Caucaso e Asia Centrale, la guerra dei corridoi: tra TRIPP americano e rete BRICS si decide il futuro dell’Eurasia
Da Baku a Islamabad, la sfida per il controllo delle infrastrutture strategiche ridisegna equilibri, alleanze e catene del valore globali
Il ritorno americano nel Caucaso
La firma a Baku tra il vicepresidente USA JD Vance e il presidente azero Ilham Aliyev segna un passaggio cruciale. Il partenariato strategico tra Stati Uniti e Azerbaigian non è solo un’intesa su difesa, sicurezza energetica e intelligenza artificiale: è un atto geopolitico che riporta Washington al centro del Caucaso meridionale. L’Azerbaigian viene ridefinito come hub eurasiatico, cerniera tra Europa, Asia Centrale e Medio Oriente. Dopo l’accordo di pace con l’Armenia guidata da Nikol Pashinyan, Baku consolida una posizione di stabilità che gli Stati Uniti intendono valorizzare anche in chiave di contenimento verso Russia e Iran.
Il TRIPP: 43 chilometri che valgono un continente
Cuore dell’iniziativa americana è il corridoio TRIPP (Trump Route for International Peace and Prosperity): 43 chilometri nel Syunik armeno destinati a collegare l’Azerbaigian alla exclave di Nakhchivan e quindi alla Turchia. Ferrovia, gasdotto, oleodotto, fibra ottica: un’infrastruttura multimodale sotto gestione statunitense per 99 anni. Il TRIPP si innesta sul Middle Corridor, la rotta trans-caspica che collega Cina ed Europa bypassando la Russia. È un progetto politico prima ancora che logistico: consolida la pace armeno-azera, marginalizza la Georgia e apre all’Occidente l’accesso ai minerali critici dell’Asia Centrale. Washington costruisce così una piattaforma di influenza stabile nel cuore dell’Eurasia, legando la regione alle proprie catene del valore.
La risposta silenziosa dei BRICS
Mentre gli Stati Uniti avanzano nel Caucaso, i BRICS consolidano una strategia più ampia e meno personalistica. Il Kazakistan di Kassym-Jomart Tokayev e il Pakistan di Shahbaz Sharif hanno rilanciato il corridoio trans-afghano verso i porti di Gwadar e Karachi, offrendo ai Paesi centroasiatici uno sbocco diretto sull’Oceano Indiano. Due varianti ferroviarie attraversano l’Afghanistan: una orientale (Termez–Kabul–Pakistan) e una occidentale (Turkmenistan–Herat–Kandahar). In gioco non c’è solo il commercio, ma la stabilizzazione economica di Kabul attraverso l’integrazione infrastrutturale. Mosca guarda a questo asse come estensione naturale del Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud (INSTC), la direttrice che collega San Pietroburgo a Mumbai via Iran. L’INSTC è oggi più rapido e meno costoso della rotta di Suez, ed è il simbolo di una connettività alternativa alle direttrici controllate dall’Occidente.
Due modelli di potere infrastrutturale
Il TRIPP rappresenta una proiezione americana mirata: un corridoio chiave, forte copertura politica, gestione centralizzata. È la logica del presidio strategico. La rete BRICS, invece, è diffusa e resiliente: più corridoi, più attori, finanziamenti attraverso la New Development Bank, sistemi di pagamento alternativi a SWIFT. Non un singolo choke point, ma una trama multilivello che riduce la vulnerabilità alle sanzioni. L’adesione dell’Iran ai BRICS rafforza ulteriormente questo sistema. Teheran è snodo naturale tra Caspio, Golfo Persico e Oceano Indiano. Non sorprende che guardi con sospetto al TRIPP, percepito come un tentativo di penetrazione americana nel suo immediato vicinato strategico.
Il nodo iraniano e la deterrenza americana
Parallelamente, Washington ha concentrato nel Medio Oriente un imponente dispositivo aeronavale, incluso il gruppo da battaglia della portaerei USS Gerald R. Ford. La mossa appare come strumento di deterrenza verso l’Iran. Resta però il dubbio che si tratti di una pressione negoziale più che del preludio a un conflitto diretto. Teheran ha sempre dichiarato di non voler sviluppare armi nucleari, ma difficilmente accetterà condizioni percepite come umilianti. Dall’altra parte, Israele guidato da Benjamin Netanyahu considera la finestra strategica attuale irripetibile. In questo contesto, la potenza americana è chiamata a dimostrare se sia ancora in grado di imporre la propria volontà senza scatenare una destabilizzazione più ampia.
Eurasia, il nuovo centro del mondo
La partita in corso non è regionale. È sistemica. Chi controlla corridoi ferroviari, snodi energetici e reti digitali controlla le catene globali del valore. Gli Stati Uniti cercano di preservare un primato costruendo corridoi selettivi e politicamente blindati. I BRICS costruiscono un’architettura alternativa, più lenta ma potenzialmente più autonoma dall’Occidente. Per l’Europa il rischio è restare spettatrice. Per la Russia e i suoi partner eurasiatici, è l’occasione di consolidare uno spazio economico indipendente. Il Caucaso e l’Asia Centrale non sono più periferia: sono il cuore pulsante della competizione globale. Nel XXI secolo non basta controllare i mari. Occorre dominare le infrastrutture terrestri e digitali. La guerra dei corridoi è appena iniziata. E da essa dipenderà l’equilibrio del mondo multipolare che sta emergendo.