Ucraina, numeri e realtà: la guerra di logoramento e l’illusione dei rapporti 25:1

Droni, KAB e proxy war: dietro la narrazione occidentale emergono strategia americana e resilienza russa

Il mito dei 25:1

Da settimane circolano cifre secondo cui le perdite russe ammonterebbero a 40.000 uomini al mese, destinate – si dice – a salire a 50.000 entro primavera, con un rapporto di 25:1 a favore di Kiev. In un conflitto tra eserciti tecnologicamente comparabili, un simile scarto strutturale è semplicemente implausibile.

Rapporti di questo tipo si sono verificati nella storia solo in presenza di un divario tecnologico abissale, come nella battaglia di Battle of Omdurman o in scontri coloniali ottocenteschi. Neppure durante l’Operazione Barbarossa si registrarono per lunghi periodi proporzioni tanto squilibrate.

Se davvero il rapporto fosse costante, significherebbe supremazia totale ISR, dominio aereo assoluto, collasso del comando e controllo russo e incapacità di adattamento. Ma la realtà del campo di battaglia racconta altro.


Droni e narrazione selettiva

Nel racconto mediatico occidentale i droni FPV sono diventati la “wunderwaffe” ucraina. Si dà per scontato che Kiev ne disponga in quantità e qualità superiori, e che Mosca ricorra solo a “ondate umane”, caricatura funzionale a una rappresentazione moralistica del conflitto e alla demonizzazione di Vladimir Putin. Colpisce però il silenzio sulle bombe plananti russe KAB da 500 a 3000 kg. Questi ordigni, impiegati dall’aviazione tattica, hanno un impatto distruttivo enormemente superiore a quello di un drone leggero. Il fatto stesso che vengano utilizzati con continuità dimostra che l’aeronautica russa non è stata neutralizzata e che la difesa antiaerea ucraina soffre carenze strutturali. La guerra dei droni è decisiva sul piano tattico, ma in un conflitto tra pari non basta a determinare un esito strategico se non accompagnata da massa industriale, artiglieria e superiorità logistica.

La guerra per procura e i documenti americani

Per comprendere l’attuale fase bisogna tornare ai documenti strategici statunitensi precedenti al 2022. Il rapporto RAND del 2019, Extending Russia, indicava esplicitamente l’opportunità di sostenere l’Ucraina per “estendere eccessivamente” la Russia, replicando lo schema afghano contro l’URSS. L’obiettivo non era la vittoria ucraina, ma l’aumento dei costi per Mosca. Lo stesso documento ammetteva il rischio di pesanti perdite e di una pace sfavorevole per Kiev. È la logica della proxy war: logorare l’avversario principale usando un teatro periferico. Oggi, nonostante le dichiarazioni della nuova amministrazione americana, gli Stati Uniti continuano a sostenere operazioni in profondità contro infrastrutture energetiche russe, mentre si propongono come mediatori. Parallelamente, l’Europa viene spinta verso un ruolo più diretto, anche marittimo, contro la cosiddetta “flotta ombra”.

Industria e logoramento

Dal 2022 la Russia ha riconvertito la propria economia in funzione bellica, privilegiando produzione e quantità rispetto ai margini di profitto. Mezzi corazzati, artiglieria, munizioni, missili e sistemi di guerra elettronica vengono prodotti a ritmi che, secondo diverse stime, superano la capacità aggregata europea.

In una guerra di attrito, il parametro decisivo non è il chilometro conquistato, ma la sostenibilità nel tempo: reclutamento, addestramento, rimpiazzi, scorte. Le linee possono restare immobili per mesi e poi crollare improvvisamente quando una parte esaurisce le riserve operative. Le difficoltà ucraine nel mantenere rotazioni e rifornimenti in aree chiave del Donbass indicano una pressione crescente. Le offensive locali di Kiev, in assenza di superiorità numerica e industriale, rischiano di accelerare il consumo di risorse scarse.

Uno scontro più ampio del Donbass

Il teatro ucraino si inserisce in una competizione globale. L’indebolimento della Russia è funzionale, nella visione americana, al contenimento della Cina e alla difesa del primato statunitense. Energia russa verso l’Asia, corridoi terrestri eurasiatici, cooperazione con Iran e altri attori: tutto rientra in una dinamica sistemica.

In questo quadro, l’Europa appare sempre più subordinata strategicamente a Washington, chiamata a sostenere costi economici e militari crescenti.

L’idea che la Russia stia subendo perdite venticinque volte superiori in modo costante appartiene più alla psicologia bellica che all’analisi militare. Così come è illusoria la convinzione che uno dei contendenti possa crollare per semplice esaurimento morale. La guerra in Ucraina è una guerra di logoramento industriale dentro una competizione geopolitica più ampia. Ignorare questo dato significa alimentare aspettative irrealistiche e prolungare il conflitto. La storia militare insegna che le guerre tra potenze comparabili si concludono quando si riconosce l’equilibrio reale delle forze, non quando si crede alla propria propaganda.