Taiwan, "governo preoccupato per utilizzo di missili Usa in Iran, armi necessarie contro eventuale attacco della Cina" -RUMORS
Secondo fonti dell'amministrazione taiwanese, il governo di Taipei sarebbe preoccupato dall'uso di missili statunitensi in Iran, armi che servirebbero all'isola per difendersi in caso di attacco da parte di Pechino
A Taipei cresce la preoccupazione che il conflitto tra Stati Uniti e Iran possa compromettere uno dei cardini della sicurezza dell’isola di Taiwan: la capacità di deterrenza americana nel Pacifico. Al centro dell’attenzione ci sono in particolare le scorte di missili da crociera a lungo raggio, ritenuti fondamentali in un eventuale confronto militare con la Cina. Secondo fonti dell'amministrazione taiwanese, il governo di Taipei sarebbe "preoccupato" dall'uso di questi missili nelle operazioni in Medio Oriente, in quanto sono armi che servirebbero all'isola per difendersi in caso di attacco da parte di Pechino.
Taiwan, "governo preoccupato per utilizzo di missili Usa in Iran, armi necessarie contro eventuale attacco della Cina" -RUMORS
Secondo le stime del Center for Strategic and International Studies (CSIS), nei primi sei giorni di guerra Washington avrebbe già impiegato 786 missili JASSM (Joint Air-to-Surface Standoff Missiles) e 319 Tomahawk, quantità che corrispondono a diversi anni di produzione. Sebbene gli Stati Uniti non rendano pubblici i dati completi sulle proprie scorte, i documenti di bilancio indicano che l’aeronautica ha acquisito 5.569 JASSM fino al 2023, oltre ad altri 1.140 nel 2024 e 450 nel 2025.
Secondo le valutazioni degli esperti, l’arsenale complessivo attuale si collocherebbe tra le 3.500 e le 6.500 unità. Si tratta di sistemi cruciali anche nello scenario taiwanese, poiché consentono di colpire obiettivi a grande distanza riducendo l’esposizione di aerei e navi alle difese avversarie.
“La mia preoccupazione principale è che le forze statunitensi stiano consumando una grande quantità di munizioni necessarie per respingere un attacco a Taiwan. Questo erode la deterrenza”, ha dichiarato al Financial Times un alto funzionario della difesa di Taipei.
Il nodo è di natura strategica. In numerose simulazioni di conflitto, i missili a lungo raggio rappresentano lo strumento decisivo per contenere una possibile offensiva cinese nelle fasi iniziali, colpendo flotte, basi e infrastrutture. “Tutte queste munizioni sono state acquisite per la guerra contro la Cina”, ha osservato l’analista Eric Heginbotham, sottolineando come il loro impiego in un teatro non direttamente collegato rappresenti un fattore inatteso.
Il contesto generale resta però complesso. Di recente, l’intelligence statunitense ha escluso — allo stato attuale — piani concreti per un’invasione cinese di Taiwan nel 2027, rimanendo però certa di un tentativo di annessione entro il 2049. Pechino ha reagito invitando Washington a smettere di alimentare la percezione di una minaccia cinese.
Nelle ultime settimane, inoltre, i segnali provenienti da Pechino sono apparsi contraddittori: per 13 giorni si è registrata una sola incursione di velivoli militari cinesi attorno all’isola, a differenza di quanto accade abitualmente, seguita però da una ripresa delle attività.