Mistero della guerra: chi doveva capitolare si rafforza e vende perfino energia a chi voleva farlo capitolare
Trump ha innescato una serie di conseguenze fuori controllo: la Russia sistema i suoi bilanci, Cina e India si approvvigionano, l'energia regola le umane sorti. E l'Europa? Il solito vassallo di coccio, la solita mafia di affaristi e di cialtroni.
Una guerra, qualsiasi guerra non è mai solo il circo della violenza e della sopraffazione, è anche la sagra delle ambiguità, le cose che non si capiscono. Con l'ultima offensiva pareva che l'asse americo-israeliano fosse risoluto a spezzare la catena di paesi antioccidentali da cui sosteneva di sentirsi minacciato, dalla Cina al Venezuela passando per Siria, Gaza, Libano, Iran, fino alla Russia, anzi proprio quest'ultima era data come la suocera da avvertire parlando alle nuore intermedie, ogni operazione bellica volta a dimostrare l'impotenza di Mosca: adesso si scopre che ad avvantaggiarsi della situazione di crisi anzitutto energetica è proprio la Russia, che incassa 150 milioni di dollari al giorno e entro fine marzo potrebbe incamerare qualcosa come 5 miliardi di dollari in entrate fiscali aggiuntive, il che le consentirebbe di sistemare un bilancio traballante, come spiega l'economista Borys Dodonov della Kyiv School of Economics: “Gli attuali prezzi elevati aiuteranno la Russia a rispettare gli indicatori di bilancio in questo trimestre e persino a iniziare a rispettare un po' di soldi”. Il deficit di bilancio di Mosca aveva raggiunto nei primi due mesi di quest'anno il 90% dell'obiettivo annuale: quale insperata situazione favorevole! A sua volta Mosca, che potrebbe mettere letteralmente in ginocchio l'Europa ostile, prende tempo, il Cremlino apre alla possibilità di riprendere le esportazioni energetiche verso l'Europa. Decisione perfettamente logica: la Russia fa il mestiere suo, è il venditore del quale tutti hanno bisogno ed è lei a stabilire le condizioni, a “fare il gioco”, come si dice.
Quel gioco che viceversa sembra sfuggire di mano a Trump: uno, si direbbe, che si preoccupa di distruggere ma non di ricostruire, del momento ma non delle conseguenze, Il futuro immediato sta nelle macerie da lasciare per il bersaglio successivo. Sconcerta, però, che intorno al presidente americano si agiti una pletora di consiglieri e strateghi che non sembrano avere idee molto più chiare. Intanto la strozzatura nello stretto di Hormuz getta nel solito panico amorfo la UE la quale, fa sapere, “monitora attentamente la situazione”. Cioè non ha la benché minima idea di cosa fare, come sempre. L'Unione sa che l'interruzione delle forniture dal Medio Oriente – che ha già provocato l'incremento delle importazioni di greggio russo dai giganti cinese e indiano - può indurre diversi membri a rinviare, a bloccare il blocco sul gas naturale liquefatto russo. E deve risolvesi a plurime umiliazioni: gli Stati Uniti hanno rimosso le loro riserve in merito all'acquisto europeo del petrolio da Mosca, sinora bloccato in mare. L'Europa il vassallo di sempre? Su questo non c'è dubbio: il vecchio continente ha avuto 80 anni per rendersi almeno in parte autonomo sia nel senso della sicurezza che a dimensione energetica: se ne è ben guardato e oggi il suo vassallaggio è persino accentuato, le riserve sul dominio americano lasciano il tempo che trovano, sono ipocrisie di pura facciata. Del resto, “alla guerra come alla guerra” non è solo un modo di dire, la realpolitik passa anzitutto dal fabbisogno energetico, e mai come in questo tempo di tecnologia onnipresente e onnivora. La Cina, per dire, pare aver concordato con Teheran la soluzione di un rifornimento petrolifero senza limiti né interruzioni: bel modo di ridimensionarla, di metterla in ginocchio. Ovviamente, Teheran non concede la sua energia senza una contropartita. Insomma tutto pare ingarbugliarsi a livelli allucinanti e preoccupanti. E nessuno sa che succede, come va a finire, meno di tutti, parrebbe, chi ha iniziato tutto. Valeva la pena pur di assecondare un personaggio fuori controllo come Netanyahu?
Parlano di autorizzazioni temporanee, ma la verità è che nessuno sa calcolare questo interim che minaccia di protrarsi ad libitum. La fiera delle ambiguità, delle cose che non si capiscono, ma non tutte: di certo, di non contestabile c'è che l'Europa è come sempre una astrazione burocratica dipendente in tutto da tutti, dal petrolio russo come dai diktat americani, un vaso neppure più di coccio, una semplice camera di compensazione finanziaria, industriale volta alla sua esclusiva sopravvivenza oltre ad una mafia di lobbies da noleggiare all'occorrenza per tutto ciò che i padroni della finanza e della tecnica intendano imporre con la forza dei regolamenti, delle normative punitive. Lo abbiamo visto con la pandemia, lo vediamo, ogni giorno, sul clima, sull'energia, sulle riconversioni industriali miopi, catastrofiche con tanto di precipitosi, ignominiosi voltafaccia nell'indifferenza verso i suoi 450 milioni di cittadini tenuti a pagare le conseguenze dell'insipienza e della corruzione di Bruxelles. Le sanzioni emesse dall'Unione sono di cartone come i suoi proclami e le sue soluzioni perennemente attese; la verità è che l'Europa dei falansteri non è in gradi di decidere niente, di risolvere niente, in nessun senso, verso nessuno.
Più che un vassallo, un servo sciocco questa Europa. Ma tra le cose che non si capiscono, somma è la strategia di Trump, uno che probabilmente fatica a spiegare a se stesso le decisioni che di volta in volta prende, uno del quale si può pensare tutto e il contrario di tutto, perfino che, alla fine, non intendesse favorire l'avversario che ostentava di mettere in difficoltà; Trump è “un enigma avvolto in un mistero”, forse psichiatrico, e chi pretende di interpretare e perfino di legittimare l'operato di Trump, probabilmente è più azzardato, o suonato, di Trump stesso.