Iran, il piano degli Usa per aumentare pressing su Teheran: dalla minaccia della presa di Kharg al sequestro dell'uranio
Opzioni militari estreme allo studio, ma Washington punta soprattutto sulla deterrenza: la pressione serve a spingere Teheran al negoziato, non a preparare un’invasione reale
Gli Stati Uniti avrebbero creato un piano per cercare di aumentare il pressing sull'Iran in vista dei negoziati in corso, preparando in contemporanea il terreno per l'exit strategy. La strategia prevederebbe di accrescere la deterrenza in Medio Oriente, minacciando di prendere l'isola di Kharg e altri hub fondamentali sullo Stretto di Hormuz, ma anche di sequestrare l'uranio arricchito dai siti nucleari iraniani.
Il Piano degli Usa per far cedere Teheran ai negoziati: presa di Kharg, Stretto di Hormuz e uranio arricchito
Gli Stati Uniti starebbero elaborando una serie di opzioni militari contro l’Iran, ma più che preludere a un’invasione imminente, queste mosse sembrano rientrare in una strategia di pressione per forzare Teheran al tavolo dei negoziati. Secondo quanto riportato da Axios, il Pentagono avrebbe messo a punto piani per un possibile “colpo finale”, comprendente sia operazioni terrestri sia una vasta campagna di bombardamenti.
Tra le opzioni allo studio figurano scenari mirati e ad alto impatto strategico: l’eventuale conquista dell’isola di Kharg, principale hub per l’export petrolifero iraniano; operazioni sull’isola di Larak, nodo chiave per il controllo dello Stretto di Hormuz; la presa dell’isola di Abu Musa, contesa tra Iran ed Emirati Arabi Uniti. Un’altra opzione includerebbe il blocco o il sequestro delle petroliere iraniane, colpendo direttamente le entrate economiche di Teheran.
Parallelamente, fonti citate da Axios parlano anche di piani per operazioni più profonde nel territorio iraniano, con l’obiettivo di "mettere in sicurezza" siti contenenti uranio altamente arricchito. Si tratta di scenari estremi, che richiederebbero un impegno militare significativo e comporterebbero rischi elevatissimi di escalation regionale.
Tuttavia, al di là della portata di queste ipotesi, diversi osservatori ritengono che la reale strategia dell’amministrazione guidata da Donald Trump sia quella della deterrenza coercitiva. Il rafforzamento della presenza militare e la diffusione di piani operativi servirebbero principalmente a esercitare una pressione psicologica e politica sull’Iran, spingendolo ad accettare condizioni negoziali più favorevoli a Washington. Un’invasione terrestre dell’Iran, infatti, appare altamente improbabile, sia per i costi militari e politici sia per il rischio di un conflitto regionale incontrollabile.
La presenza di truppe e mezzi militari nella regione, insieme alla definizione di opzioni aggressive, rappresenta dunque uno strumento negoziale più che un piano d’azione imminente. Washington sembra voler costruire una leva credibile senza oltrepassare la soglia di un conflitto diretto.