Kiruna (Svezia), la grande corsa alle terre rare: quando un’intera città viene spostata per far posto al più grande giacimento europeo
La Commissione Europea ha già concesso al giacimento Per Geijer lo status di “Progetto Strategico” nell’ambito del Critical Raw Materials Act, la legge europea sulle materie prime critiche approvata nel 2024. L’obiettivo è ambizioso: che almeno il 40% della lavorazione delle materie prime strategiche avvenga all’interno dell’Unione entro il 2030
In Svezia, a Kiruna, è stato scoperto il più grande giacimento europeo di terre rare. Per sfruttarlo si sta spostando fisicamente un'intera città. Sullo sfondo, una partita geopolitica di portata epocale con la Cina che controlla il 95% del mercato globale.
Nel cuore della Lapponia svedese si scava in profondità
Ci sono notizie che sembrano uscite da un romanzo di fantascienza e che invece sono cronaca. È il caso di Kiruna, città svedese di circa ventimila abitanti nel cuore della Lapponia, dove da oltre un secolo si estrae ferro dal sottosuolo. Qui, dal 2004, è in corso una delle operazioni urbanistiche più straordinarie della storia moderna: l’intera città viene fisicamente spostata di tre chilometri verso est. Non per un capriccio urbanistico, non per un’alluvione o un terremoto. Ma per fare spazio a una miniera. E ora, con la scoperta di uno sterminato giacimento di terre rare nel sottosuolo circostante, quella decisione appare ancora più visionaria e urgente. Nel gennaio del 2023, la società mineraria svedese LKAB ha annunciato la scoperta del giacimento “Per Geijer”, nei pressi di Kiruna: oltre un milione di tonnellate di ossidi di terre rare, il più grande deposito conosciuto dell’intero continente europeo. Un dato che, nel corso dell’anno successivo, è stato più che confermato e aggiornato al rialzo: all’inizio del 2025, le riserve stimate sono salite a 2,2 milioni di tonnellate, quasi raddoppiate rispetto alle prime stime, con un incremento del 30% rispetto all’anno precedente.
Una città che cammina
Per capire cosa sta accadendo a Kiruna bisogna fare un passo indietro. L’espansione delle miniere di ferro gestite da LKAB ha progressivamente indebolito il sottosuolo sotto il centro storico della città, rendendo instabili le fondamenta degli edifici. Nel 2004 le autorità svedesi hanno preso una decisione senza precedenti: non abbandonare la città, non cementificare il cedimento, ma traslocare. Ventuno edifici storici sono stati sollevati e trasportati su rimorchi speciali verso la nuova sede. L’agosto del 2025 ha portato il gesto più simbolico: la storica chiesa di legno di Kiruna, costruita nel 1912, è stata spostata di qualche centinaio di metri nella nuova area urbana. Un’operazione che ha richiesto due giorni interi e ha commosso l’intera Svezia. I costi di compensazione ai residenti ammontano a circa 2,4 miliardi di dollari distribuiti nell’arco di un decennio. Ogni abitante ha ricevuto o riceverà un indennizzo per il trasloco o l’acquisto di una nuova abitazione. Il nuovo centro città è stato inaugurato. E la vecchia Kiruna, quella che ha conosciuto più di un secolo di storia mineraria, viene progressivamente smantellata.
Cosa sono le terre rare e perché contano
Le terre rare sono un gruppo di diciassette elementi chimici metallici — tra cui scandio, lantanio, neodimio, disprosio, terbio — dotati di proprietà magnetiche ed elettroniche uniche. Sono ingredienti indispensabili per produrre i motori delle automobili elettriche, le turbine eoliche, i pannelli fotovoltaici, i chip dei computer, i sistemi di difesa missilistica, i motori dei caccia F-35. In una parola: la transizione energetica e la difesa dell’Occidente poggiano su questi metalli. Il paradosso è stridente: l’Europa vuole diventare carbon neutral entro il 2050, punta a 18 milioni di veicoli elettrici prodotti entro il 2030, sogna una difesa autonoma. Ma per farlo dipende quasi interamente da un unico Paese per la fornitura dei materiali essenziali: la Cina. Pechino controlla circa il 95% della produzione mondiale di ossidi di terre rare, il 94% dei magneti permanenti, e oltre il 70% della raffinazione di questi elementi. Una dipendenza che il World Economic Forum ha definito “un tallone d’Achille strategico” dell’intero progetto europeo.
L’arma della Cina e il 2025 di fuoco
Nel 2025 quella dipendenza ha mostrato la sua natura di vera e propria arma geopolitica. In risposta ai dazi imposti dall’amministrazione Trump, Pechino ha introdotto in aprile misure di controllo sulle esportazioni di sette elementi critici di terre rare. Le conseguenze sono state immediate: le spedizioni di magneti al resto del mondo sono crollate del 74% in maggio rispetto all’anno precedente. Diverse case automobilistiche europee hanno dovuto rallentare o fermare temporaneamente le linee di produzione. I prezzi europei delle terre rare hanno raggiunto livelli fino a sei volte superiori a quelli cinesi. In ottobre, una seconda ondata di restrizioni cinesi ha allargato ulteriormente il perimetro dei controlli, con una misura di portata inedita: per la prima volta la legge cinese ha assunto carattere extraterritoriale, imponendo l’obbligo di licenza per esportare anche prodotti fabbricati fuori dalla Cina ma contenenti anche solo tracce (0,1%) di terre rare cinesi o realizzati con tecnologie cinesi. Una norma sospesa temporaneamente fino a novembre 2026 dopo trattative intense, ma che ha comunque inviato un segnale inequivocabile: la Cina considera questi materiali un’arma, e non ha remore a usarla.
L’Europa si sveglia: dal giacimento svedese al piano d’emergenza UE
In questo contesto, la scoperta di Kiruna acquista un valore che va ben oltre quello economico. La Commissione Europea ha già concesso al giacimento Per Geijer lo status di “Progetto Strategico” nell’ambito del Critical Raw Materials Act, la legge europea sulle materie prime critiche approvata nel 2024. L’obiettivo è ambizioso: che almeno il 40% della lavorazione delle materie prime strategiche avvenga all’interno dell’Unione entro il 2030, e che nessun singolo paese estero superi il 65% della fornitura europea per ciascun materiale. LKAB, dal canto suo, ha investito 800 milioni di corone svedesi per costruire a Luleå — città portuale sul Golfo di Botnia — un impianto pilota per la separazione e raffinazione di fosforo e terre rare. I lavori sono in corso. In parallelo, a gennaio 2025, si è tenuta la cerimonia di inaugurazione del cantiere. La Commissione europea guidata da von der Leyen ha lanciato a ottobre 2025 l’iniziativa RESourceEU per l’acquisto congiunto e lo stoccaggio di terre rare, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal fornitore dominante del 50% entro il 2029 per le filiere più critiche.
Il Nord Europa come nuovo polo strategico
La Svezia non è sola. La penisola scandinava si sta rivelando, nel suo complesso, una delle aree geologicamente più promettenti del mondo occidentale per le materie prime critiche. In Norvegia, nel complesso vulcanico di Fen a circa 150 km da Oslo, la società Rare Earths Norway ha stimato la presenza di 8,8 milioni di tonnellate di ossidi di terre rare, al momento il giacimento più grande d’Europa. In Finlandia, il Finnish Minerals Group ha annunciato nel 2023 la scoperta nel sito di Sokli, nella Lapponia finlandese, di due minerali di terre rare mai identificati prima nel Paese, con potenziale sufficiente a coprire il 10% del fabbisogno europeo annuo di elementi per magneti permanenti. Ma il cammino dalla scoperta all’estrazione è lungo e irto di ostacoli. Lo stesso CEO di LKAB, Jan Moström, ha ammesso senza giri di parole che, anche nel caso di Kiruna — dove la società estrae minerale di ferro da oltre 130 anni — ci vorranno almeno dieci o quindici anni prima che si possa estrarre e portare sul mercato il primo chilogrammo di terre rare. Autorizzazioni ambientali, infrastrutture ferroviarie da potenziare, reti elettriche da espandere, tecnologie di raffinazione da sviluppare: ogni passaggio è un collo di bottiglia. E il problema della raffinazione è altrettanto critico quanto quello dell’estrazione: trovare il minerale è solo il primo passo, separarlo e purificarlo è un processo industriale complesso di cui oggi la Cina detiene il monopolio tecnologico.
Una transizione verde che dipende dal carbonio delle scelte geopolitiche
C’è un paradosso di fondo in tutta questa vicenda che vale la pena sottolineare: la cosiddetta transizione verde, con il suo carico di auto elettriche, pale eoliche e pannelli solari, richiede un’estrazione mineraria massiccia, invasiva e geograficamente concentrata. Per costruire un megawatt di capacità eolica offshore servono circa 15 tonnellate di minerali critici. La batteria di una singola automobile elettrica ne richiede altri ancora. La sostenibilità del futuro verde dell’Europa poggia, in ultima istanza, su giacimenti sotterranei e su scelte industriali tutt’altro che pulite. E intanto a Kiruna, nella notte polare del Circolo Artico, una chiesa di legno centenaria è stata caricata su un rimorchio e spostata di qualche centinaio di metri. La città cammina. Il futuro dell’Europa, forse, cammina con lei.
Di Eugenio Cardi