FISTel-CISL, le Tlc in 14 anni hanno registrato €114mld investiti e ricavi a -30%; "i problemi del settore pesano su economia e occupazione"

La federazione ha pubblicato il documento “La transizione digitale delle telecomunicazioni”; lo studio rivela "una crisi strutturale e la necessità di una politica mirata"

FISTel-CISL ha pubblicato lo studio su “La transizione digitale delle telecomunicazioni”, le telecomunicazioni in 14 anni hanno registrato €114 miliardi investiti e ricavi a -30%. Le più recenti analisi economiche della Commissione Europea, unite alle considerazioni espresse da Asstel, confermano una realtà che la Fistel Cisl denuncia da tempo: il settore delle Telecomunicazioni in Italia è intrappolato in un paradosso strutturale che rischia di compromettere non solo la competitività del sistema Paese, ma anche la stabilità occupazionale e la qualità del lavoro.

Da un lato, le imprese continuano a sostenere investimenti ingenti e strategici; dall’altro, operano in un contesto di competizione estrema che non consente un’adeguata remunerazione del capitale, comprimendo i margini e trasferendo progressivamente le tensioni economiche sul lavoro. È questo squilibrio che va affrontato con una visione industriale di lungo periodo. I dati descrivono con chiarezza una crisi non congiunturale, ma strutturale: negli ultimi quattordici anni i ricavi complessivi del settore Tlc in Italia si sono ridotti di oltre il 30%, con una perdita stimata intorno ai 14 miliardi di euro.

Nonostante la contrazione dei ricavi, dal 2010 ad oggi sono stati investiti oltre 114 miliardi di euro nello sviluppo delle reti e nell’acquisizione delle licenze. Il costo del capitale risulta insostenibile: nel 2023 il costo medio del capitale ha raggiunto l’8,1%, ampliando il divario tra gli investimenti necessari per fibra e 5G e la capacità di generare ritorni economici. Risultano ancora penalizzanti burocrazia e fiscalità: il costo delle frequenze, spesso utilizzato come strumento di finanza pubblica, sottrae risorse allo sviluppo tecnologico e alla valorizzazione del lavoro. Lo spettro radio deve essere un fattore abilitante, non una tassa, precisa il sindacato.

In questo scenario di contrazione dei margini, il segmento del CRM BPO rappresenta l’anello più fragile della catena del valore.  Per la Fistel Cisl è inaccettabile che l’efficienza venga ricercata esclusivamente attraverso il taglio del costo del lavoro. La qualità del servizio e la sostenibilità sociale non possono essere sacrificate sull’altare del prezzo più basso. Il CRM BPO rappresenta, inoltre, un presidio occupazionale vitale, in particolare in territori con scarse alternative industriali. In conclusione, è necessario un cambio di paradigma che riconosca le telecomunicazioni come infrastruttura strategica nazionale.

Il sindacato chiede una revisione strutturale delle politiche sulle frequenze, superando l’approccio puramente fiscale; maggiore simmetria regolatoria tra operatori Tlc e Ott (Over the top); politiche industriali mirate che incentivino il lavoro qualificato e occupazione stabile; una nuova concezione di ammortizzatori sociali: le politiche attive come ruolo centrale nella formazione, trasformando il sostegno al reddito in una opportunità di riqualificazione e riposizionamento nel mercato del lavoro;  interventi specifici per il CRM BPO, con clausole sociali rafforzate e politiche attive per la riqualificazione; investimenti sistemici nella formazione continua, evitando logiche di contrapposizione generazionale; favorire nuovi ingressi lavorativi significa creare contesti in cui l’esperienza di chi ha costruito le reti conviva con le competenze digitali delle nuove generazioni. Il capitale umano è la vera infrastruttura strategica del settore.