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Professioni: per 15 dottori chiropratici percorso abilitazione post laurea per lavorare in Italia

in Italia è ancora impossibile laurearsi: a 14 anni da riconoscimento legislativo professione, mancano decreti attuativi

09 Febbraio 2021

Roma, 9 feb. (Labitalia) - La chiropratica è uno strumento in più contro la carenza di personale sanitario specializzato, ma in Italia è ancora impossibile laurearsi. A quattordici anni dal riconoscimento legislativo della professione si attendono ancora i decreti attuativi e la laurea magistrale resta un miraggio. Ogni anno aspiranti chiropratici sono costretti a studiare all'estero, con un dispendio di risorse economiche che potrebbero restare in Italia e, al contrario, attrarre risorse umane da tutto il mondo.

Adesso quindici nuovi dottori chiropratici si apprestano a fare il loro ingresso nel panorama sanitario nazionale. Si tratta di professionisti laureati, che hanno svolto dai cinque agli otto anni di formazione universitaria negli istituti accreditati esteri. Per svolgere la professione in Italia, i laureati affrontano un ulteriore percorso di abilitazione: il Graduate Education Programme (Gep), promosso dall'Associazione Italiana Chiropratici (Aic) che raggruppa il 70% dei chiropratici attivi a livello nazionale.

Secondo i censimenti periodici dell'Aic, ogni anno, oltre la metà degli studenti italiani che frequentano i corsi di livello universitario all'estero non fanno rientro in Italia. I motivi di questa emorragia di studenti e dunque di futuri professionisti sanitari è dovuta al mancato riconoscimento del percorso formativo secondo gli standards internazionali, che prevedono una laurea magistrale quinquennale. L'incertezza normativa in cui è ancora relegato il percorso formativo del Chiropratico è anche il principale motivo che ha spinto alcuni dei maggiori enti internazionali accreditati dal World Federation of Chiropractic a rinunciare agli investimenti nel sistema formativo italiano, anche se già precedentemente stanziati e annunciati.

"La chiropratica è tutt'ora in fase di regolamentazione e la nostra preoccupazione è sui possibili sviluppi rispetto alle competenze e alla formazione dei professionisti sanitari -dichiara John Williams, presidente dell'Associazione Italiana Chiropratici-. La chiropratica, infatti, è stata riconosciuta nel lontano 2007 come professione sanitaria di grado primario con un corso di laurea di cinque anni. Questa Legge non è mai stata abrogata: in seguito, la Legge Lorenzin del 2018 facendo riferimento alla legge 43/2006 sulle professioni tecniche ha inserito la chiropratica tra le professioni che richiedono una laurea triennale. Un'ipotesi alla quale ci opponiamo da sempre con forza".

"Anche se la laurea triennale non è specificata nella Legge, se dovesse essere interpretata così nella regolamentazione, il chiropratico Italiano non avrà le competenze garantite dagli standards internazionali, gli unici necessari per svolgere la professione in sicurezza. Inoltre, verrebbero meno i già dimostrati vantaggi nel rapporto costo-efficacia e nell'efficacia della prevenzione dei disturbi dell'apparato muscolo scheletrico attraverso una terapia non-invasiva, qual è la chiropratica. È per questo che stiamo lavorando per ottenere un percorso formativo di cinque anni con laurea magistrale, come avviene in tutti i Paesi avanzati", spiega Williams.

Dal 2015, l'81% degli studenti che hanno partecipato al Graduate Education Programme (Gep) sono stati di nazionalità italiana. Un'inversione di tendenza rispetto al quinquennio precedente, anche se, in termini assoluti, si nota come in Italia la Chiropratica sia nettamente al di sotto della media internazionale per numero di professionisti attivi. Considerato che negli USA sono attualmente in attività 75 mila chiropratici e che tale professione sanitaria è rappresentata in 90 paesi nel mondo, resta alto il divario tra il nostro Paese e il resto dei Stati occidentali.

La distribuzione dei chiropratici e delle istituzioni universitarie per la loro formazione sono ancora fortemente legate a fattori legislativi, che relegano questa specializzazione in paesi ad alto reddito pro capite. Al contrario, invece, la loro presenza è minima nei paesi a basso e medio reddito, con ripercussioni negative in termini di fornitura di servizi e istruzione universitaria. "L'Associazione Italiana Chiropratici garantisce l'istruzione post-laurea e accompagna la crescita professionale subito dopo il conseguimento della laurea - spiega Alessandro Diquigiovanni, coordinatore dei percorsi professionali dell'Aic- Un praticantato, necessario per promuovere l'inserimento professionale di quei chiropratici che si apprestano a lavorare in Italia per la prima volta. Il neo-laureato, infatti, dopo aver seguito il programma post universitario sostiene l'esame di abilitazione alla professione in Italia secondo le direttive dell'Aic".

Il Gep è uno percorso formativo nato per garantire ai pazienti il più alto standard possibile rispetto alle prestazioni sanitarie dei colleghi che si apprestano a intraprendere la professione di chiropratico in Italia. Assicurare che l’esercizio della chiropratica sia riservato solo a coloro che siano in possesso di un titolo di studio riconosciuto dalla World Federation of Chiropractic (Federazione Mondiale di Chiropratica) è uno dei requisiti essenziali a garanzia dell'alta professionalità. Dopo la laurea, l'abilitazione richiesta dall'AIC deve essere svolta in maniera continuativa per un periodo minimo di 12 mesi. Al suo interno vengono approfonditi argomenti fondamentali come la deontologia professionale, il perfezionamento delle tecniche utilizzate nell’ambito del trattamento chiropratico; il perfezionamento delle tecniche diagnostiche più comuni utilizzate in ambito chiropratico e medico (studio delle immagini cliniche, radiografie, Rmn, Tac), esami di laboratorio comuni.

Il Gep promuove la conoscenza della terminologia chiropratica e medica comune alle professioni sanitarie in Italia al fine di poter comunicare adeguatamente con gli altri professionisti del settore in ambito pubblico e privato. La conoscenza degli ambiti giuridici ed economico/fiscali della pratica della chiropratica in Italia. La conoscenza dell'operato dei medici di base e specialisti per le più comuni problematiche di salute che affliggono la popolazione italiana. L'Associazione Italiana Chiropratici, ogni anno, si fa anche carico di introdurre i nuovi professionisti alle nozioni sulla conduzione tecnico-amministrativa dello studio chiropratico; la definizione degli standard minimi delle prestazioni offerte al pubblico; il livello di informazione e di "educazione sanitaria" della popolazione, oltre alle basi rispetto all’impiego dei sistemi elettronici per la conservazione dei dati professionali relativamente alle normative sulla privacy. In questo modo, il professionista neo laureato ha uno strumento in più per inserirsi al meglio nella realtà lavorativa e partecipa fattivamente allo studio e alla ricerca scientifica nell’ambito della chiropratica.

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