Gaza, i crimini di Israele: fosse comuni negli ospedali, civili giustiziati con mani legate, corpi sepolti dai bulldozer
In tutto ciò, il Mondo tace. La comunità internazionale ha reagito in ordine sparso, con dichiarazioni di condanna che non hanno prodotto alcun meccanismo di inchiesta indipendente
I bulldozer israeliani che seppelliscono i cadaveri nei cortili degli ospedali, poi successivamente portati alla luce dalle squadre di soccorso, i pazienti giustiziati con le mani legate. Una terribile realtà documentata che chiede risposte all'intera comunità internazionale.
Fosse comuni a Gaza, il silenzio del mondo davanti all'orrore
C'è un'immagine che il mondo fatica ad assorbire, forse perché troppo densa di significato storico, troppo difficile da digerire, troppo carica di rimandi a pagine che l'umanità aveva giurato di non rileggere mai più. È l'immagine di una fossa comune nel cortile di un ospedale. Non in una foresta remota, non in un campo di sterminio lontano dalla civiltà. In un ospedale. Nell'Al-Shifa Medical Complex di Gaza City, il più grande complesso ospedaliero della Striscia. Dopo il ritiro delle forze israeliane, avvenuto il 1° aprile 2024 al termine di un'operazione durata quattordici giorni, le squadre di soccorso palestinesi hanno cominciato a scavare. Hanno trovato tre fosse comuni. Poi altre ancora. I corpi erano stati seppelliti sotto cumuli di macerie e rifiuti. Alcuni erano stati travolti da bulldozer militari, ridotti a resti irriconoscibili. Su molti dei cadaveri erano ancora visibili i cateteri urinari, le stecche ortopediche, le cartelle cliniche, pazienti che stavano ricevendo cure e che sono stati uccisi nei loro letti. Decine di vittime avevano le mani legate. Non si tratta di ricostruzioni di parte. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha dichiarato pubblicamente di essere rimasto "inorridito" dalla scoperta, precisando che la presenza di corpi con le mani legate "indica gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario". Il portavoce dell'OHCHR, Ravina Shamdasani, ha confermato che l'ufficio dell'Alto Commissario stava lavorando per corroborare i dati palestinesi: circa 300 corpi riesumati dall'Al-Shifa, oltre 400 dal Complesso Ospedaliero Nasser di Khan Yunis. Il terribile fenomeno, documentato dall'Euro-Med Human Rights Monitor — organizzazione con sede a Ginevra che ha fornito memorandum probatori anche al team legale sudafricano nella causa di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia — va ben oltre i due casi più noti. Secondo i dati dell'organizzazione, dall'ottobre 2023 si è assistito per la prima volta nella storia del conflitto alla proliferazione di fosse comuni e cimiteri improvvisati in tutta la Striscia, oltre 120 siti documentati. L'Euro-Med Monitor ha documentato attacchi israeliani contro almeno 12 cimiteri della Striscia, cimiteri regolari deliberatamente distrutti dalle forze armate israeliane con bulldozer che hanno dissotterrato e trafugato centinaia di salme.
Sistema sanitario completamente distrutto
Il quadro che emerge dalla documentazione disponibile — OMS, MSF, OHCHR, UNRWA, Euro-Med Monitor — è quello di una distruzione sistematica dell'intero sistema sanitario di Gaza. Al 20 gennaio 2025, l'OMS aveva verificato 668 attacchi a strutture sanitarie, con 886 morti e 1.355 feriti. Su 36 ospedali presenti prima del 7 ottobre 2023, solo 18 risultavano parzialmente funzionanti a gennaio 2025. Oltre mille operatori sanitari sono stati uccisi. MSF ha dovuto abbandonare 17 strutture sanitarie ed ha registrato circa 50 incidenti gravi in quindici mesi. La posizione israeliana è stata quella di qualificare come "infondate" le denunce sulle fosse comuni, pur ammettendo — in un'evidente contraddizione — di aver "riesumato corpi precedentemente sepolti". Le vittime trovate con le mani legate e con indumenti ospedalieri sono state definite, secondo le dichiarazioni delle autorità militari di Tel Aviv, "combattenti travestiti da civili", una spiegazione che il rappresentante dell'OHCHR ha ritenuto incompatibile con le evidenze forensi raccolte.
E come al solito la UE vigliaccamente tace. La storia giudicherà
La comunità internazionale ha reagito in ordine sparso, con dichiarazioni di condanna che non hanno prodotto alcun meccanismo di inchiesta indipendente. L'Alto Commissario per i Diritti Umani Volker Türk ha invocato indagini approfondite. Il Sudafrica ha portato Israele davanti alla Corte Internazionale di Giustizia. La Corte ha emesso misure cautelari. Ma le fosse si continuano a scavare. C'è qualcosa di storicamente insopportabile nel fatto che tutto questo accada sotto gli occhi di telecamere e satelliti, in tempo reale, con documentazione fotografica e forense a disposizione di chiunque voglia guardare. La storia — e non quella che si scrive nei comunicati diplomatici, ma quella vera, quella che i popoli ricordano nelle ossa — non dimentica chi ha visto e ha taciuto.
Di Eugenio Cardi