Iran, Trump verso exit strategy: "Vicini a accordo in 15 punti, petrolio andrà giù come un sasso", Usa: "Ghalibaf potenziale leader"
Trump annuncia che un accordo in 15 punti con Teheran è "in via di definizione", ma l'Iran nega che ci siano mai stati colloqui con Washington e parla invece di "contatti mediati". Tra i punti discussi, la riapertura dello Stretto di Hormuz su cui il tycoon rassicura: "I prezzi del greggio cadranno come sassi"
Un accordo in 15 punti fra Stati Uniti ed Iran sarebbe in via di definizione, con Teheran disposta a rinunciare all'atomica. Ad annunciarlo a sorpresa è stato proprio il Presidente Usa Donald Trump poche ore prima della scadenza dell'ultimatum all'Iran sullo Stretto di Hormuz e l'annuncio di cinque giorni di stop raid contro Teheran. La questione però resta in gran parte nebbiosa: se da un lato 'The Donald' parla di "colloqui molto positivi e produttivi" con la controparte, Teheran reagisce cauta: "Non c'è stato alcun colloquio, solo contatti attraverso mediatori".
Iran, Trump verso exit strategy: "Vicini a accordo in 15 punti, petrolio andrà giù come un sasso", Usa: "Ghalibaf potenziale leader"
Trump ha trovato la soluzione - provvisoria - per calmare i mercati e prepararsi ad una nuova ondata offensiva contro l'Iran e, verosimilmente, contro l'Isola di Kharg: a suggerirlo non è stato solo il Ministero degli Esteri iraniano, ma persone informate e sentite da Bloomberg. Trump si avvicina, almeno a parole, ad una via d'uscita dal conflitto annunciando, a sorpresa, un presunto accordo in 15 punti "in via di definizione". Stando alle dichiarazioni del tycoon si sarebbe già trovata una quadra a molti aspetti dell'accordo, sebbene da Teheran non giungano conferme definitive.
"Sono lieto di annunciare che negli ultimi due giorni gli Usa e l'Iran hanno avuto colloqui molto positivi e produttivi riguardo ad una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente" è stato l'annuncio di Trump avvertendo dello stop alle operazioni belliche "contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane" per un periodo di cinque giorni. Secondo i media israeliani una data di potenziale conclusione del conflitto sarebbe già prevista: il prossimo giovedì 9 Aprile. Per Trump dunque, i negoziati sono aperti, al punto che i mediatori - Egitto, Turchia, Pakistan - si starebbero organizzando per fissare un incontro diplomatico tra le parti già in settimana, ad Islamabad, nella capitale pakistana.
L'accordo in 15 punti, tra cui la rinuncia da parte iraniana del nucleare, costituisce l'arma di negoziato per Trump: la soluzione migliore per una exit strategy in cui dettare le condizioni per un cessate il fuoco definitivo. Non solo: si è dimostrata già ieri, 23 Marzo, la "soluzione" che ha portato ad un'inversione di rotta dei mercati internazionali, sebbene la questione Stretto di Hormuz resti uno dei punti caldi delle prossime trattative. "Vedremo dove andranno - ha comunicato Trump insistendo su colloqui che Teheran ha smentito parlando piuttosto di "contatti mediati" - Loro vogliono disperatamente un accordo, e lo vogliamo anche noi. Ma deve essere un buon accordo. Non posso garantire nulla, ma c'è una chance reale". Se un accordo verrà raggiunto, ha informato Trump, il prezzo del petrolio "calerà come una roccia".
Intanto, funzionari statunitensi informano che già il nome di un politico sarebbe in pole come potenziale leader per la transizione del governo iraniano. Si tratta di Mohammad Bagher Ghalibaf, 64enne Presidente del Parlamento iraniano su cui l'amministrazione Trump starebbe facendo valutazioni "con discrezione". Ghalibaf è stato indicato, secondo fonti informate, come potenziale partner e persino futuro leader sostenuto dagli Usa: un politico "praticabile", considerato idoneo a negoziare con Washington e ad accompagnare Teheran nelle successive fasi del conflitto. "È un candidato promettente. Ma dobbiamo valutarli attentamente e non possiamo avere fretta" ha riferito un funzionario Usa precisando che non è stata presa ancora alcuna decisione.