Jessica Foster, la soldatessa Usa che non esiste: come l'AI ha costruito una super-sexy ragazza MAGA ingannando i pro-Trump
L'account @jessicaa.foster appare su Instagram il 14 dicembre 2025. In poche settimane costruisce un'intera mitologia: Jessica è una soldatessa dell'esercito americano, fervente sostenitrice di Trump, "America first" tatuato nell'anima
C'è una storia che circola in questi giorni negli Stati Uniti e che vale la pena raccontare per intero, perché dentro ci trovi tutto: la credulità di massa, la manipolazione digitale, il culto trumpiano del corpo militare femminile, e la deriva di un sistema mediatico che non sa più distinguere il reale dal generato.
Non è una barzelletta. È la realtà dell'America trumpiana nel 2026
La protagonista si chiama Jessica Foster. Bionda, bella, in uniforme mimetica, sempre sorridente accanto a Trump, Putin, Zelensky, su piste d'atterraggio con caccia F-22 alle spalle. Un milione difollower su Instagram in tre mesi. Migliaia di commenti di uomini in estasi. Funzionari governativi verificati che le scrivono "linda". Veterani che la ringraziano per il suo servizio alla patria. Peccato che Jessica Foster non esista. Non è mai esistita. È un avatar generato dall'intelligenza artificiale, creato da un anonimo burattinaio con uno scopo ben preciso: vendere foto di piedi su OnlyFans.
L'architettura della truffa
L'account @jessicaa.foster appare su Instagram il 14 dicembre 2025. In poche settimane costruisce un'intera mitologia: Jessica è una soldatessa dell'esercito americano, fervente sostenitrice di Trump, "America first" tatuato nell'anima. Partecipa alla "Border of Peace Conference", sì, avete letto bene, un'evidente storpiatura dell'esistente "Board of Peace" di Trump sul conflitto a Gaza, scivolone che da solo avrebbe dovuto far scattare qualche campanello d'allarme. Cammina su una pista con il presidente il giorno dei bombardamenti sull'Iran. Posa con Putin. Abbraccia Zelensky. Ogni foto è ad altissima risoluzione, ogni scenario è perfettamente costruito per solleticare il patriottismo militarista del pubblico MAGA. In mezzo a tutto questo, con una cadenza che solo a posteriori appare metodica, Jessica mostra i piedi. Scalza in ufficio. Scalza in caserma. Scalza ovunque. Perché l'account Instagram non è il prodotto finale: è l'imbuto. La destinazione è @jessicanextdoor su OnlyFans, dove la soldatessa vende materiale feticistico e raccoglie mance che su singoli post hanno superato i cento dollari. La bio del profilo, con un'ironia che sa di beffa, recita: "Public servant by day, troublemaker by night. I'm not a robot, haha".
Gli indizi che nessuno ha voluto vedere
A smascherare la finzione non sono stati algoritmi o piattaforme, ma pochi osservatori con occhio critico che hanno notato piccolissimi particolari. Il cartellino sull'uniforme riportava "Jessica" — il nome di battesimo — mentre nell'esercito americano si usa esclusivamente il cognome. Le bandiere americane nelle immagini presentavano dettagli errati. Le luci erano innaturali. L'esercito degli Stati Uniti, interpellato, ha confermato di non avere alcuna traccia di una militare con quel nome nei propri ruoli.
Eppure un milione di persone non ha visto niente. O non ha voluto vedere
Non sappiamo chi c'è dietro, e questo è il problema più grave. L'identità del creatore di Jessica Foster resta anonima. Ed è qui che la storia smette di essere comica e diventa inquietante. Perché le ipotesi sul tavolo sono molteplici e nessuna è rassicurante: potrebbe essere un semplice opportunista americano che ha sfruttato cinicamente l'ecosistema MAGA per monetizzare. Potrebbe essere propaganda straniera — russa, iraniana, cinese — che usa il feticismo come cavallo di Troia per testare la permeabilità dell'elettorato americano alla disinformazione. Potrebbe essere, paradossalmente, propaganda interna, un esperimento di condizionamento dell'opinione pubblica su temi militari e geopolitici condotto nell'ombra. Joan Donovan, professoressa alla Boston University che studia la manipolazione mediatica, ha messo in guardia contro il rischio che questa strategia venga trasformata in vera e propria guerra dell'informazione, con avatar IA impiegati come eserciti di bot capaci di distribuire propaganda su larga scala. "Ci stiamo muovendo verso una società dell'irreale", ha dichiarato. "Non sappiamo nemmeno se le foto dei piedi siano la forma finale di Jessica Foster".
Il sintomo di una malattia culturale
Ma al di là degli scenari geopolitici, questa storia dice qualcosa di preciso sull'universo culturale trumpiano. Un milione di persone ha seguito per mesi una donna che non esiste, ha commentato le sue foto con cuori e ringraziamenti, ha pagato per vederle i piedi, credendo di sostenere una patriota in uniforme. Il commento più lucido lo ha lasciato un commentatore conservatore americano: "La cosa più pericolosa di Jessica Foster non è che sia falsa. È quanto disperatamente un milione di persone avesse bisogno che fosse reale". Ecco il nodo. In un ecosistema politico costruito sul culto della personalità, sull'esaltazione del corpo militare, sulla misoginia travestita da patriottismo e sull'odio per la complessità, Jessica Foster era la candidata perfetta. Bella, fedele, in uniforme, pro-Trump, pronta a mostrarsi. Che fosse vera o no era, evidentemente, un dettaglio secondario. L'intelligenza artificiale non ha creato questa vulnerabilità. L'ha trovata già bella e pronta, e ci ha fatto i soldi sopra.
Di Eugenio Cardi