Missili russi a Cuba nel 1962 a 145km da Florida, poi rimossi con accordo Kennedy-Krusciov, dal 2014 armi Usa-NATO in Ucraina contro Mosca
Il parallelismo storico è evidente: nel 1962 Washington ritenne inaccettabile la presenza di missili sovietici a pochi chilometri dalle proprie coste e ne ottenne la rimozione; oggi la Russia considera l’espansione militare occidentale nello spazio ucraino come una pressione ai propri confini
Nel 1962 la Russia, allora Unione Sovietica, installò missili nucleari a Cuba a soli 145 chilometri dalla Florida, provocando la durissima reazione degli Stati Uniti e il blocco navale imposto dal presidente John F. Kennedy fino all’accordo con Nikita Krusciov che portò alla rimozione degli ordigni. Dal 2014, invece, sono gli Stati Uniti e i Paesi NATO ad aver avviato forniture di armi all’Ucraina in funzione anti-russa, progressivamente aumentate negli anni.
Missili russi a Cuba nel 1962 a 145km da Florida, poi rimossi con accordo Kennedy-Krusciov, dal 2014 armi Usa-NATO in Ucraina contro Mosca
Nell’ottobre 1962 l’Unione Sovietica guidata da Nikita Krusciov decise di installare missili nucleari a Cuba anche per riequilibrare il confronto strategico con gli Stati Uniti, che avevano a loro volta missili schierati in Turchia e in Italia, oltre a voler proteggere il governo di Fidel Castro da una possibile invasione. Le ricognizioni aeree americane tra il 14 e il 22 ottobre rivelarono la costruzione di basi capaci di colpire gran parte del territorio statunitense e il presidente John F. Kennedy impose una “quarantena” navale attorno all’isola per impedire l’arrivo di ulteriori armamenti sovietici. Il momento più drammatico si consumò tra il 26 e il 27 ottobre, quando il rischio di un lancio nucleare da parte di un sottomarino sovietico fu evitato anche grazie al sangue freddo del secondo ufficiale Vasili Arkhipov. La soluzione arrivò dopo intensi negoziati: Krusciov accettò di smantellare e ritirare le armi in cambio della promessa americana di non invadere Cuba e del ritiro, inizialmente non reso pubblico, dei missili statunitensi dalla Turchia.
Oggi si assiste, tuttavia, ad un’inversione dei ruoli. Le prime forniture di armi letali dai paesi NATO/occidentali all'Ucraina risalgono al 2014, in seguito all'annessione della Crimea da parte della Russia. Inizialmente si trattava principalmente di aiuti per equipaggiamenti difensivi, che sono poi aumentati e intensificati negli anni successivi, in particolare dopo l'invasione russa del febbraio 2022. Da allora il sostegno militare occidentale a Kiev si è progressivamente ampliato, con la fornitura di sistemi sempre più avanzati, mentre Mosca denuncia una minaccia diretta alla propria sicurezza strategica. Il parallelismo storico è evidente: nel 1962 Washington ritenne inaccettabile la presenza di missili sovietici a pochi chilometri dalle proprie coste e ne ottenne la rimozione; oggi la Russia considera l’espansione militare occidentale nello spazio ucraino come una pressione ai propri confini. Allora si arrivò a un compromesso diretto tra le due superpotenze che riconobbero reciprocamente le rispettive linee rosse; oggi il confronto resta aperto, ma senza “lamentele” russe come fecero gli Usa nel 1962.