Industria Cosmetica Italiana, persone e innovazione al centro della crescita del Paese

Dominici (KIKO Italia): "17 miliardi di fatturato e 440.000 occupati: così la cosmetica contribuisce a costruire un’Italia migliore"

L’Amministratore Delegato di KIKO Italia racconta a Giordano Fatali, in collaborazione con Il Giornale d’Italia, il ruolo strategico delle persone, il peso economico dell’industria cosmetica italiana e l’innovazione come leva di sviluppo sostenibile e competitivo

Simone Dominici, Amministratore Delegato di Kiko Italia, ha rilasciato un'intervista a Giordano Fatali (Fondazione Campus Montecitorio) per la Rubrica "Come costruire un'Italia migliore", in collaborazione con Il Giornale d'Italia, in cui ha raccontato la sua visione sul ruolo delle persone, sull’eccellenza dell’industria cosmetica italiana e sull’innovazione come leva per uno sviluppo sostenibile e competitivo.

Come costruire un'Italia migliore? Da dove ripartire? 

Dalle persone, il vero asset del nostro Paese. L’armonia fra Mani, Testa e Cuore è ciò che rende noi italiani capaci di creare valore per la nostra comunità e di distinguerci nel panorama internazionale. Perché questo potenziale possa esprimersi pienamente, è necessario un contesto che valorizzi le idee, il saper fare e il saper far fare. Compito della leadership del Paese è costruire tale contesto, partendo dall’istruzione e dal rafforzamento del rapporto scuola-lavoro, fino alla creazione di condizioni favorevoli allo sviluppo: accesso al credito, efficienza della giustizia, una Pubblica Amministrazione più agile. Solo così la creatività potrà unirsi all’eccellenza esecutiva, generando crescita sostenibile e competitività.

Qual è il contributo concreto che lei e il mondo da lei rappresentato state dando per costruire un’Italia migliore?

L’Industria Cosmetica Italiana, rappresentata dall’Associazione Confindustriale Cosmetica Italia, è un pilastro dell’economia nazionale: oltre 17 miliardi di euro di fatturato nel 2025 che diventano circa 42 miliardi considerando l’indotto, più di 440.000 occupati e un export pari a circa il 50% del totale. Negli ultimi anni il settore ha registrato una crescita costante, affermandosi a livello globale come eccellenza per qualità e innovazione, contribuendo a diffondere e dando lustro alla cultura del Made in Italy. Con un adeguato supporto istituzionale, nazionale ed europeo, il comparto può continuare a crescere, creando ancora più occupazione e benessere e contribuendo alla salute e alla qualità della vita: ogni giorno, una persona utilizza in media otto prodotti cosmetici per igiene, cura e benessere fondamentali per esprimere al meglio la propria bellezza individuale.

Quali sono le iniziative più innovative che state programmando per il futuro? 

Come KIKO Milano, leader nella cosmetica in Italia e nel mondo, siamo presenti in oltre 75 Paesi con più di 1.400 negozi e una rete selezionata di partner distributivi, attraverso i quali portiamo ogni giorno la qualità della cosmetica italiana a milioni di clienti. Continuiamo a crescere in modo significativo: il fatturato 2025 è più che raddoppiato rispetto al 2021, grazie allo sviluppo integrato dei canali fisici e digitali. Siamo stati tra i primi nel settore a introdurre il concetto di Unified Commerce, offrendo un servizio altamente personalizzato a ogni membro della nostra community. I nostri sistemi integrano, previo consenso, i dati sugli acquisti passati, la disponibilità di magazzino e le preferenze di consegna e pagamento, per offrire un’esperienza sempre più “cucita su misura” per il cliente.

Tra i temi di attualità più importanti nel panorama nazionale e internazionale, quale notizia pensa debba essere sottolineata e rilanciata? Perché?

Il principale elemento di preoccupazione oggi è l’instabilità del contesto macroeconomico globale, che rende complessi e rischiosi gli investimenti di medio-lungo periodo. In questo scenario il Sistema Paese è chiamato a fare scelte strategiche chiare, concentrando le politiche di supporto industriale su quei settori, come la cosmetica, che mostrano solide prospettive di crescita internazionale. Settori capaci di generare occupazione qualificata, creare valore economico e contribuire in modo concreto al benessere e alla competitività dell’Italia.