Mobilità, governance dei dati e trasformazione digitale al centro della modernizzazione del Paese

Minenna (ACI Informatica): “Un Mobility Data Space per governare i dati e costruire un’Italia più sicura e sostenibile”

Il Direttore Generale di ACI Informatica racconta a Giordano Fatali, in collaborazione con Il Giornale d’Italia, la necessità di superare la frammentazione dei dati e rafforzare la capacità dello Stato nell’era digitale

Mauro Minenna, Direttore Generale di ACI Informatica ha rilasciato un'intervista a Giordano Fatali (Fondazione Campus Montecitorio) per la Rubrica "Come costruire un'Italia migliore", in collaborazione con Il Giornale d'Italia, sottolineando che per migliorare il Paese è indispensabile una visione chiara del ruolo dello Stato nell’era digitale, in cui i dati sulla mobilità siano condivisi per supportare decisioni pubbliche più efficaci, con benefici concreti su sicurezza, sostenibilità e qualità della vita.

Come costruire un'Italia migliore? Da dove ripartire? 

Costruire un’Italia migliore significa ripartire da una visione concreta del ruolo dello Stato nell’era digitale. Il digitale non è neutro: può migliorare la vita quotidiana delle persone oppure aumentare complessità e disuguaglianze. La differenza sta nella capacità di governarlo. Un esempio evidente è la mobilità, che incide direttamente sulla qualità della vita, sul lavoro, sull’ambiente e sulla sicurezza. Ridurre l’incidentalità stradale, garantire tempi di trasferimento più affidabili, rendere gli spostamenti più sostenibili e accessibili non sono obiettivi astratti, ma risultati che dipendono dalla qualità delle decisioni pubbliche. Oggi queste decisioni non possono prescindere dai dati. I dati sulla mobilità raccontano come si muovono persone e merci, dove si concentrano congestioni, rischi, inefficienze e impatti ambientali. Tuttavia, questo patrimonio informativo è ancora frammentato tra enti, livelli istituzionali e operatori diversi. Ripartire significa creare le condizioni affinché queste informazioni possano dialogare, trasformandosi in conoscenza condivisa e in politiche pubbliche più efficaci. In questo senso, un Mobility Data Space italiano rappresenta una scelta strutturale: non un nuovo sistema tecnologico, ma un ecosistema capace di tradurre i dati in sicurezza, sostenibilità e qualità della vita.

Qual è il contributo concreto che lei e il mondo da lei rappresentato state dando per costruire un’Italia migliore?

Il contributo concreto che stiamo dando è lavorare affinché la trasformazione digitale non si esaurisca nella realizzazione di piattaforme, ma produca reale capacità di governo. Nel campo della mobilità questo significa rendere i dati utilizzabili, affidabili e interoperabili, superando logiche frammentate e soluzioni episodiche. L’Italia dispone già di strumenti istituzionali rilevanti, come il Punto di Accesso Nazionale ai dati di mobilità e le piattaforme a supporto del MaaS. Tuttavia, questi strumenti operano ancora in modo parziale e non sempre coordinato. Il passo decisivo è integrarli in una visione unitaria, capace di federare le piattaforme esistenti e valorizzare nuove fonti di dati pubbliche e private, nel rispetto delle regole, della privacy e della sovranità del dato. In questo percorso, il mondo delle società in-house ICT può offrire un contributo distintivo: competenze specialistiche, continuità operativa e un orientamento strutturale all’interesse pubblico. Non per sostituirsi alla Pubblica Amministrazione, ma per rafforzarne la capacità di governare ecosistemi complessi e di lungo periodo.

Quali sono le iniziative più innovative che state programmando per il futuro? 

L’innovazione più rilevante oggi non consiste nell’aggiungere nuovi sistemi, ma nel mettere in relazione quelli che già esistono. Il Mobility Data Space italiano rappresenta un vero cambio di paradigma: dalla gestione verticale dei dati a un ecosistema federato, interoperabile e orientato ai casi d’uso. Le iniziative più innovative riguardano l’utilizzo integrato dei dati per la pianificazione della mobilità, la manutenzione predittiva delle infrastrutture, la sicurezza stradale e la gestione dei flussi, anche in contesti complessi come grandi eventi o situazioni emergenziali. Un altro fronte centrale è lo sviluppo di servizi più inclusivi, capaci di rispondere alle esigenze delle persone con disabilità, delle aree interne e dei territori meno serviti. In prospettiva, l’integrazione con strumenti di intelligenza artificiale consentirà analisi predittive e supporto alle decisioni pubbliche, sempre nel rispetto della privacy e della sovranità del dato. Innovare, oggi, significa soprattutto costruire fiducia tra istituzioni, operatori e cittadini.

Tra i temi di attualità più importanti nel panorama nazionale e internazionale, quale notizia pensa debba essere sottolineata e rilanciata? Perché?

Un tema che merita di essere rilanciato è il modo in cui l’Europa sta ripensando la governance dei dati, in particolare nel settore della mobilità. Non è un dibattito per addetti ai lavori, ma una scelta che incide direttamente sulla capacità degli Stati di prendere decisioni pubbliche più efficaci, sicure e sostenibili. Lo sviluppo dello Spazio europeo dei dati sulla mobilità indica una direzione chiara: i dati non devono restare frammentati o concentrati in pochi attori, ma circolare secondo regole condivise, interoperabili e orientate all’interesse generale. È su questo terreno che si gioca la possibilità di ridurre l’incidentalità, migliorare l’affidabilità degli spostamenti e rendere la mobilità più sostenibile e accessibile. In Italia, questa riflessione si intreccia anche con l’evoluzione di soggetti storici. La nuova governance dell’ACI, con la presidenza di Geronimo La Russa, sta spingendo l’Automobile Club d’Italia verso una configurazione sempre più chiara di Mobility Club: non più solo il club degli automobilisti, ma un punto di riferimento per chiunque viva la mobilità come una necessità quotidiana e come un diritto. Assumere il Mobility Data Space come scelta strategica di politica pubblica significa dare sostanza a questa visione: trasformare i dati in strumenti di equità, sicurezza e qualità della vita. In questo modo, il digitale diventa una leva concreta per rimuovere ostacoli e ampliare le opportunità di partecipazione, dando piena attuazione al principio di uguaglianza sostanziale sancito dal secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione.