Europa finanzia il genocidio: miliardi di euro a industrie belliche israeliane mentre Gaza muore, fuori Israele da Horizon
Oggi, 27 marzo, davanti alle istituzioni europee di Bruxelles, migliaia di persone tornano in piazza per chiedere ciò che la diplomazia dell'ipocrisia non riesce — o non vuole — fare: cacciare Israele dal programma di ricerca Horizon Europe
Oggi, 27 marzo, davanti alle istituzioni europee di Bruxelles, migliaia di persone tornano in piazza per chiedere ciò che la diplomazia dell'ipocrisia non riesce — o non vuole — fare: cacciare Israele dal programma di ricerca Horizon Europe.
Soldi comunitari a pioggia sullo Stato occupante di Israele
Non è una petizione simbolica. È la denuncia di un crimine finanziario che si consuma ogni giorno con i soldi dei contribuenti europei, mentre a Gaza si muore di bombe, di fame e di abbandono. I numeri fanno vergogna. Dei fondi di Horizon Europe, 1,11 miliardi di euro sono destinati a imprese, università ed enti pubblici israeliani. Tra i 921 progetti di 231 beneficiari israeliani vi sono società strettamente connesse all'esercito israeliano. E questo non è abbastanza per svegliare Bruxelles dal suo sonno morale. L'Unione si appresta ora a pianificare Horizon Europe 2028-2034, il programma da 175 miliardi di euro: e nessuno, nei corridoi del potere europeo, sembra voler rispondere alla domanda fondamentale: a cosa serviranno quei miliardi? La risposta, per chi vuole vederla, è già scritta nei fatti. Secondo un'inchiesta dell'Irish Times e dati ufficiali della Commissione Europea (interrogazione parlamentare europea E-003467/2025), Rafael Advanced Defense Systems ha ricevuto finanziamenti Horizon (programma quadro dell'UE per la ricerca e l'innovazione 2021-2027) molto sostanziosi legati a progetti di ricerca e sviluppo, anche nel campo delle tecnologie duali (civili-militari). Ed è proprio il controverso tema del dual-use che i manifestanti contestano, ovvero la scappatoia legale per ricevere enormi quantità di quattrini: la Ue teoricamente finanzia operazioni che abbiano finalità civili e legittime mentre diverse e importanti aziende israeliane utilizzano poi quella massa di denaro pubblico europeo per scopi militari contrari ai diritti umani. Secondo dati esaminati da Middle East Eye, tra il 2014 e il 2025 progetti che coinvolgono Israel Aerospace Industries, uno dei principali produttori di armamenti israeliani, gruppo statale che produce droni oltre a missili di precisione e sistemi radar, hanno ricevuto oltre 15 milioni di dollari complessivi; droni, missili di precisione e sistemi radar, impiegati nelle operazioni a Gaza e in Cisgiordania (fonte Corriere Toscano). Come è possibile che fondi comunitari finanzino l’uso spregiudicato di pesanti armamenti che infliggono morti e distruzione? Il meccanismo è semplice quanto perverso e altamente scandaloso: la Commissione europea ha ammesso che le verifiche europee possono fermarsi allo scopo dichiarato del progetto, senza alcun controllo su come quei finanziamenti vengano realmente impiegati dalle aziende o dagli enti beneficiari. In pratica: basta scrivere "uso civile" sul modulo e i miliardi arrivano. Che poi quei droni finiscano su un mercato aperto, o sulle teste dei civili palestinesi, non è affar di Bruxelles. La burocrazia lava la coscienza. La questione è stata posta esplicitamente alla Commissione, che nel febbraio 2025 ha risposto evitando la sostanza dell'accusa, sostenendo che sospendere i fondi a un intero Paese equivarrebbe a discriminazione (fonte Middle East Eye). Nessuno ha ricordato alla Commissione che la Russia fu invece esclusa da tutti i programmi di ricerca europei nel giro di poche settimane dall'invasione dell'Ucraina. Come sempre si fanno due pesi e due misure, a seconda che si tratti di Russia o di Israele e così non si fa altro che affossare il diritto internazionale, che prevederebbe nei fatti pari trattamento per ogni singolo Stato sovrano.
Eppure la norma esiste.
Il SEAE, il servizio diplomatico europeo, ha certificato la violazione dell'articolo 2 dell'Accordo di Associazione, quello che impone il rispetto dei diritti umani come condizione essenziale di ogni cooperazione, però la proposta della Commissione di sospendere parzialmente la partecipazione di Israele a Horizon Europe non ha ottenuto la maggioranza qualificata necessaria. Berlino e Roma hanno preso tempo (Fonte Euronews). L'Italia di Meloni, evidentemente, preferisce non disturbare Tel Aviv. La Germania post-Olocausto continua a confondere la memoria con la complicità. Nel frattempo dall'inizio del programma nel 1996, l'UE ha erogato a società israeliane — alcune delle quali nate direttamente come spin-off dell'esercito — 3,4 miliardi di euro. Israele è di gran lunga il più grande beneficiario non europeo di Horizon (Fonte The Grayzone). La piazza di Bruxelles chiede quindi oggi qualcosa di preciso e legalmente fondato: l'applicazione di una norma che esiste già, la sospensione totale dell'Accordo di Associazione, il ritiro di Israele da Horizon Europe. Non una risoluzione, non una nota diplomatica ma un atto concreto. Si tratta dell'Iniziativa di Cittadini Europei che, registrata nel novembre 2025, raccoglie firme da gennaio per raggiungere il milione necessario in sette Stati membri. La richiesta è che la Commissione presenti al Consiglio una proposta formale di sospensione totale. Il testo è impeccabile nella sua chiarezza giuridica e morale: Israele ha messo in atto un blocco degli aiuti umanitari assimilabile all'uso della fame come arma di guerra, sta violando molteplici norme di diritto internazionale e non riesce a prevenire il crimine di genocidio come disposto dalla Corte Internazionale di Giustizia. Ciononostante, l'Unione Europea non ha ancora sospeso l'accordo di associazione.
Perché l’Europa non finanzia la Russia ma continua a farlo con Israele
C'è una domanda che molti europei si pongono e alla quale Bruxelles non ama rispondere: come è possibile che uno Stato che NON è membro dell'Unione riceva miliardi di euro dai programmi di ricerca europei? La risposta sta nell'Accordo di Associazione firmato nel 1995, un trattato bilaterale che fa di Israele un "Paese associato" alla UE; non membro, ma partner privilegiato in ambito commerciale, scientifico e politico. È questo accordo il grimaldello giuridico che nel 2021 ha aperto a Tel Aviv le porte di Horizon Europe, il principale programma di finanziamento della ricerca dell'Unione. Israele ha pagato una quota di accesso — circa 1,7 miliardi di euro dal 2021 ad oggi — ottenendo in cambio gli stessi diritti dei Paesi membri nella competizione per i fondi. E ne ha ricevuti considerevolmente di più. La ratio ufficiale era quella della cooperazione scientifica internazionale: attrarre eccellenze, creare reti di ricerca globali, considerando Israele un hub tecnologico avanzato. Nessuno ha però mai previsto — o voluto prevedere — meccanismi seri di controllo sull'uso finale delle ricerche finanziate. E soprattutto nessuno ha mai applicato con rigore la clausola sui diritti umani contenuta nell'articolo 2 dello stesso Accordo del 1995, che pure esiste e che oggi viene sistematicamente ignorata. La vera ratio, quella che non si dice nei comunicati ufficiali, è di natura squisitamente politica: Israele è storicamente considerato da Washington — e quindi, per riflesso condizionato, da Bruxelles — un alleato strategico imprescindibile in Medio Oriente. Quella che tecnicamente si chiama "relazione speciale" ha sempre prevalso su qualsiasi considerazione giuridica o morale. Fino a quando Gaza non ha reso tutto insostenibile anche davanti all'opinione pubblica europea. Il confronto con la Russia è a questo punto inevitabile e soprattutto devastante per la credibilità dell'Unione. Mosca non ha mai goduto dello status privilegiato di Paese associato a Horizon Europe. Eppure, quando ha attaccato l'Ucraina nel febbraio 2022, Bruxelles ha sospeso immediatamente e totalmente ogni forma di collaborazione scientifica e di ricerca: nessuna sospensione parziale, nessun distinguo, nessuna attesa che si raggiungesse una maggioranza qualificata. Nel giro di poche settimane, il rubinetto era chiuso. Per Israele, invece, dopo le sentenze della Corte Internazionale di Giustizia, dopo la certificazione europea della violazione dell'articolo 2, dopo le immagini di Gaza che hanno fatto il giro del mondo, Bruxelles ha prodotto una sospensione timida, parziale e reversibile — limitata alle sole start-up dell'EIC Accelerator (European Innovation Council Accelerator, un programma specifico all'interno di Horizon Europe gestito dal Consiglio Europeo per l'Innovazione che finanzia principalmente start-up e piccole imprese con tecnologie innovative ad alto potenziale. Tra le tecnologie finanziate dall'EIC Accelerator rientrano esplicitamente settori dual-use come sicurezza informatica, droni e intelligenza artificiale, esattamente i settori in cui le aziende israeliane eccellono e in cui il confine tra applicazione civile e militare è sottilissimo, quando inesistente) — mentre Italia e Germania si sono messe di traverso impedendo persino questamisura minima. La doppia morale è inconfutabile e scritta negli atti ufficiali: per la Russia, esclusione totale e immediata; per Israele, distinguo, rinvii e complicità travestita da diplomazia. Non è diritto internazionale. È politica del doppio standard, e come tale va chiamata. Ciononostante. Quella parola vale un'accusa. Vale una condanna storica per chi, sapendo, ha scelto di non fare niente. Le università europee non devono diventare laboratori dell'occupazione. I fondi dei cittadini europei non possono finanziare droni che cacciano bambini per le strade di Gaza. Fuori Israele da Horizon Europe. Subito. Senza se e senza ma. Il resto è complicità.
Di Eugenio Cardi