Quante code di paglia frusciano a Crans Montana. Lunghe, ovattate, ma per niente pulite, tutt'altro...

I leggendari "Morettì" la faranno franca, anzi l'hanno già fatta franca. Troppi ci stanno dentro e tutti colpevoli, nessun colpevole

Quella della strage di Crans Montana dove sono morti carbonizzati in 41, minorenni, e altri 120 resteranno ustionati a vita, emerge sempre più come una fiera delle false coscienze. Per prima la Svizzera che finalmente rivela il suo vero volto, non diverso, non migliore dall'Italia in fama di mafiosa e magliara: in quel buco montano a fare la legge non è il legislatore, non sono le istituzioni formali ma, come in un romanzo di Simenon, la complicità sostanziale dei traffici e dei favori, la politica imbuto dove entra tutto dalla magistratura agli enti locali alla massoneria ai club degli eminenti; così che i due tenutari della topaia mortale, già in gloria della cronaca come “i Morettì”, hanno potuto imbrogliare e imboscare la qualunque per 9 giorni; e ancora sono liberi di farlo perché anziché in galera se ne stanno garantisticamente liberi nella loro villetta a 4 piani. Due così. Poi c'è la falsa coscienza del governo italiano che abbaia alla luna e lo fa per evidenti scopi propagandistici, elettorali, in modo plateale e quindi maldestro: che a palazzo Chigi si sappiano più cose di quante non emergano, che si punti a smuovere una palude mefitica è chiaro, ma lo si fa nel modo peggiore, esponendosi alle facili, ipocriti reazioni delle autorità svizzere con una coda di paglia lunga come il traforo del san Bernardo. Poi ci sarebbe, e la verità va pur detta anche se costa stupide accuse di mancanza di empatia, la coda di paglia di troppe famiglie, troppi genitori che all'ultimo dell'anno non trovano di meglio che lasciare i loro figli e troppo giovani figli a festeggiare in un tugurio sconosciuto, irraggiungibile, oltre confine, dove per entrare si pagano duemila euro, dove una boccia di dom Perignon ne costa 500: luoghi con tutta evidenza ignobili, trappole mortali, come poi si è dimostrato, e dei genitori con la testa sulle spalle non se ne preoccupano, non glielo buttano un occhio su quei figli allo sbaraglio? “Siamo andati tutti là perché era l'unico locale che faceva entrare i minorenni” ha detto uno dal letto di dolore. Complimenti. Adesso l'unico posto che li fa entrare è il reparto grandi ustionati, dal quale non usciranno davvero mai. Ma ai parenti, alcuni dei quali abbiamo visto, in modo sconcertante, abbandonarsi a coreografie e saluti sulle bare, sembra premere una sola cosa: la giustizia risarcimentale, la congrua somma con cui placare dolori e, perché no, rimorsi.

Veniamo ai leggendari Morettì? Qui non pare il caso di scomodare le coscienze, neppure di cartone: due così non ce l'hanno in alcun modo: hanno gestito posti orrendi, hanno investito in macchine di lusso anziché in sicurezza, hanno cancellato qualsiasi misura di prevenzione, hanno lasciato entrare minori, gli hanno somministrato bevande alcooliche per di più in quantità esagerate, li hanno muniti di candeline scintillanti, hanno foderato le loro stamberghe di materiali altamente infiammabili, hanno collezionato incendi fino alla strage, hanno cercato di fuggire con la cassa, hanno mentito oltre ogni limite di decenza, hanno cercato di scaricare la colpa sul personale, vivo o morto, e ancora ci provano, hanno mandato messaggi, si sono definiti perseguitati e vittime, hanno fruito di una cauzione da mezzo milione di franchi che non è difficile capire da dove venisse, hanno un sacco di misteri e di segreti (di Pulcinella) ancora da nascondere. E restano liberi. Due così. E liberi ci restano in virtù di quella fogna di poteri loschi che regna a Cran Montana e, chissà, anche oltre. Per finire in bellezza, i nostri garantisti indefessi che preferiscono lasciar bruciare 40 ragazzini piuttosto che i sacri princìpi. Garantisti feroci, inflessibili, totalmente scollegati da ogni realtà, che in qualche caso arrivano a ridurre il tutto ad una allucinante questione di faziosità politica, tirano in ballo il referendum alla giustizia come se davvero una tragedia di queste proporzioni si possa svilire a un calcolo opportunistico. Il fatto che 40 famiglia piangano quaranta bambini (perché erano ancora bambini) ridotti in cenere, sembra non significare niente, sembra una fatalità da archiviare nell'ordine delle cose.

I mitologici Morettì di conseguenza non hanno pagato. Non quando gli veniva permesso di fare il bello e il brutto nella disperazione del vicinato; non quando scampavano ai controlli, presumibilmente corrompendo i controllori; non adesso che le indagini si stendono a rete da pesca, ma loro più mentono e più si direbbe continuano a sgusciarne fuori; c'è perfino chi li difende con argomenti inconsistenti ma deliranti, “solo invidia la vostra”, “producono reddito”, “no al giustizialismo”. No? I Morettì non pagano oggi per non pagare domani. La faranno franca, l'hanno già fatta franca. Li aspetta una condanna teorica, ovvero tutti colpevoli nessun colpevole. Non dove “il Comune era a conoscenza da anni dei rischi” e la politica di partito omogeneizza tutto e tutti, secondo prassi elvetica. Voleranno gli stracci, il processo si trascinerà (altro che “giustizia certa in tempi rapidi” come predicano i garantisti onirici) e il tempo farà ingiustizia nell'oblio. E questi continueranno a gestire altri antri per minorenni, magari in società con i valorosi colleghi della Gintoneria milanese.