"Usa valutano operazione di terra per conquistare l'isola di Kharg e costringere l'Iran ad allentare presa su Hormuz" - RUMORS

Washington valuta l’assalto a Kharg per riaprire Hormuz: 4500 marines in arrivo, ma l’operazione rischia di allargare il conflitto e coinvolgere l’intera regione

Secondo diverse fonti americane vicine all'amministrazione di Donald Trump, gli Usa starebbe valutando di iniziare un'operazione militare di terra per conquistare l'isola di Kharg, ossia il principale terminal per l'export di petrolio iraniano. Questa decisione starebbe molto a cuore al tycoon, che vorrebbe costringere l'Iran ad allentare la tensione sullo Stretto di Hormuz.

"Usa valutano operazione di terra per conquistare l'isola di Kharg e costringere l'Iran ad allentare presa su Hormuz" - RUMORS

Gli Stati Uniti starebbero valutando seriamente un’operazione militare di terra per conquistare l’isola iraniana di Kharg, snodo cruciale per l’export petrolifero di Teheran. A riportarlo è il quotidiano The Jerusalem Post, citando fonti americane anonime secondo cui all’interno dell’amministrazione di Donald Trump sarebbe in corso un intenso dibattito sulle opzioni militari disponibili.

L’isola di Kharg, situata nel Golfo Persico, rappresenta il principale terminale per le esportazioni di greggio iraniano, con circa il 90% del petrolio diretto soprattutto verso la Cina che transita da lì. Il suo controllo consentirebbe agli Stati Uniti di esercitare una pressione diretta su Teheran, nel tentativo di costringerla a riaprire lo Stretto di Hormuz, attualmente al centro della crisi.

Secondo diverse fonti, tra cui Axios, Washington avrebbe già accelerato il dispiegamento di forze nella regione. Al centro dell’operazione ci sarebbe il gruppo anfibio guidato dalla Uss Boxer, accompagnato da navi da trasporto e supporto, con circa 4500 marines a bordo, oltre a velivoli, elicotteri e mezzi da sbarco corazzati.

L’ipotesi di un’invasione terrestre, tuttavia, potrebbe rappresentare un salto significativo nell’escalation del conflitto. Dopo settimane di bombardamenti e operazioni mirate, l’obiettivo strategico americano sembra essersi progressivamente spostato per poter uscire dal conflitto nella maniera più veloce e "vittoriosa" possibile: non più un cambio di regime o la distruzione completa del programma nucleare iraniano, ma il controllo delle rotte energetiche e la riapertura completa della navigazione nello Stretto di Hormuz.

Un eventuale intervento militare comporterebbe rischi elevati. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, Teheran e i suoi alleati potrebbero rispondere ampliando il conflitto ad altre aree strategiche, come il Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb, con conseguenze globali sul commercio e sulla sicurezza energetica.

Analisti sottolineano inoltre che un’operazione di questo tipo esporrebbe direttamente le forze statunitensi a un confronto militare aperto con l’Iran, aumentando il rischio di una guerra su larga scala.

In questo scenario, la conquista di Kharg si configura come una mossa ad alto impatto: da un lato potrebbe offrire a Washington una leva negoziale decisiva, dall’altro rischia di innescare una reazione a catena difficilmente controllabile in una regione già profondamente instabile.