Gaza, liberata Siham Abu Salem da prigione di Damon: torturata psicologicamente e fisicamente per 17 giorni dall'Idf

Abu Salem è stata sottoposta a 17 giorni di interrogatorio nella prigione di Ashkelon, durante i quali ha subito varie forme di tortura psicologica e fisica: insulti e minacce rivolte al suo onore, atti umilianti come sputi, oltre a minacce di stupro nei confronti di sua figlia

La prigioniera liberata Siham Abu Salem ha 71 anni ed è residente a Khan Younis, nella Striscia di Gaza. È stata arrestata il 14 febbraio 2024 durante uno sfollamento forzato che ha vissuto insieme alla sua famiglia sotto il peso della guerra. Ha trascorso un anno e otto mesi nelle carceri israeliane, durante i quali ha subito gravi torture fisiche e psicologiche.

Abu Salem racconta che il 7 ottobre ha segnato l’inizio di un capitolo doloroso della sua vita, quando i bombardamenti a Khan Younis si sono intensificati, costringendo lei e la sua famiglia a fuggire dalla loro casa. Si sono spostati tra diversi luoghi finché non si sono stabiliti nell’ospedale Nasser, dove hanno vissuto in condizioni umanitarie estremamente dure, confinati in uno spazio ristretto di pochi metri insieme alle sue figlie e ai suoi nipoti.

Una settimana prima del suo arresto, agli sfollati è stato intimato di evacuare l’ospedale. Mentre si preparavano a partire, hanno assistito a un episodio scioccante: un giovane che portava l’avviso di evacuazione è stato ucciso, diffondendo paura e panico tra tutti. Nonostante ciò, sono stati costretti ad andarsene tra scene terrificanti di distruzione e corpi nelle strade.

Durante lo sfollamento, è stata arrestata a un posto di blocco insieme a due delle sue figlie, mentre i bambini sono stati lasciati indietro a piangere per strada. Descrive il momento dell’arresto come umiliante e duro: è stata sottoposta a una perquisizione corporale integrale e a trattamenti degradanti, nonostante la sua età avanzata e le malattie croniche.

Abu Salem è stata sottoposta a 17 giorni di interrogatorio nella prigione di Ashkelon, durante i quali ha subito varie forme di tortura psicologica e fisica: insulti e minacce rivolte al suo onore, atti umilianti come sputi, oltre a minacce di stupro nei confronti di sua figlia. Conferma che questa esperienza è stata tra le più dure della sua vita.

Dopo l’interrogatorio è stata trasferita nella prigione di Damon, dove ha affrontato dure condizioni di detenzione, tra cui repressioni ripetute, confisca dei beni essenziali e continue restrizioni imposte alle detenute. Descrive l’esperienza delle prigioniere come una “sofferenza indescrivibile”.

Uno dei momenti più toccanti emotivamente è stato l’incontro con sua figlia imprigionata, Susan, all’interno del carcere dopo una lunga separazione. L’incontro è stato doloroso e carico di emozione, al punto che tutte le detenute presenti sono scoppiate in lacrime. Tuttavia, questo breve momento di gioia non è durato a lungo: il giorno seguente sua figlia è stata posta in isolamento, nonostante soffrisse di malattie croniche come diabete e ipertensione, lasciando la madre senza notizie di lei per 110 giorni.

Abu Salem porta anche nel cuore la perdita di due figli, caduti come martiri negli anni precedenti, aggiungendo ulteriore sofferenza a quella già vissuta nel corso della sua vita.

Nella conclusione della sua testimonianza, la prigioniera liberata Siham Abu Salem ha lanciato un appello alla comunità internazionale, chiedendo un intervento urgente per proteggere i detenuti, porre fine alle torture e alle violazioni subite nelle carceri e garantire i loro diritti umani. Ha sottolineato che ciò che i prigionieri subiscono va oltre ogni descrizione, che la libertà è un diritto umano fondamentale che deve essere tutelato, e ha invocato una protezione internazionale e la fine della loro sofferenza continua.

Di Salma Kaddoumi
Corrispondente da Gaza per Il Giornale d'Italia