Cisgiordania, Jad Jadallah, 14 anni, lasciato morire dissanguato dall’Idf, 45 minuti di agonia davanti a 14 soldati

Jad Jadallah non è morto soltanto per le pallottole di un'unità di paracadutisti israeliani. È morto anche nel silenzio assordante dei governi europei, nelle parole svuotate di senso dei comunicati diplomatici, nell'indifferenza di chi ha scelto di non vedere, dell’Europa che finge di essere distratta da altro

C'è un video che dovrebbe essere proiettato in ogni parlamento europeo, in ogni cancelleria che ancora tace, in ogni palazzo dove si continua a dispensare "preoccupazione" senza conseguenze. È il video della morte di Jad Jadallah, quattordici anni, campo profughi di al-Far'a, Cisgiordania nordorientale, 16 novembre 2025.

C’è ancora chi ha il coraggio di definire Israele come l’unica democrazia del M.O.

Un'inchiesta della BBC basata su filmati e testimonianze oculari mostra Jad a terra per almeno 45 minuti mentre muore dissanguato, circondato da un cordone di quattordici soldati dell'IDF che bloccano due ambulanze palestinesi impedendo ogni soccorso. Guardate quel video. Il 14enne, ancora vivo, agita le braccia come a chiedere aiuto ai militari, venendo completamente ignorato. I soldati israeliani, del tutto indifferenti verso quel ragazzo in agonia, arrivano persino a calciare via il suo cappello. Un cappello. Il cappello di un ragazzo di quattordici anni che sta morendo.

Le bugie dell'esercito israeliano

L'IDF ha giustificato l'uccisione con l'accusa di lancio di pietre. Ma il video della BBC mostra con chiarezza un soldato che si avvicina al giovane agonizzante a terra e deposita accanto al suo corpo un oggetto simile a una pietra, per poi fotografarlo: un tentativo documentato di costruire prove false. Come normalmente usa fare lo Stato occupante di Israele, nulla di nuovo sotto il sole, purtroppo. L'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem parla esplicitamente di "messa in scena". L'esercito dello Stato sionista ha sostenuto che i propri soldati abbiano fornito "cure mediche iniziali", ma si è rifiutato di fornire prove o orari degli interventi. Nonostante ogni unità dell'IDF includa personale addestrato al primo soccorso, nessuno ha mosso un dito, come è fin troppo evidente. Quei soldati semplicemente si son limitati a circondarlo, guardandolo morire. Temevano forse che potesse ancora scappare? O cercavano di coprire quello scempio disumano che avevano commesso per timore che, appunto, qualcuno potesse riprendere quelle scene? Mi chiedo: come è possibile restare così indifferenti davanti a un ragazzo di soli 14 anni in agonia? Come è possibile che si sia rapiti da così tanta disumanità e crudeltà? Perché sparargli poi, perché ucciderlo a sangue freddo, quando semplicemente era in compagnia di due amici senza che facesse nulla di male? Per non dire che non era certamente il povero Jad ad essere fuori posto ma i soldati dell’IDF, considerando che la Cisgiordania non è territorio israeliano ma è territorio palestinese occupato. Nemmeno la scusa di Hamas regge, dal momento che, in Cisgiordania, Hamas non c’è. E’ un assassinio gratuito, senza alcuna possibilità di alibi o scusanti, è stato solo un piccolo, macabro, crudele, disumano, terribile divertimento per soldati annoiati. D’altra parte non è un mistero che anche a Gaza i soldati israeliani si divertano a sparare in testa a bambini palestinesi.  Il paramedico Hassan Fouqha ha confermato di essere stato fermato a meno di cento metri dal ragazzo, impossibilitato a intervenire mentre Jad moriva dissanguato. Due ambulanze della Mezzaluna Rossa palestinese, arrivate sul posto otto minuti dopo la chiamata di soccorso, son state tenute a distanza sotto la minaccia delle armi degli stessi soldati assassini. Ecco a voi “l’esercito più morale del mondo”.

Un corpo che non si restituisce

Come se non bastasse, l'esercito israeliano si è rifiutato di restituire il corpo alla famiglia. La madre racconta che i figli piccoli le chiedono se Jad "è in un frigorifero". Una famiglia a pezzi. Un corpo tenuto in ostaggio come ultimo atto di sopraffazione su una vita già spezzata. Sarebbe comodo archiviare questo come un episodio aberrante, un incidente isolato. Ma non lo è. Secondo l'UNRWA, dal 7 ottobre a oggi Israele ha ucciso più di 230 minori palestinesi in Cisgiordania, con un aumento di oltre il 250% rispetto ai periodi precedenti. Duecentotrenta bambini. In Cisgiordania. Non a Gaza, dove la strage è ancora più grande. Molto più grande. E il capo dell'Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Türk, è andato oltre: le azioni di Israele sembrano mirate a produrre un cambiamento demografico permanente a Gaza e in Cisgiordania, sollevando preoccupazioni circa la pulizia etnica.

Il silenzio che uccide

Jad Jadallah non è morto soltanto per le pallottole di un'unità di paracadutisti israeliani. È morto anche nel silenzio assordante dei governi europei, nelle parole svuotate di senso dei comunicati diplomatici, nell'indifferenza di chi ha scelto di non vedere, dell’Europa che finge di essere distratta da altro. Si continua a deliberare sanzioni su sanzioni nei confronti della Russia mentre per quanto concerne Israele non si muove foglia. La cruda verità è che lo Stato occupante di Israele, perUSA e UE, ha licenza di uccidere, occupare, distruggere, stuprare e incarcerare liberamente. Per loro, per i sionisti, il diritto internazionale non vale. E di questo ne risponderanno davanti la storia, quando, magari tra 50 anni, qualcuno si chiederà come può essere successo. Ogni minuto di quell'agonia durata quarantacinque minuti porta il peso di una responsabilità condivisa. Perché quando si lascia che l'impunità diventi sistema, la complicità non è soltanto morale: è politica, è giuridica, è storica.Jad aveva quattordici anni. Amava i suoi amici, giocava per i vicoli del campo profughi dove era nato. Aveva tutta la vita davanti. Una vita che hanno fermato con un colpo ravvicinato. Un colpo sparato così per gioco, senza senso alcuno, su una terra dove i familiari di Jad vivono da sempre e che Israeleprepotentemente ha occupato con la forza militare. Poi quei militari sono rimasti lì, in piedi, ad osservarlo, ad aspettare che finisse. Nella più totale indifferenza, come se avessero appena schiacciato una mosca o una zanzara. Questo è ciò che il video mostra. Questo è ciò che nessuno dovrebbe poter ignorare.

Di Eugenio Cardi