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Roma Capitale sostituisce il software dell'anagrafe risalente a 30 anni fa

Si passa da n.530.000 certificati on line vs.408.000 cartacei allo sportello nel 2017 ad oltre 2.000.000 di certificati on line nel 2020. Inoltre è stata aggiornata l’anagrafe dei cittadini residenti in Italia passando da 51.milioni a 54.milioni

Di Giuseppe Filippo Geraci

28 Aprile 2021

Roma Capitale sostituisce il software dell'anagrafe risalente a 30 anni fa

In attuazione dell’Art.62 del Codice Amministrativo Digitale del 2006 il Sindaco Virginia Raggi unitamente all’assessore Avv. Antonio De Santis ed al dott. Salvatore Buccola Direttore del Dipartimento Servizi Delegati di Roma Capitale hanno in data 28/04/2021 illustrato presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma il N.P.R. nuovo gestionale del Ministero degli Interni adottato anche da Roma Capitale, anche se ancora in fase di perfezionamento essendo presenti alcuni limiti rispetto alle esigenze della città più grande d’Italia come ad esempio l’emissione del certificato storico anagrafico ancor oggi privo delle residenze precedenti del soggetto al quale si riferisce il certificato ed il certificato per gli irreperibili (quest’ultimo dovrebbe essere disponibile tra dieci giorni) ma tuttavia arricchito dal certificato di convivenza di fatto oltre che dal certificato di convivenza contrattuale.

Il lavoro svolto dall’Anagrafe capitolina è stato molto rilevante non solo sotto il profilo materiale, basti considerare ad esempio il tempo necessario alla migrazione dei dati da un sistema all’altro per la quale sono state necessarie ben 100 ore ( 4 giorni consecutivi) per circa 7.milioni di identità anagrafiche aventi un collegamento con l’ufficio dello stato civile; ma anche umano, per la paziente opera di convincimento del personale amministrativo di acquisire nuove modalità operative, il quale forse a causa dell’età non proprio più giovane ( con una media di 54 anni) inizialmente ha reagito malamente sia attraverso il classico italico ostruzionismo sindacale sia con denunce ed appelli diretti al M.ro dell’Interno. Nonostante ciò

Con l’ingresso di Roma Capitale nel N.P.R. rimangono ancora fuori dal nuovo sistema digitale solo l’8% dei comuni italiani pari ad un totale di 388 comuni nei quali sono residenti solo 2.800 cittadini italiani nei confronti dei quali è ancora necessario ricorrere al vecchio sistema della richiesta fisica allo sportello competente per ottenere un certificato anagrafico . Decisamente una piccolissima minoranza.

Non possiamo che evidenziare come la realizzazione di questa nuova piattaforma costituisce indubbiamente un gran vantaggio sia in termini di risparmio di tempo, che di spese ma anche di tutela ambientale e sanitaria per il minor inquinamento connesso allo spostamento necessario in precedenza, per accedere agli uffici anagrafici di ciascun Municipio.

Ad avvantaggiarsene sono quindi, cittadini, imprese e professionisti, soprattutto avvocati i quali sempre più utilizzano il sistema on line per il rilascio dei certificati anagrafici passando 60.000 certificazioni nel 2017 ( data d’inizio della convenzione), a 175.000 nel 2019 e 161.000 nel 2020 nonostante la pandemia ed il rallentamento dell’attività giudiziaria.

Non resta che chiederci se i 15 anni necessari per l’attuazione della riforma digitale governativa risalente al 2006 possano essere un ulteriore sintomo di un apparato amministrativo incapace di una dare risposte celeri ed efficaci alle esigenze della modernità sociale dalla quale dipende anche lo sviluppo economico e, quindi, anche sociale dell’Italia. Speriamo quindi, che i nuovi fondi del Recovery Plan siano spesi anche al fine di modernizzare l’amministrazione statale nel suo complesso troppo lenta ed inefficiente.

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