Iran, Trump: "Teheran rinuncerà al nucleare, Hormuz? Lo controlleremo io e l'ayatollah", Ghalibaf: "Fake news per manipolare mercati"

Il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf e il Ministero degli Esteri a Teheran smentiscono le notizie di colloqui tra Usa e Iran sebbene fonti comunichino che al centro dei negoziati vi sarebbero Egitto, Turchia e Pakistan come mediatori. I tre Paesi starebbero tentando di organizzare un incontro tra Ghalibaf e Witkoff a Islamabad

"Se l'accordo funziona, lo Stretto di Hormuz verrà aperto molto presto. Sarà controllato congiuntamente forse da me e dall'ayatollah, chiunque sarà il prossimo ayatollah". È decisiva la risposta data oggi ai giornalisti dal Presidente Usa Donald Trump che, sul campo dei botta e risposta linguistici, sta sempre più concretizzando la sua exit strategy da "vincitore" nel conflitto contro l'Iran. Ora l'invisibile tensione è tutta giocata sul piano comunicativo: per Trump non solo gli inviati Usa sarebbero riusciti a raggiungere un "accordo" con la controparte iraniana, ma Teheran avrebbe "accettato" di rinunciare all'arma nucleare. Non solo: i piani per un controllo dello Stretto di Hormuz sarebbero ben delineati, con Trump e l'ayatollah al comando. Ciò che però il tycoon mostra come una vittoria, dimentica però un passaggio-chiave: parlando di ayatollah alla guida di Hormuz, 'The Donald' ammette indirettamente la non riuscita del regime-change.

Iran, Trump: "Teheran rinuncerà al nucleare, Hormuz? Lo controlleremo io e l'ayatollah", Ghalibaf: "Fake news per manipolare mercati"

Così "positive e produttive" sarebbero state le "discussioni in corso" fra Washington e Teheran da portare Trump ad un cessate il fuoco temporaneo - della durata di cinque giorni - "contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane". Peccato che, dall'Iran, non solo il ministero degli Esteri abbia smentito l'esistenza di contatti con gli Usa, ma il Presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf abbia definito le dichiarazioni di 'The Donald' "Fake news utili a manipolare i mercati finanziari e petroliferi". Non è chiaro dove si collochi la verità: secondo l'agenzia di stampa iraniana Fars News lo stop raid di Trump non avrebbe nulla a che vedere con l'esito di presunti colloqui, ma sarebbe giunto dopo un'attenta analisi di ciò che avrebbe significato bombardare le centrali elettriche della regione. Due, secondo Teheran, sarebbero gli obiettivi della propaganda linguistica di Trump: a) "ridurre i prezzi dell'energia", ovvero condizionando il mercato e spingendo per una sua ripresa; b) "guadagnare tempo per l'attuazione dei suoi piani militari".

Eppure, fonti Axios rivelano che sforzi diplomatici ci sarebbero stati, peraltro mediati da EgittoTurchiaPakistan. A quanto risulta, i ministri degli Esteri dei tre Paesi coinvolti avrebbero avuto, in via teorica, colloqui separati con Steve Witkoff e l'iraniano Abbas Araghchi: colloqui incentrati "sulla fine della guerra e sulla risoluzione di tutte le questioni in sospeso". Si sarebbe inoltre parlato di un tentativo di organizzare un incontro diplomatico tra Ghalibaf e gli inviati Usa Witkoff e Kushner ad Islamabad in settimana. Incontro a cui, riferiscono le fonti, potrebbe partecipare anche il vice JD Vance. La tensione resta alta mentre Trump tira già le fila delle settimane di guerra: "Abbiamo distrutto il regime iraniano - comunica ai giornalisti a Memphis -, non ci minaccia più".