Innovazione Tecnologica, Intelligenza Artificiale e lavoro al centro dello sviluppo sostenibile
Savini (Lafert Group): “Partire dalle forze più sane della società: imprese, giovani, lavoratori, politici e chi sa rimboccarsi le maniche”
Il CEO di Lafert Group racconta a Giordano Fatali, in collaborazione con Il Giornale d’Italia, come sicurezza, meritocrazia, innovazione e responsabilità delle imprese possano costruire un’Italia migliore
Cesare Savini, CEO di Lafert Group, ha rilasciato un'intervista a Giordano Fatali (Fondazione Campus Montecitorio) per la Rubrica "Come costruire un'Italia migliore", in collaborazione con Il Giornale d'Italia, in cui ha condiviso la sua visione di sviluppo basata sul valore del lavoro, sull’impresa etica e sull’innovazione sostenibile.
Come costruire un'Italia migliore? Da dove ripartire?
Bella domanda, ma la riformulerei in: Da dove partire? Perché altrimenti, bisognerebbe capire quando e dove ci siamo fermati, e potrebbe diventare una discussione difficile e sfociare in un dibattito all’italiana. Pertanto, direi che si potrebbe partire dalle forze più sane della nostra società, e ce ne sono tante. Mi riferisco non solo al mondo delle imprese, ma anche ai giovani delle scuole, ai lavoratori nelle fabbriche, ai politici, insomma a tutti coloro che abbiano una naturale predisposizione, dimostrata dalla loro storia personale, a rimboccarsi le maniche, a metterci la testa nell’affrontare i problemi, con capacità di analisi, lucidità di mente, voglia di lavorare e, condizione imprescindibile, onestà intellettuale. Facile a dirsi, ma lo so, difficilissimo a farsi, perché partigianerie, interessi di parte e incoerenza spesso hanno la meglio.
Qual è il contributo concreto che lei e il mondo da lei rappresentato state dando per costruire un’Italia migliore?
Beh, innanzitutto, dare dignità e solidità al lavoro con prospettive di crescita. Questo lo si fa facendo crescere le nostre aziende, facendole prosperare, ma in modo etico e sostenibile. Cioè farlo avendo come priorità la sicurezza sul luogo di lavoro, che deve diventare parte fondante della cultura aziendale, farlo con attenzione all’ambiente in cui viviamo, stabilendo indicatori chiari da monitorare e che devono migliorare di anno in anno, e infine nei limiti del possibile, allorquando l’azienda prosperi, pensare a una parte di redistribuzione del risultato ai lavoratori, privilegiando quelli che hanno contribuito maggiormente con il loro lavoro e impegno, all’ottenimento di quel risultato. Insomma, la logica della meritocrazia deve trovare il giusto spazio.
Quali sono le iniziative più innovative che state programmando per il futuro?
Dal punto di vista dei processi, ci stiamo avvicinando all’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di applicarla a tutti quei processi aziendali più ripetitivi e manuali, in maniera da velocizzarli, snellirli, efficientarli e possibilmente renderli privi di errori, liberando risorse che possano dedicarsi a compiti a più alto valore aggiunto. Dal punto di vista del prodotto, la nostra ricerca di motori sempre più efficienti, con pesi e ingombri minori a parità di potenza, va nella direzione della sostenibilità, mentre lo sviluppo di soluzioni integrate che ci vedono offrire il pacchetto azionamento, motore e riduttore, va nella direzione dell’evoluzione della Lafert da puro fornitore di un componente, a un cosiddetto solution provider.
Tra i temi di attualità più importanti nel panorama nazionale e internazionale, quale notizia pensa debba essere sottolineata e rilanciata? Perché?
Direi che i recenti miglioramenti delle varie agenzie di rating per l’Italia sono una buona notizia, che andrebbe celebrata, perché a vincere in questo caso è l’Italia, e si dovrebbe essere capaci di dirlo, da qualsiasi parte politica si stia. Ma qui torniamo al tema dell’onestà intellettuale e delle partigianerie. Così come il riconoscimento dell’UNESCO della cucina italiana come patrimonio culturale dell’umanità, perché anche qui, la ricaduta sull’economia reale è rilevante. Infine, in Italia un dato positivo che andrebbe commentato è la percentuale degli occupati, in crescita ed è un bene, perché dove c’è lavoro, c’è futuro, speranza, dignità e libertà.