AIPB, presentato il Libro Bianco “Made in Italy 2030” redatto dal MIMIT; analizzato il ruolo del Private Banking nella crescita delle imprese
Tra i principali attori del sistema produttivo nazionale è presente AIPB; Ragaini: “Nel contesto attuale il Private Banking si presenta come un alleato naturale; il settore gestisce €1400 mld"
Il 28 gennaio 2026 a Roma è stato presentato il Libro Bianco “Made in Italy 2030” redatto dal MIMIT che definisce la strategia industriale unitaria per il settore, attraverso la ricostruzione qualitativa delle filiere produttive dell’economia italiana e la quantificazione del Made in Italy d’eccellenza.
Il documento, si ricorda, segue la pubblicazione nell’ottobre 2024 del Libro Verde, in occasione del quale erano stati coinvolti in una consultazione pubblica i principali attori del sistema produttivo, sociale e istituzionale nazionale, tra cui anche AIPB (Associazione Italiana Private Banking)
All’esito delle consultazioni istituzionali portate avanti nel tempo, all’interno della sezione del Libro Bianco relativa a stimolare investitori nazionali ed esteri specificato come il private banking rivesta potenzialmente un ruolo chiave nell’accompagnare le PMI verso una governance più strutturata e una diversificazione delle fonti di finanziamento grazie a una consulenza patrimoniale altamente personalizzata rivolta agli imprenditori che rappresentano una quota rilevante della clientela.
Andrea Ragaini, presidente AIPB:
Le PMI rappresentano l’ossatura produttiva dell’economia nazionale, ma restano esposte a vulnerabilità strutturali che ne limitano la competitività e la crescita, tra cui modelli di governance accentrati, limitato ricorso a capitali di rischio e conoscenza insufficiente di strumenti di finanza straordinaria. Appare quindi necessario affiancare al quadro di riferimento delineato dallo Statuto delle imprese, un ecosistema capace di accompagnare concretamente le PMI nei loro percorsi evolutivi. In questo contesto, l’industria del Private Banking si presenta come un alleato naturale. Negli ultimi anni il settore, che gestisce 1.400 miliardi idi euro di risparmi pari a circa il 50% del totale della ricchezza finanziaria investita dalle famiglie italiane, ha esteso i propri ambiti di intervento per rispondere a bisogni complessi che riguardano l’intero patrimonio dell’imprenditore, della famiglia e dell’impresa. In particolare, i dati dimostrano che circa il 23% della clientela del Private Banking è costituita da imprenditori, i quali generano circa il 30% delle masse gestite.
Dal nostro osservatorio emerge che la cultura imprenditoriale italiana è ancora restia a percorrere strade alternative al credito bancario: una recente ricerca del nostro Centro Studi ha messo in evidenza come solo il 15% degli imprenditori prenda in considerazione l’ingresso di soci esterni e nonostante un potenziale interesse verso l’apertura del capitale, dal nostro Osservatorio sugli imprenditori italiani risulta che il 55% non conosce il Private Equity e solo il 3% considera la quotazione in Borsa come opzione concreta. Anche la pianificazione del passaggio generazionale viene spesso affrontata in modo informale senza l’adozione di strumenti e regole di governance in grado di garantire stabilità e coesione nel medio-lungo periodo.
Il consulente Private intrattiene con la clientela un forte rapporto fiduciario, della durata media di dieci anni, ed è quindi inserito nelle dinamiche non soltanto finanziarie, ma in quelle d’impresa. Il suo ruolo gli permette quindi di accompagnare e preparare il cliente imprenditore al salto di qualità, mettendolo in contatto con fonti di finanziamento più evolute e differenziate e aiutandolo nel miglioramento della governance, necessaria per un eventuale salto di qualità attraverso la quotazione sui mercati dei capitali.
Il ruolo del Private Banking è strategico dunque nel mettere in contatto gli investimenti privati con il mondo produttivo, indirizzando il risparmio in modo più efficiente e facilitando l’incontro tra risparmio ed economia reale.
I clienti Private infatti hanno destinato 1.095 miliardi di euro ad investimenti (circa la metà del totale della ricchezza finanziaria investita), i loro livelli di liquidità sono contenuti (13% contro il 50%) e detengono una quota di titoli azionari superiori a quella delle altre famiglie (30% contro 10%) e beneficiare di questa propensione è proprio l’economia reale. Secondo una ricerca Intermonte/Aipb e Politecnico di Milano infatti, a fine 2024, lo stock investito nell’economia reale italiana dal segmento ammonta a 168 miliardi di euro, in crescita del 39% sul 2018. Nel dettaglio, gli investimenti diretti ammontano a 51 miliardi, mentre gli indiretti a 117 miliardi.