Deloitte, registrato fatturato delle imprese ad alto potenziale di €2.800 mld (+41%) nel 2024; utile netto a €164,1 mld (+83%)

Secondo lo studio WHY Italia, l’occupazione è aumentata di oltre il 20%, passando da 5,4 a 6,5 milioni di addetti; Fabio Pompei, CEO Deloitte Central Mediterranean: "I dati del report confermano la solidità del sistema, capace di adattarsi alle difficoltà e migliorare la propria efficienza"

Aziende italiane ad alto potenziale che, nonostante un contesto macroeconomico complesso, tra il 2018 e il 2024 hanno dimostrato una spiccata capacità di generare valore, adattandosi con flessibilità alle trasformazioni dei mercati. Sono queste le protagoniste dello studio "WHY Italia", il report di Deloitte Private sulle eccellenze imprenditoriali del Paese presentato alla Camera dei Deputati alla presenza del Vice Presidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli, il Ministro dell’agricoltura, sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, il Vice Ministro dell’Economia e delle finanze, Maurizio Leo, il Presidente dell’Associazione Produttori Proteine del Latte, Ambrogio Invernizzi, il Presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, e il Presidente di Confindustria Moda, Luca Sburlati.

Il report racconta “il bello e il buono” del tessuto imprenditoriale italiano, mettendo in luce punti di forza e potenzialità da cogliere per le imprese del Made in Italy. Basata sull’analisi di oltre 75 mila aziende con ricavi superiori a 5 milioni di euro e almeno 5 dipendenti, la ricerca individua i trend di lungo periodo che hanno caratterizzato la crescita delle aziende italiane in termini di fatturato, redditività e occupazione di fronte a sfide strutturali come la transizione green e digitale e profondi cambiamenti come la crisi pandemica, l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, l’inflazione e le recenti tensioni geopolitiche e commerciali, individuando cinque paradigmi per la crescita nei prossimi anni.

I dati

Secondo lo studio, il fatturato complessivo delle aziende analizzate ha registrato una crescita di circa il 41%, passando da 2.012 miliardi di euro nel 2018 a 2.800 miliardi di euro nel 2024. La redditività è migliorata in modo ancora più marcato, con l’utile netto aggregato che è aumentato nominalmente di circa l’83%, passando da 89,6 miliardi di euro nel 2018 a 164,1 miliardi nel 2024. Anche l’occupazione ha registrato un andamento positivo tra le aziende analizzate, con un aumento del numero dei dipendenti di oltre il 20%. Si è infatti passati da 5,4 milioni a 6,5 milioni di addetti, con un incremento di più di un milione di posti di lavoro.

Le dichiarazioni di Fabio Pompei

“Con WHY Italia siamo entrati in contatto con migliaia di imprese italiane, da Nord a Sud, toccando con mano il potenziale straordinario del nostro Made in Italy: i numeri di questo report testimoniano la solidità di un sistema che, pur tra molte difficoltà, ha saputo adattarsi, riorganizzarsi e migliorare la propria efficienza. L’Italia ha dimostrato una capacità di tenuta che spesso tendiamo a sottovalutare e che non dobbiamo dare per scontata. In una fase di cambiamenti epocali è fondamentale sostenere queste imprese, se vogliamo garantire crescita e competitività all’economia nazionale”, ha affermato Fabio Pompei, CEO Deloitte Central Mediterranean.

Le parole di Eugenio Puddu

“I modelli vincenti di crescita – costante e sostenibile – sono riconducibili alle realtà che hanno saputo investire parallelamente in nuove tecnologie e nel qualificare capitale umano, attraendo capitali per sostenere investimenti e acquisire nuovi settori e mercati anche per linee esterne”, ha affermato Eugenio Puddu, Senior Partner di Deloitte & Touche SpA.

I principali ambiti della produzione

Il settore manifatturiero si conferma la colonna portante dell’economia nazionale, con le imprese analizzate che hanno registrato un aumento del fatturato (+32,1%), dell’utile (+61,3%) e dell’occupazione (+14,4%). Il commercio rappresenta un ulteriore pilastro in termini di numerosità di imprese e volume di fatturato complessivo, sebbene sia caratterizzato da margini più contenuti e da minori investimenti in innovazione e digitalizzazione. Complessivamente, il settore ha visto un aumento del fatturato del 38,2%, un raddoppio del risultato netto (+108,6%) e un robusto incremento dell’occupazione (+23,6%).

I servizi finanziari si sono distinti per una performance particolarmente brillante, affermandosi come un cardine strategico per la stabilità e il sostegno agli investimenti del Paese. Il comparto ha registrato un incremento del fatturato (+49,1%) e un aumento del risultato netto del 131,4%, il più elevato tra tutti i settori analizzati. La crescita occupazionale, più moderata (+7,8%), riflette una profonda trasformazione guidata da efficienza, automazione e digitalizzazione. I servizi di pubblica utilità o utilities (+48,6% di fatturato), invece, si distinguono per aziende capital intensive e ad alta produttività, assumendo un ruolo strategico nella transizione energetica e nella gestione delle risorse.

Altri settori, come la consulenza (+48,9% di fatturato) e i servizi amministrativi, mostrano dinamiche di crescita positive, sostenendo attivamente la trasformazione digitale delle imprese. Al contrario, alcuni comparti tradizionalmente importanti, quali agricoltura, tessile, servizi sociali e attività culturali & creative, pur avendo un impatto occupazionale rilevante, mostrano ampi margini di miglioramento.

La dimensione delle imprese

Le grandi imprese si confermano i principali driver del sistema produttivo e la loro crescita è stata trainata da un eccezionale aumento degli utili di oltre il 92%, a fronte di un solido incremento del fatturato (+43%). Sono fortemente presenti nei settori ad alta intensità tecnologica e di capitale, come l’energia e il minerario, i servizi finanziari (con un fatturato totale di 460 miliardi di euro) e le attività professionali, scientifiche e tecniche, il commercio su larga scala e il manifatturiero avanzato (con un fatturato totale di oltre 500 miliardi di euro).

Anche le medie imprese hanno registrato una crescita robusta e bilanciata su tutti i fronti (fatturato +64% e utile +38%), soprattutto in termini di occupazione: il significativo incremento nel numero di addetti del 26%, con oltre 370mila nuovi occupati, sottolinea il ruolo cruciale di questo cluster di imprese per la competitività e la stabilità dell’economia nazionale. Le medie imprese trovano la loro massima espressione nel settore manifatturiero (con un fatturato totale di 438 miliardi di euro), confermando la loro capacità di operare su larga scala e sostenere un’elevata produttività, ma sono presenti in modo significativo anche nel commercio, nei servizi finanziari e assicurativi e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche.

Le piccole imprese si affermano come il segmento più dinamico in termini di crescita percentuale, con un aumento sia dell’utile (+69%), sia del fatturato (+39%), sia dell’occupazione (+27%), diffuso in tutti i settori, con un peso rilevante nel manifatturiero, nel commercio e nei servizi business e amministrativi. Stesse dinamiche per le microimprese che, pur partendo da una base più contenuta, hanno registrato performance importanti e sono ampiamente diffuse in numerosi settori, con una presenza significativa nel commercio, costruzioni, servizi e in specifiche nicchie manifatturiere.

I cinque paradigmi per lo sviluppo futuro

L’analisi ha permesso di identificare “5 paradigmi” che possono offrire spunti per la crescita futura:

1. Settori tradizionali da consolidare e settori emergenti da supportare: Il manifatturiero e il commercio si confermano la spina dorsale del sistema produttivo italiano. I dati mostrano alcune nicchie settoriali dinamiche e innovative, legate alla consulenza informatica, alla logistica, alla salute e al turismo, i servizi alle imprese e l’ICT, i trasporti, la ristorazione e il settore alberghiero, salute, formazione e i servizi alla persona.

2. Aggregazione e selezione competitiva: Le imprese maggiormente capitalizzate reagiscono meglio agli shock e sono capaci di trasformare le fasi di crisi in opportunità di consolidamento. Le aziende più piccole, pur mostrando una forte flessibilità e capacità di reazione nel breve periodo, risultano più vulnerabili agli shock sui fattori produttivi e sui tassi di interesse, a causa di una minore capacità di accesso al credito, di una base patrimoniale più ridotta e di una maggiore esposizione ai costi variabili.

3. Un modello di crescita ibrido e dinamico: Le imprese di maggior successo hanno saputo combinare tecnologia evoluta e internazionalizzazione, costruendo un modello di crescita ibrido basato su tradizione, innovazione e sostenibilità. Le aziende che hanno investito in modo costante nella specializzazione verticale e in nuove tecnologie sono cresciute a ritmi significativamente più elevati, riuscendo a penetrare e consolidare la propria presenza nel contesto domestico e nei mercati esteri.  

4. Il legame tra crescita e accesso alle fonti finanziarie: Le imprese che possono contare su una maggiore disponibilità di capitale per finanziarie le proprie progettualità - sia attraverso il sistema bancario che tramite l’accesso a mercati finanziari, strumenti di equity o operazioni straordinarie - sono le realtà più avvantaggiate per il consolidamento e la crescita. L’accessibilità al capitale, quindi, si conferma un fattore strategico di crescita.

5. Il valore delle competenze e della formazione dei talenti: Le imprese che hanno ottenuto le migliori performance non sono soltanto quelle che hanno investito in tecnologia o in capitale finanziario, ma soprattutto quelle che hanno saputo difendere, attrarre e far crescere lavoro qualificato, trasformando le competenze in un vero asset strategico. Negli ultimi anni, i settori più performanti sono stati: il comparto ICT (+73% di occupati per le imprese dei servizi IT) e dei servizi professionali (+69% di occupati per le aziende del consulting), le filiere specializzate dell’industria chimica avanzata (+40%), quella farmaceutica (+35%) e l’abbigliamento (+36%).