Trump ha tradito i suoi elettori, il dibattito nell’opinione pubblica USA; aveva promesso: niente guerre e invece ha scatenato 9 conflitti

Solo il 29% degli americani approva l'azione militare in Iran, spiega l'ultimo sondaggio Reuters/Ipsos. Acceso dibattito negli USA

Secondo l'agenzia di stampa internazionale Associated Press, il conteggio delle vittime uccise dall'inizio degli ultimi attacchi in Iran sarebbe di almeno 1.230 iraniani e 7 militari statunitensi.

Il tema conflitti sta innervosendo l'opinione pubblica USA, con un dibattito esploso tra i sostenitori del presidente USA Trump.

Nonostante la campagna elettorale del 2024 fosse incentrata sulla promessa di evitare "guerre infinite" o sul mettere fine al "ruolo USA come poliziotto del mondo", il secondo mandato Trump ha visto un'espansione importante nell'uso della forza militare all'estero. Secondo gli analisti, il numero di attacchi aerei autorizzati nel solo 2025 avrebbe superato il totale di quelli dell'intera amministrazione Biden.

Febbraio 2025: l'operazione antiterrorismo in Somalia; attacchi militari nel marzo 2025 in Iraq; attacchi aerei e navali in Yemen nel marzo 2025; attacchi aerei in Iran nel giugno 2025; interdizione marittima nei Caraibi nel settembre 2025; attacchi aerei in Nigeria nel dicembre 2025; attacchi di rappresaglia in Siria nel dicembre 2025; operazione speciale con cattura del presidente della Repubblica del Venezuela Nicolás Maduro nel gennaio 2026; attacchi aerei su larga scala sull'Iran nel febbraio 2026. Di fronte agli elettori del presidente si è presentato uno scenario inatteso, sviluppato proprio dall'ex paladino della pace Trump: una sorta di nuovo ordine mondiale imposto con la forza delle armi e la prepotenza del più forte militarmente.

L'ultimo sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato negli USA poche ore fa afferma che solo il 29% degli americani approva l'azione militare della guerra in Iran. Il 64% crede che Trump non abbia spiegato chiaramente gli obiettivi della guerra. Il 60% degli americani (e il 38% dei repubblicani) pensa che il conflitto durerà a lungo. C'è poi grande preoccupazione per l'aumento del prezzo della benzina, un tema che tocca direttamente le tasche degli elettori.

Anche il popolarissimo intrattenitore Joe Rogan, famoso per il suo podcast su Spotify, ha criticato gli attacchi all'Iran definendoli folli e unendosi ad altri podcaster USA, sottolineando il suo precedente sostegno al presidente e le promesse elettorali di porre fine alle guerre.

La nuova strategia USA è stata descritta come "nazionalismo transazionale" o "coercizione con la forza": un uso di forza militare rapida e mirata per raggiungere specifici obiettivi politici, come la cattura di un leader straniero o la distruzione di capacità nucleari, piuttosto che impegnarsi in guerre di lunga durata con l'intervento di truppe a terra. La stessa ridenominazione del Dipartimento della Difesa in Dipartimento della Guerra è stata un segnale emblematico del cambiamento di paradigma.

Ma il dibattito resta acceso: una parte della base MAGA (il movimento Make America Great Again che rappresenta la base elettorale populista del presidente) accusa Trump di aver spezzato il patto con i propri elettori, abbracciando la logica bellicista dell'establishment che aveva promesso di distruggere. Una frattura interna che sta creando non pochi grattacapi politici all'amministrazione del governo. I consiglieri di Trump lo spingono a trovare una strategia di uscita rapida per presentare la guerra come un successo lampo, prima che il malcontento eroda il consenso in vista delle elezioni di Midterm. Se non ci saranno cambi di scenario improvvisi, cosa che Trump è capace di fare, l'aria negli USA sembra essere cambiata. E la crisi non è che all'inizio, al punto che alcuni esponenti repubblicani, come il senatore Rand Paul, si sono uniti ai democratici per cercare di limitare i poteri bellici del presidente.