Iran, la guerra come investimento ad alto rendimento: lo scandalo di informazioni militari segrete divulgate per guadagno
Ancora una volta, guerra e finanza che si sfiorano troppo da vicino. Oggi la geopolitica non si commenta soltanto, sulla geopolitica si scommette
Una volta c’erano le guerre combattute sul campo. Oggi ci sono quelle giocate in anticipo sui mercati predittivi. Cambia il lessico, non la sostanza: qualcuno rischia la vita, qualcun altro incassa.
Donald Trump, in questo, è stato un precursore. Un re Mida 2.0. Presidente, imprenditore, influencer di mercati. Un uomo capace di trasformare la politica estera in leva finanziaria, non solo per gli USA. In un anno il suo patrimonio personale è passato da 4 a 11 miliardi di dollari. Non male per chi, ufficialmente, dovrebbe servire lo Stato e non il proprio portafoglio. Dazi, dichiarazioni sulle criptovalute, annunci strategici, attacchi all’Iran: ogni parola un’onda, ogni onda denaro. Ma la vera novità è un’altra.
Oggi la geopolitica non si commenta soltanto, sulla geopolitica si scommette.
La piattaforma Polymarket è finita al centro delle polemiche dopo i bombardamenti USA-Israele sull’Iran. Mentre i media parlavano di diplomazia e negoziati, sei portafogli crittografici anonimi, creati pochi giorni prima dell’operazione, puntavano con precisione quasi militare sul mercato.
Il mercato in questione su Polymarket era intitolato “Gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran entro il 28 febbraio 2026?”. Volume totale: quasi 600 milioni di dollari. Risultato: profitti milionari. Un account ha trasformato 61 mila dollari in quasi mezzo milione. Un altro ha quadruplicato 30 mila dollari. Nessuna attività precedente, nessuna strategia visibile: solo il dono della previsione perfetta.
O della conoscenza anticipata.
Tre giorni prima dell’attacco i negoziatori USA Jared Kushner e Steve Witkoff hanno incontrato i rappresentanti iraniani per mantenere viva la narrazione dei negoziati. Diplomazia in pubblico, bombe in programmazione. E qualcuno che, nel frattempo, piazzava la puntata giusta. Bertolt Brecht scriveva: “Che cos’è rapinare una banca rispetto al fondarne una?”. Oggi la domanda andrebbe aggiornata: che cos’è scommettere sulla guerra rispetto a decidere quando inizierà?
Il caso iraniano non è isolato. Un trader ha scommesso sul mercato “Maduro out dal 31 gennaio 2026?“, incassando oltre 400.000 dollari con un investimento iniziale di circa 32.000 dollari. Tempismo perfetto. Fortuna sfacciata. Oppure informazioni di prima mano.
Le indiscrezioni su possibili fughe di notizie da ambienti militari hanno prodotto interrogazioni al Congresso e proposte di legge. Ma il problema resta intatto: i mercati predittivi premiano chi sa prima, non chi analizza meglio.
E non è una novità. Il caso più eclatante di sospetto abuso di informazioni privilegiate risale addirittura alle due settimane che hanno preceduto l’attentato alle Torri Gemelle. Tra il 26 agosto e il 10 settembre 2001, un gruppo di speculatori che la SEC (Securities and Excange Commision) ha identificato come israeliani, ha venduto allo scoperto 38 differenti azioni, tra cui quelle di American Airlines e Unites Airlines, destinate a crollare il giorno degli attacchi terroristici generando guadagni di milioni di dollari. Profitti milionari e domande rimaste sospese, come certe verità che nessuno ha davvero interesse a chiarire.
Nel giugno 2025, due cittadini israeliani sono stati incriminati per aver usato informazioni classificate su operazioni dell’IDF contro l’Iran per scommesse, sempre sulla piattaforma Polymarket. I guadagni ammontavano a circa 150.000 dollari e le accuse includevano reati contro la sicurezza nazionale e corruzione.
In tutti i casi sospetti emerge, in qualche modo, il coinvolgimento accertato o presunto di Israele e degli USA che sanno trasformare guerre ed eventi geopolitici in formidabili occasioni di guadagno.
Ancora una volta, guerra e finanza che si sfiorano troppo da vicino.
Ennio Flaiano diceva ironicamente che “la situazione politica è grave ma non seria”. Oggi il problema è che la situazione geopolitica è serissima ma per qualcuno resta soltanto un gioco. Un gioco dove il tavolo è globale, le fiches sono digitali e il banco sembra conoscere sempre le carte prima degli altri.
La retorica ufficiale parla di sicurezza nazionale, democrazia, stabilità internazionale. I mercati, invece, parlano un linguaggio più semplice: probabilità, quote, rendimento. E così la guerra smette di essere un fallimento della politica e diventa una voce di portafoglio.
Machiavelli ha chiarito che il potere si misura sulla capacità di controllare gli eventi. Oggi il vero potere sembra essere un altro: sapere quando gli eventi accadranno e monetizzarli prima che il mondo se ne accorga.
La domanda finale, allora, è inevitabile. Non tanto se qualcuno stia speculando sulla guerra, quello è evidente. Ma se, in un mondo dove tutto è quotato, la guerra non rischi di diventare semplicemente un investimento ad alto rendimento. Perché quando la geopolitica entra nel casinò, la pace diventa l’unica scommessa che non paga nessuno.
Di Marco Pozzi