Usa, il rabbino Yaakov Shapiro, teologo ortodosso americano: "Israele non parla a nome degli ebrei e non rappresenta il popolo ebraico"
Shapiro sostiene da decenni che Ebraismo e Sionismo non sono sinonimi, e che lo Stato di Israele non rappresenta assolutamente gli ebrei, né religiosamente né politicamente
"Gli ebrei di tutto il mondo non sono responsabili delle azioni dello Stato sionista di Israele. Israele non rappresenta il popolo ebraico". Questa frase è stata pronunciata dal rabbino Yaakov Shapiro, teologo ortodosso americano, studioso del Talmud e autore di un'opera monstre di 1381 pagine intitolata The Empty Wagon: Zionism's Journey from Identity Crisis to Identity Theft.
Il furto d'identità più riuscito della modernità
La frase è semplice, diretta, e per molti sconvolgente nella sua evidenza: non è una dichiarazione di rottura improvvisa. È la sintesi di una tradizione teologica e storica secolare che il discorso pubblico occidentale ha quasi completamente rimosso, o che ha deliberatamente scelto di ignorare. Shapiro sostiene da decenni che Ebraismo e Sionismo non sono sinonimi, e che lo Stato di Israele non rappresenta assolutamente gli ebrei, né religiosamente né politicamente. Questa distinzione, che appare ovvia a chiunque abbia una conoscenza anche superficiale della storia ebraica, viene sistematicamente cancellata nel dibattito pubblico, dove criticare Israele equivale a essere antisemiti, e dove Netanyahu si presenta — come ha fatto davanti al Congresso americano — non solo come capo di governo di uno Stato sovrano, ma come autoproclamato premier di tutti gli ebrei del mondo. «Netanyahu è venuto in America a parlare al Congresso per affossare l'accordo iraniano di Barack Obama e ha detto: "Vengo qui a rappresentare non solo la gente che mi ha eletto ma anche a rappresentare gli ebrei di tutto il mondo"». Una pretesa che Shapiro considera non soltanto politicamente arrogante, ma teologicamente assurda e storicamente falsa. Il Sionismo politico, va ricordato, non è nato dalla tradizione religiosa ebraica. Lo storico Yakov Rabkin (Università di Montreal) ha definito il Sionismo nella sua opera What Is Modern Israel? come «un'ideologia di origine cristiana protestante che propone il raduno degli ebrei in Palestina». L'idea che gli ebrei dovessero tornare nella Terra Santa per fondare uno Stato sovrano fu inventata infatti dai cristiani evangelici. I padri fondatori del Sionismo politico moderno — Herzl, Nordau, Jabotinsky — erano uomini profondamente influenzati dal nazionalismo europeo del XIX secolo, non dalla dottrina rabbinica.
Una conflazione pericolosa, per tutti
La conflazione tra ebrei e Israele, tra Ebraismo e Sionismo, tra critica di Israele e antisemitismo non aiuta nessuno, non protegge i palestinesi né gli israeliani, e alimenta la menzogna che gli ebrei siano responsabili di tutto ciò che Israele fa. Questa equazione ha effetti devastanti in entrambe le direzioni. Da un lato, espone gli ebrei della diaspora — americani, francesi, italiani, argentini, sudafricani — a ritorsioni e odio per azioni di uno Stato di cui non hanno la cittadinanza e sulle cui scelte non hanno alcuna influenza: come ha sottolineato il World Jewish Congress, accusare gli ebrei della diaspora delle politiche del governo israeliano alimenta il mito antisemita del dominio ebraico globale, il medesimo mito che ha storicamente alimentato persecuzioni e pogrom. Dall'altro, questa equazione fornisce a Israele uno scudo morale e diplomatico di straordinaria efficacia: qualunque critica alle sue politiche militari, al blocco di Gaza, all'espansione degli insediamenti in Cisgiordania, alle violazioni sistematiche del diritto internazionale, può essere silenziata con l'accusa di antisemitismo, trasformando il dibattito politico in un processo alle intenzioni.
Milioni di testimoni
Shapiro non è una voce isolata. Nei suoi video — visti da milioni di persone in tutto il mondo e tradotti in più lingue straniere — documenta la lunga storia dell'opposizione ebraica al Sionismo, presente molto prima della Shoah nelle comunità ortodosse di tutto il mondo. Il movimento Neturei Karta, i rabbini di Satmar, intere correnti della tradizione haredi hanno sempre rifiutato la pretesa sionista di parlare a nome di tutti gli ebrei: fino alla Seconda Guerra Mondiale, la maggioranza delle comunità ebraiche ortodosse era anti-sionista. Nel 2024, oltre 1.200 professori universitari ebrei americani — tra cui il giurista di Harvard, Lawrence Tribe — hanno firmato una dichiarazione chiedendo ai leader politici di respingere ogni tentativo di codificare in legge federale una definizione di antisemitismo che riunisca la critica a Israele con l'odio verso gli ebrei.
Il paradosso: Israele produce antisemitismo
C'è un'ultima considerazione che Shapiro propone con bruciante lucidità: Israele non è soltanto vittima dell'antisemitismo, ma una delle forze primarie che lo produce, trasformando gli ebrei in scudo morale e politico per i crimini di Stato. Ogni volta che un governo occidentale invoca la tutela degli ebrei per giustificare la fornitura di armi a Israele, il cerchio di questa logica perversa si chiude un po' di più.
Gli ebrei del mondo non sono ostaggi di Israele. Non lo sono mai stati. E la voce del rabbino Shapiro — discussa, contestata, persino odiata da molti — ha il merito storico di ricordarcelo ad alta voce, in un momento in cui il silenzio su questa distinzione ha un costo in vite umane.
Di Eugenio Cardi