Stellantis e Renault in ritardo sulla riduzione delle emissioni dei furgoni; rischio multe elevato nonostante regole UE più flessibili
Secondo l’Icct Stellantis supera il target di 24 g di CO₂/km e Renault di 16 g; prevista una sanzione di 75 euro per ogni grammo eccedente e per veicolo venduto
Stellantis e Renault sono in ritardo nel percorso di riduzione delle emissioni di CO₂ dei furgoni e il rischio di ricevere sanzioni è alto, nonostante la normativa europea sia stata ammorbidita.
Rischio multe per Stellantis e Renault
Il segmento dei veicoli commerciali leggeri sta emergendo come uno dei principali punti critici per i conti di Renault e Stellantis nei prossimi anni. I due gruppi sono in forte ritardo nel percorso di riduzione delle emissioni previsto dalla normativa europea per questo comparto, con il rischio concreto di incorrere in sanzioni di grande entità nel periodo regolatorio 2025-2027.
La normativa europea sulle emissioni di CO₂
Nonostante Bruxelles abbia recentemente ammorbidito la prospettiva del 100% elettrico entro il 2035, gli obblighi intermedi restano invariati. I costruttori devono continuare ad abbassare progressivamente le emissioni medie di CO₂ non solo delle auto, ma anche di furgoni e van. Ed è proprio su questi ultimi che si concentra la maggiore difficoltà: le immatricolazioni di veicoli commerciali elettrici in Europa rimangono limitate, frenate da costi elevati, autonomia ridotta e tempi di ricarica poco compatibili con le esigenze operative di artigiani, flotte e piccole aziende.
Renault ha già accantonato 98 milioni di euro
Renault ha già iniziato a riflettere questo scenario nei propri conti. Nel primo semestre 2025 il gruppo ha effettuato un accantonamento di 98 milioni di euro, collegato in gran parte al rischio di non conformità alle norme europee e nazionali sulle emissioni di CO₂. Secondo fonti vicine all’azienda, non è escluso un ulteriore stanziamento nella seconda parte dell’anno, segnale che il problema viene considerato strutturale.
Nessun accantonamento per Stellantis
Situazione diversa, almeno per ora, in casa Stellantis. Il gruppo non ha ancora registrato accantonamenti specifici per questo rischio nei risultati semestrali. Tuttavia, secondo Les Echos, il tema potrebbe emergere in occasione della presentazione dei conti annuali del 26 febbraio. Diversi analisti ritengono possibile che Stellantis inserisca una copertura legata alle emissioni nell’ambito di una revisione più ampia degli asset, anche alla luce dei recenti aggiustamenti sulla strategia elettrica negli Stati Uniti.
La forte esposizione di Stellantis
L’esposizione di Stellantis risulta particolarmente elevata a causa della sua forte presenza nel mercato europeo dei veicoli commerciali leggeri, dove detiene una quota vicina al 30%. Uno studio dell’International Council on Clean Transportation (Icct) indica che il gruppo sarebbe attualmente sopra il proprio obiettivo di circa 24 grammi di CO₂ per chilometro, mentre Renault presenterebbe uno scostamento di circa 16 grammi. Considerando una sanzione di 75 euro per ogni grammo eccedente e per ciascun veicolo venduto, l’impatto complessivo può facilmente raggiungere cifre miliardarie.
Come stanno agendo le società
Prosegue l’azione di pressione sulle istituzioni europee per ottenere obiettivi più flessibili o meccanismi correttivi. Soprattutto Stellantis sta intervenendo sulle politiche commerciali, anche attraverso aumenti dei prezzi dei modelli termici, con l’obiettivo di orientare la clientela verso le versioni elettriche. Un approccio che evidenzia come, oggi, il vero nodo della transizione energetica per i costruttori non sia tanto l’auto privata quanto il mondo dei veicoli da lavoro.
Previsto un lento recupero
Le prospettive di recupero appaiono limitate nel triennio 2025-2027. Il ritardo accumulato già nella fase iniziale rende difficile un rapido riallineamento, soprattutto in assenza di una crescita spontanea della domanda di furgoni elettrici. All’interno di Stellantis, il tema è stato esplicitato nei mesi scorsi: mantenere una quota di elettrico intorno al 10% nel segmento van potrebbe tradursi in multe fino a 2,6 miliardi di euro entro il 2027.