20 Febbraio 2026
Proteste per le donne scomparse e Al-Sharaa, fonte: voiceofamerica
Oltre 80 donne alawite sarebbero state segnalate come scomparse in Siria a partire da febbraio 2024, secondo l’organizzazione per i diritti delle donne SWL, che parla di decine di casi riconducibili a presunti rapimenti. Gli esperti delle Nazioni Unite affermano che si tratterebbe di "rapimenti mirati, sparizioni e violenza di genere" e sostengono che il governo ad interim guidato da Ahmed al-Sharaa non avrebbe garantito indagini efficaci, lasciando spazio a un clima di impunità. Accuse che l’esecutivo respinge. In un’intervista, lo stesso al-Sharaa ha dichiarato che "la Siria è uno stato di diritto e la legge farà il suo corso su tutti" e ha aggiunto che su 42 casi di sequestro di persona indagati, in 41 di essi le accuse si sono rivelate false.
Secondo la Syrian Women’s Lobby, sarebbero più di 80 le donne denunciate come scomparse dalle famiglie, dai media locali e da attivisti nel corso dell’ultimo anno. L’organizzazione afferma di aver verificato una parte dei casi come possibili rapimenti, mentre altre segnalazioni resterebbero ancora da accertare. La maggioranza delle donne coinvolte apparterrebbe alla minoranza alawita, comunità che rappresenta circa il 10 per cento della popolazione siriana. Le denunce si inseriscono in un contesto segnato da tensioni settarie e da episodi di violenza registrati in diverse aree del Paese, in particolare nelle province costiere come Latakia e Tartous, ma anche a Hama, Homs, Damasco e Aleppo. Alcune testimonianze parlano di donne prelevate in pieno giorno, mentre si recavano a scuola o si trovavano nelle proprie abitazioni. In diversi casi le famiglie avrebbero riferito di minacce ricevute dopo aver tentato di denunciare le sparizioni.
Gli esperti delle Nazioni Unite hanno espresso profonda preoccupazione per quelle che definiscono "segnalazioni allarmanti di rapimenti mirati, sparizioni e violenza di genere". Secondo l’ONU, il governo ad interim avrebbe mancato di condurre indagini tempestive e imparziali nella maggior parte dei casi segnalati e, in alcune circostanze, avrebbe persino rifiutato di registrare le denunce. Alcuni episodi, sempre secondo le segnalazioni raccolte, potrebbero aver coinvolto membri affiliati alle forze di sicurezza oppure individui che si sono spacciati come tali. Le autorità siriane respingono però l’idea di una campagna sistematica contro le minoranze e secondo alcune fonti, una volta che la notizia dei rapimenti ha iniziato a raggiungere i media e ad attirare l'attenzione, il governo siriano e i media affiliati avrebbero lanciato una campagna di propaganda per nascondere i rapimenti, culminata in una conferenza stampa a novembre 2025.
Il ministero dell’Interno ha sostenuto in precedenti comunicazioni che molte denunce si sarebbero rivelate infondate o riconducibili a dinamiche familiari o personali. Il presidente ad interim Ahmed al-Sharaa, intervenendo sul tema, ha dichiarato che "La Siria è uno stato di diritto. La legge farà il suo corso su tutti" e ha aggiunto "Abbiamo combattuto per difendere gli oppressi, e non accetteremo che venga versato alcun sangue ingiustamente, o che rimanga impunito, nemmeno tra i più vicini a noi". Il quadro resta complesso e segnato da versioni contrastanti poiché un lato le organizzazioni per i diritti umani parlano di un possibile schema di violenze a sfondo settario e di genere, dall’altro il governo assicura di voler tutelare tutte le componenti della società siriana.
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