19 Marzo 2026
Canale Arabo, fonte: X, @arac433
L'ingegnere saudita Abdulaziz Al-Suhaibani ha proposto un'ipotesi decisamente particolare per aggirare il blocco dello Stretto di Hormuz imposto dall'Iran dopo l'aggressione israelo-statunitense del 28 febbraio. Ha infatti pubblicato sul suo profilo X un progetto, in rendering, per creare un canale artificiale in modo da aggirare Hormuz. Il piano si chiama "Canale Arabo" e si tratta di uno stretto lungo oltre 800 chilometri che attraversa completamente l'Arabia Saudita, in modo da collegare il Golfo Persico al Mar Arabico.
Con lo Stretto di Hormuz paralizzato e il petrolio sopra i 100 dollari al barile, la crisi in Medio Oriente spinge analisti e opinione pubblica a immaginare soluzioni alternative. In questo contesto, è diventato virale su X il progetto di un canale artificiale lungo oltre 800 chilometri, rilanciato dall’ingegnere saudita Abdulaziz Al-Suhaibani.
L’idea è semplice quanto ambiziosa: creare una via navigabile alternativa che colleghi direttamente il Golfo Persico al Mar Arabico, bypassando completamente Hormuz, oggi uno dei punti più vulnerabili del commercio energetico globale. Il progetto, accompagnato da rendering generati con intelligenza artificiale, ha superato milioni di visualizzazioni in poche ore.
Secondo le immagini diffuse, il tracciato del cosiddetto “Canale Arabo” partirebbe dalla costa orientale dell’Arabia Saudita, nei pressi delle aree industriali affacciate sul Golfo Persico, probabilmente nella zona tra Dammam e Al Jubail. Da lì, il canale attraverserebbe l’entroterra desertico saudita in direzione sud-est, tagliando vaste aree disabitate del Rub’ al Khali, il cosiddetto “Quarto Vuoto”.
Il percorso proseguirebbe poi verso la costa meridionale della penisola arabica, con sbocco finale sul Mar Arabico, verosimilmente nel sud-est saudita, in prossimità del confine omanita. In sostanza, si tratterebbe di una rotta completamente interna alla penisola, pensata per evitare qualsiasi passaggio in acque controllate o minacciate dall'Iran.
Oltre alla funzione strategica, il progetto immagina un impatto economico e ambientale radicale: sviluppo della pesca, desalinizzazione alimentata da energia solare e creazione di nuovi poli industriali e logistici nel deserto.
Tuttavia, esperti sottolineano i costi e le difficoltà tecniche enormi di un’opera simile, che rendono l’ipotesi, almeno per ora, più simbolica che concreta.
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