Le élite al potere stanno attuando un progetto di cancellazione sociale: le guerre divorano tutto, dai chip in Corea al carrello della spesa

Perché le masse non scendono in piazza per fermarle?

Le élite al potere stanno attuando un progetto di cancellazione sociale. L'uso della forza, dalla demolizione del diritto come prassi quotidiana si sta manifestando da anni, Libia, Gaza, Ucraina, Venezuela, Somalia, Yemen, oggi Iran sono forse solo i casi più eclatanti. In queste ore il progetto dà il suo ennesimo segnale tra gli speculatori che fanno impennare il prezzo dell'energia. Il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran è l'ennesima scossa tellurica che si abbatte sulle nostre vite, sulla nostra società ed economia.

Il 4 marzo 2026 è crollato l'indice di Borsa della Corea del Sud di oltre il 12%: gli investitori stranieri vendevano in preda al panico. Samsung Electronics ha perso il 7%, SK Hynix il 5%. Mentre la Banca di Corea prometteva interventi impossibili, il prezzo del petrolio volava verso gli 82 dollari al barile.

C'é chi considera il regime degli ayatollah come repressivo e liberticida, che uccide i dissidenti - e chi la pensa diversamente e per lunghi tratti segrega le donne, ma comunque inorridito da un ordine mondiale imposto con la forza delle armi che passa di guerra in guerra. E’ un sistema da bulli, non delle democrazie. Domani, più armi potrebbero averle un regime cinese o del mondo islamico e quindi saremmo noi le prede. Le masse europee e non solo dovrebbero scendere in piazza e manifestare per la pace immediata ad ogni costo. Ma le persone latitano, siamo sempre meno persone e più simili alle macchine: gli occidentali sono sempre più consumatori borghesi, atomi isolati che difficilmente partecipano alla vita associata. Concentrati sulle proprie piccole quotidianità e nei propri schermi non si mobilitano così facilmente per una causa politica per quanto grave.

Ma l'instabilità non resta chiusa nei grattacieli di Seul. Si trasferisce direttamente sulle nostre bollette e nei negozi sotto casa con il costo dell'energia che ricade soprattutto sulla povera gente, quella che già fatica ad arrivare a fine mese. L'aumento farà volare i prezzi di tutto. I chip sono il cervello di ogni prodotto tecnologico avanzato. Se il cervello costa di più, il corpo vedrà il suo prezzo salire.

L'industria dei chip sudcoreana produce due terzi dei semiconduttori mondiali. Ogni nostro smartphone, ogni auto, ogni elettrodomestico complesso vive grazie a queste fabbriche. E quelle fabbriche tremano. I dirigenti di Samsung e SK Hynix sono stati chiari: la guerra minaccia le forniture di materiali essenziali, materiali di cui sentiremo presto la mancanza.

Prendiamo l'elio. Sembra una cosa lontana, serve per i palloncini, invece no. L'elio raffredda i macchinari durante la produzione dei chip. Senza elio, i chip si surriscaldano e la produzione si ferma. La Corea del Sud lo compra dal Qatar. Il Qatar è in guerra direttamente. E l'elio non ha sostituti. Poi c'è il bromo, indispensabile per i processi di incisione. Arriva sempre dal Medio Oriente. Anche nel parlamento sudcoreano arriva l'allarme: altri 14 materiali chiave con i quali i coreani lavorano viaggiano su quelle rotte infuocate.

La guerra è un mostro che divora tutto. Divora la stabilità dei mercati, il prezzo dell'energia, la produzione di tecnologia. Lo smartphone che tieni in mano, il frigo dove conservi il cibo, l'auto che usi per andare al lavoro, la benzina per muoverti… Ma alla fine, divora sempre di più la povera gente alla quale oggi si somma una classe borghese sempre più povera.

I potenti fanno le guerre per la loro sete di egemonia e potere e le fanno pagare alle masse. Quella parte di società che non ha colpa direttamente, quella che non ha scelto. La colpa è indiretta: vivere, senza farsi domande, nella società dei consumi. E soprattutto le classi popolari. Quelle che domani, al supermercato, troveranno il latte più caro e dovranno scegliere tra scaldare casa o mangiare un pasto caldo. Perché quando i costi energetici esplodono, la scure si abbatte sempre sulle spalle di chi ha meno.