente di Unipol risponde: "Da anni non si aveva una situazione così, quelli fra gli Stati sono rapporti basati più sulla diplomazia che sulla forza muscolare. È attraverso la cooperazione che il mondo ha potuto contare su 80 anni di crescita e sviluppo. Le guerre sono una deriva pericolosa, questa è una fase, può evolversi in tante direzioni diverse. Chi avrebbe mai pensato che i soldati europei potessero andare in Groenlandia per difendere la terra dagli USA. Ma succede. Occorre leggere tutti i segnali, anche quelli più deboli. Nel breve periodo non penso che la situazione della guerra ci tocchi, occorre però essere attenti".
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