Cuba nuova preda di Trump: "Forse un'acquisizione amichevole”, stessa logica predatoria per Groenlandia, Panama e Canada
Dalla Groenlandia al Canada, da Panama a Gaza, Trump ha ormai trasformato il lessico finanziario in uno strumento di espansionismo geopolitico. Il copione è sempre lo stesso: prima si strangola economicamente il bersaglio, poi si presenta il conto spacciando la resa per un accordo
Parlando ai giornalisti sul prato della Casa Bianca prima di partire per il Texas, il Presidente degli Stati Uniti ha usato il linguaggio di Wall Street — friendly takeover, acquisizione amichevole — per descrivere quello che in qualsiasi altro contesto si chiamerebbe semplicemente con il suo nome: la capitolazione forzata di uno Stato sovrano.
Dietro l’ipocrita gergo finanziario del tycoon, l'isola è in ginocchio: ospedali fermi, scuole chiuse, carburante esaurito
"Maybe we'll have a friendly takeover of Cuba". Con la disinvoltura di chi parla di una qualsiasi operazione di borsa, Donald Trump ha lanciato venerdì 27 febbraio la sua ultima sortita annessionista, questa volta puntando su Cuba. Non è una novità. Dalla Groenlandia al Canada, da Panama a Gaza, Trump ha ormai trasformato il lessico finanziario in uno strumento di espansionismo geopolitico. Il copione è sempre lo stesso: prima si strangola economicamente il bersaglio, poi si presenta il conto spacciando la resa per un accordo.
Il meccanismo della strangolazione
Nel caso cubano, la messa in scena è particolarmente cinica perché costruita su strati successivi di pressione deliberata. Il 3 gennaio scorso, le forze speciali statunitensi hanno rovesciato il Presidente venezuelano Nicolás Maduro — alleato storico dell'Avana e principale fornitore di petrolio dell'isola — con un'operazione militare che ha causato, secondo fonti di Al Jazeera, la morte di almeno 32 soldati cubani. Con un colpo solo, Washington ha eliminato il principale alleato di Cuba e tagliato il suo cordone ombelicale energetico. Il 29 gennaio, Trump ha firmato un ordine esecutivo che minaccia tariffe punitive contro qualsiasi paese fornisca petrolio a Cuba, direttamente o indirettamente. Il risultato? Frequenti blackout, carenza di medicine e cibo, un settore turistico paralizzato perché le compagnie aeree hanno smesso di volare sull'isola dopo gli avvertimenti che gli aeroporti potrebbero esaurire il carburante per aerei. Il governo cubano ha istituito misure d'emergenza e avrebbe riserve di carburante per circa sei-sette settimane prima di cadere in un blackout totale. Un commissario dell'ONU ha avvertito che le conseguenze umanitarie si approfondiscono di giorno in giorno, con la vita quotidiana sull'isola che diventa sempre più fragile, con crescenti pressioni sulla sanità, i servizi idrici e la distribuzione alimentare.
La logica del predatore
Trump non si nasconde. Ha suggerito che un'azione militare contro L'Avana potrebbe non essere necessaria, sostenendo che l'economia dell'isola sia abbastanza debole da collassare da sola. La "acquisizione amichevole" è dunque il coronamento di una strategia di collasso indotto: si porta un Paese sull'orlo del baratro, poi si offre la mano, a condizioni da dettare. Esperti della politica statunitense verso Cuba ritengono che le tattiche del presidente siano probabilmente più orientate a creare opportunità di business per le aziende americane che a rovesciare il regime comunista. In questa lettura, la "acquisizione amichevole" assume contorni ancora più inquietanti: non si tratta di liberare il popolo cubano, ma di aprire l'isola ai capitali statunitensi dopo sessant'anni di embargo, con Cuba ridotta a negoziarsi dal punto di massima debolezza.
Rubio il rinnegato, l'arma anti-Castro
Le trattative, ha precisato Trump, sono condotte dal Segretario di Stato Marco Rubio, cubano-americano di seconda generazione, figlio di esuli di Batista, noto per le sue posizioni durissime verso L'Avana. Nonostante il suo atteggiamento da falco su Cuba, Rubio al momento non sembra spingere apertamente per un rovesciamento del regime. Il che suggerisce che l'obiettivo vero sia un'altra cosa: costringere il governo di Miguel Díaz-Canel a trattare da una posizione di totale subalternità. Nel frattempo, si moltiplica la pressione diplomatica. Honduras, Guatemala, Bahamas, Antigua e Barbuda e Grenada hanno già posto fine o ridotto l'utilizzo di medici cubani, colpendo un'altra importante fonte di valuta estera per L'Avana.
L'incidente della barca e la tensione alle stelle
Il contesto in cui Trump ha pronunciato le sue parole è quello di una tensione crescente. Mercoledì scorso, in un incidente mortale, guardie di frontiera cubane hanno ucciso quattro persone a bordo di una barca statunitense nelle acque territoriali cubane. Il governo cubano sostiene che i passeggeri abbiano aperto il fuoco per primi; Washington indaga. L'episodio si è intrecciato con le dichiarazioni di Trumpsu una possibile "acquisizione", amplificandone la portata minacciosa.
Il monito della Cina (e di Taiwan)
Non tutti a Washington sembrano entusiasti di avventure cubane. L'ex diplomatica Vicki Huddleston, che ha lavorato a lungo su Cuba, ha avvertito che forzare la caduta del governo comunista di L'Avana rischierebbe di provocare serie conseguenze da parte della Cina. "Taiwan è per la Cina ciò che Cuba è per gli Stati Uniti", ha detto Huddleston. "Se interveniamo a Cuba, immagino che la Cina interverrà a Taiwan". Un avvertimento che rivela la dimensione geopolitica più profonda della crisi cubana: l'isola non è solo un boccone da ingoiare, ma una pedina in un gioco molto più grande.
Cuba, America Latina: la dottrina Monroe 2.0
Quel che è chiaro è il quadro complessivo: Trump sta riportando l'America Latina all'era della Dottrina Monroe, con la convinzione che l'emisfero occidentale sia il cortile di casa di Washington e che i governi non graditi possano essere rimossi o piegati a piacimento. Venezuela è caduta. Cubaè nel mirino. Se gli Stati Uniti colpissero Cuba, sarebbe l'undicesimo Paese attaccato durante i due mandati di Trump, che nel frattempo si auto-proclama "Presidente della pace" e candidato al Nobel.Mentre a L'Avana i supermercati sono vuoti, gli ospedali sospendono le operazioni chirurgiche e le scuole chiudono i battenti, a Washington si parla di "acquisizione amichevole". Il gergo cambia, la sostanza no: è imperialismo, con abito da banchiere.
Di Eugenio Cardi