Perché io so da quale parte stare: da quella dell'Iran aggredito, senza dubbi né esitazioni

Quando si ragiona come bambini idioti, si desidera la fiaba a lieto fine, semplice semplice, comprensibile

Da una parte, abbiamo un Potus (President of the United States) che vive in una realtà parallela: “Ho fermato otto guerre in dieci mesi”, “la Spagna fa parte dei Brics” e un delinquente comune sotto processo per frode, abuso d'ufficio e corruzione (avrebbe accettato tangenti in tre casi distinti) sulla cui testa pende il mandato d'arresto della Corte Penale Internazionale per i “crimini di guerra e contro l'umanità” commessi a Gaza e, per il crimine di genocidio, un mandato d'arresto turco, dall'altro Ali Larijani, il Segretario del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale dell'Iran, che emerge come figura apicale della politica iraniana.

La casalinga di Voghera – si sa - parteggia per la libertà e la democrazia: “gli arabi sono terroristi”. Neppure distingue i persiani – che arabi non sono – dai tagliagole come Al Jolani, il paladino della libertà e della democrazia in Siria.

Poi, naturalmente, tutti a favore dei curdi, la più importante minoranza della regione senza una propria patria.

Il livello del dibattito – more solito – è subumano. Al Jazeera (emittente del Qatar, sunnita, che non può certo essere sospettata di nutrire simpatie per gli sciiti iraniani) comunica che la strage delle 185 bambine morte sotto le macerie della loro scuola a Teheran è “un atto deliberato”. Nessuno dei media (merda) italiani che riporti la notizia.

Da sempre, la retorica di guerra israeliana ripete le stesse cose, aberranti, inconcepibili: Il ministro della sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir ha chiamato i nemici di Israele animali umani. I soldati dell'IDF hanno bombardato obiettivi civili, atteso l'arrivo dei soccorritori quindi bombardato una seconda volta. A Teheran come avevano già fatto a Gaza, come ha raccontato ieri da Teheran, al Giudice Andrew Napolitano, il Professor Seyed Mohammad Marandi (americano, professore di letteratura inglese all'Università di Teheran).

La casalinga di Voghera non parla l'inglese e crede a tutto ciò che le dice la TV: in Iran le donne sono schiave, per liberarle è giusto assassinare il leader spirituale Ali Khamenei e buona parte della sua famiglia, inclusa una nipote di 14 mesi.

Ali Khamenei, l'essere umano (e sottolineo umano) che si è rifiutato di fuggire al sicuro: “Perché io posso fuggire, ma il popolo iraniano non può” mentre il criminale Mileikowsky fuggiva a bordo del suo aereo.

Dopo la pubblicazione degli Epstein files, persino un agnostico come me si è convinto che lo scontro in atto - prodromico a una guerra atomica e forse l'inizio della Terza guerra mondiale – ha una profonda valenza escatologica. Il Male è la cupola che regge le sorti del Dollaro, che controlla la FED, la finanza internazionale, la politica americana come quella israeliana ed europea (con qualche rara l'eccezione virtuosa, almeno per ora).

Gli animi surriscaldati degli imbecilli si esaltano: animali umani (questi sì) si esaltano per la morte di un ayatollah che si era schierato contro l'arricchimento dell'uranio per scopi militari. Ora l'Iran liberato farà finalmente parte del troiaio occidentale, con un figlio incapace sul trono che fu di suo padre il torturatore: quando si ragiona come bambini idioti, si desidera la fiaba a lieto fine, semplice semplice, comprensibile.

Per me una monarchia – qualsiasi monarchia – è un anacronismo patetico, da quella inglese a quella dei sauditi, senza dimenticare quelle degli emiri del Golfo.

Ma io – è ovvio – proprio come il Potus dal ciuffo, i cappellini, le smorfie e le mossette vivo in una realtà parallela, dove la cultura ha ancora un valore, dove la compassione, l'empatia e la fratellanza umana non sono parole vuote.

Per questo, vi invito a leggere chi sia l'essere umano che si contrappone al Male:

"Prima di affermarsi nella vita politica, Ali Larijani ha avuto anche una formazione accademica in ambito filosofico.

Ha conseguito un dottorato presso la University of Teheran, dedicando i suoi studi in particolare alla filosofia moderna europea, e soprattutto al pensiero di Immanuel Kant.

La sua ricerca filosofica si è concentrata sul rapporto tra matematica, logica e conoscenza nella filosofia kantiana. In particolare, Larijani ha studiato il problema del cosiddetto “metodo matematico” in Kant, cioè la questione di come la matematica riesca a produrre conoscenze necessarie e universali. Kant sostiene che la matematica non deriva semplicemente dall’esperienza ma dipende da strutture a priori della mente umana, come lo spazio e il tempo. Secondo questa prospettiva, la certezza della matematica non nasce dall’osservazione del mondo, bensì dalla capacità della mente di costruire concetti e figure nello spazio intuitivo.

Nel suo lavoro accademico (possiamo citare la pubblicazione 'The Mathematical Method in Kant’s Philosophy'), Larijani ha analizzato proprio questo aspetto della filosofia kantiana, cercando di chiarire in che modo il procedimento matematico differisca dall’argomentazione filosofica e quale ruolo svolgano le intuizioni e le costruzioni mentali nella dimostrazione matematica. La filosofia classica persiana possedeva già una forte dimensione metafisica e razionale. Pensatori come Avicenna e Mulla Sadra hanno sviluppato sistemi filosofici molto complessi, nei quali il rapporto tra conoscenza, realtà e intelletto è centrale. Quando gli studiosi iraniani entrarono in contatto con la filosofia moderna europea, trovarono in Kant un autore estremamente sistematico che rifletteva proprio sui limiti della conoscenza umana, un tema in linea con molte problematiche già sollevate dalla filosofia islamica classica".

Da un lato la cupola, che cerca di tenere in piedi il castello di carta finanziario costruito sul petroldollaro e per farlo deve controllare l'intero commercio petrolifero del Golfo, dall'altro un popolo con una storia millenaria, che la cupola vuole frammentare come ha fatto con la Jugoslavia, la Libia, la Siria, l'Afganistan e l'Iraq, per sottrarne le risorse.

Io so da quale parte stare, non ho il minimo dubbio.   

Alfredo Tocchi, Il Giornale d'Italia, 6 marzo 2026