La mogliettina del Tycoon, la First Lady col martelletto: l’ONU ridotta a corte imperiale, tra inchini servili e potere per matrimonio senza voto

Melania Trump presiede l’organo chiave dell’ONU: nessun voto, nessun mandato, ma molto protocollo. E il mondo applaude in smoking

C’è qualcosa di profondamente lisergico nell’immagine di Melania Trump che batte il martelletto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come fosse il tè delle cinque a corte. Non è satira, non è un episodio scartato di House of Cards: è accaduto davvero. Una first lady – ruolo ornamentale per definizione, privo di mandato elettivo, di investitura costituzionale, di qualsiasi responsabilità politica diretta – che presiede l’organo più delicato del pianeta, quello che decide di guerre, embarghi e pace armata.

I conflitti nascono dall’ignoranza”, dice. Frase impeccabile, da poster motivazionale in un corridoio ministeriale. Ma qui non siamo a un convegno scolastico: siamo nel sancta sanctorum della diplomazia globale. E l’effetto è quello di una monarchia cosmetica che irrompe nel tempio laico della geopolitica. Come se la moglie di un Imperatore si affacciasse al Senato per ricordare ai legionari di volersi bene.

La scena è talmente surreale da risultare perfetta: il potere che scivola dal voto al lignaggio con la grazia di un tacchetto Louboutin sui marmi dell’ONU. Nessuno eletto, nessun titolo, solo prossimità con il trono. È questa la nuova dottrina? La diplomazia per osmosi coniugale?

E in questa parata di inchini e sorrisi tirati, mi chiedo: nel suo devoto allineamento atlantico, Giorgia Meloni troverà una sillaba di dissenso? O applaudirà con zelo, celebrando l’ennesima torsione del protocollo in favore del carisma dinastico? Il mondo brucia, ma l’importante è che la scenografia sia impeccabile. Benvenuti nell’era del potere per matrimonio.