Cuba, la prossima meta di Trump: mentre gli occhi restano sull’Iran, l’ex isola di Fidel Castro si prepara all’assalto. Il contesto è degenerato negli ultimi giorni
E’ più della solita minaccia. Il prossimo stress test è la petroliera russa Anatoly Kolodkin: se scarica c’è una mediazione oppure è guerra. Il problema non riguarda solo i Caraibi ma buona parte dell'America Latina
I blackout diffusi a Cuba stanno paralizzando intere città. Ospedali, trasporti e industria rallentano o si fermano. Negli ultimi giorni la rete elettrica è collassata più volte, lasciando gran parte del Paese senza corrente. Cuba produce solo una parte del petrolio necessario e dipende dalle importazioni, il blocco spezza questo equilibrio precario.
Noi guardiamo all’Iran ma il prossimo passo di Trump dovrebbe essere Cuba, dell’ex Fidel Castro. L’isola torna al centro di una crisi che intreccia energia, geopolitica e sicurezza militare.
Il 22 marzo 2026 il viceministro degli Esteri Carlos Fernández de Cossío ha lanciato un allarme poco retorico, nel tono e nei modi espressivi, che ha colpito gli analisti: le forze armate cubane si preparano a una possibile aggressione: “Saremmo ingenui se non ci preparassimo”. L’Avana parla di Difesa e la mette in primo piano rispetto alla crisi economica, dopo il grave shock energetico di qualche giorno fa.
I cubani non sono ingenui e sanno che le mosse sullo scenario vengono guidate direttamente dagli USA o sono un effetto delle loro strategie. Il contesto è degenerato negli ultimi giorni.
Il 20 marzo il sequestro della petroliera Sea Horse ha mostrato la portata del blocco energetico: la nave trasportava circa 200.000 barili di gasolio, la rotta è cambiato dopo l’intervento degli Stati Uniti, Washington ha così colpito con violenza il punto più fragile del sistema cubano: il carburante.
Intanto una seconda nave, la petroliera russa Anatoly Kolodkin, naviga verso Matanzas con centinaia di migliaia di barili di greggio. Il suo arrivo diventa un test politico prima ancora che energetico. Se scarica il carico, Mosca sfida apertamente Washington o c’è una mediazione tra le parti. Se si ferma, il blocco americano dimostra che Trump fa sul serio e che la prossima tappa dell’avanzata è Cuba.
Il generale USA Francis Donovan dichiara che non esiste alcuna simulazione di invasione ma le sue dichiarazioni restano generiche per gli analisti. L’esercito USA si concentra sulla protezione dell’ambasciata, sulla base di Guantánamo e sulla gestione di possibili flussi migratori. Una linea prudente che però non riduce la tensione.
I contatti tra Washington e L’Avana sono ripresi in modo fragile. Anche le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme: dopo le interruzioni elettriche del 21 marzo, l’ONU ha apertamente parlato di rischio catastrofe umanitaria sull’isola. La carenza di carburante blocca la distribuzione di cibo e medicine più di prima, il sistema sanitario sta entrando in sofferenza, la crisi energetica si sta trasformando in crisi sociale. Quanto potranno resistere?
Il Venezuela rappresentava uno dei principali fornitori di petrolio per Cuba ma con la cattura di Nicolás Maduro gli equilibri sono cambiati. Il problema non riguarda solo i Caraibi ma buona parte dell'America Latina. La crisi cubana si inserisce in un sistema globale colpito da scosse e già sotto forte pressione. Energia, rotte marittime e alleanze stanno ridefinendo equilibri creatisi negli anni.