Morte Luana D'Orazio: secondo i periti, l'orditoio fu manomesso per farla lavorare

È ufficiale: il quadro elettronico dell'orditoio era stato manomesso. Ma sono ancora tante le domande. Interrogata la proprietaria, mentre il marito mantiene il silenzio

Cosa c'è dietro la morte di Luana d'Orazio? Se lo sono chiesti in molti nelle ultime settimane, quando la notizia dell'incidente all'orditura di Oste di Montemurlo ha riacceso le polemiche intorno alle morti sul lavoro. Era il 3 maggio, e pochi giorni fa è arrivata la perizia che conferma i sospetti nati già nelle prime ore dalla tragedia. 

Secondo quanto emerso durante il sopralluogo dei periti, sarebbe stata accertata la manomissione del quadro elettrico per permettere il funzionamento della macchina anche senza che vi fosse la saracinesca di sicurezza abbassata. In questo mondo, la giovane o i suoi colleghi potevano continuare a lavorare. La saracinesca di protezione è un sistema che frena la macchina in caso di intoppi o errori. Un dettaglio che può salvare la vita. Secondo l'ipotesi dei Pm la protezione era stata disinserita per ridurre i tempi di interruzione, ma non è questo l'unico punto da chiarire sulla morte della 22enne.

Morte Luana D'Orazio: l'orditoio fu manomesso per farla lavorare

Secondo l'accusa resta da definire un altro aspetto importante della vicenda. Quale ruolo aveva Luana in azienda? Era qualificata per utilizzare il macchinario che l'ha stritolata? La ragazza era stata assunta da poco: questo significa che ci sono basi per sospettare che non fosse ancora titolata a lavorare da sola al macchinario, ma svolgere solo una mansione di supporto a operai più esperti.

La Procura di Prato ha inoltre interrogato la proprietaria dello stabilimento, Luana Coppini, per due ore. Il marito Daniele Faggi, anch'egli indagato in quanto formalmente impiegato amministrativo ma gestore de facto dell'Orditoio Luana, continua ad avvalersi della facoltà di non rispondere. Per due ore la donna ha parlato con gli inquirenti. L'accusa è di omicidio colposo e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche.

Luana Coppini "ha risposto a tutte le domande in modo franco secondo quanto a sua conoscenza", hanno detto i suoi legali Alberto Rocca e Barbara Mercuri, "con l’intento di non sottrarsi alle responsabilità e di fare il possibile perché sia rimarginata la drammatica ferita che ha sconvolto tutti". La donna ha parlato della sua attività come un luogo di 'spirito di condivisione' con gli altri lavoratori. E sul silenzio di Daniele Faggi aggiungono: "Lo ha fatto su nostro consiglio. Le contestazioni nei suoi confronti sono frutto di narrazioni a noi oggi ignote".