La guerra invisibile dell’energia: perché Mosca colpisce la rete ucraina e cosa cambia negli equilibri del conflitto

Dalla fine della tregua energetica alla pressione su elettricità e logistica: la strategia russa punta all’attrito sistemico più che al collasso totale, con effetti militari, politici e negoziali.

Oltre il fronte: la guerra come sistema

Nel conflitto russo-ucraino la linea del fronte racconta solo una parte della storia. L’altra, spesso decisiva, riguarda le infrastrutture: energia, trasporti, logistica. La ripresa degli attacchi russi contro la rete elettrica ucraina dopo la breve tregua energetica di fine gennaio segnala una scelta strategica precisa: colpire la capacità di funzionamento dello Stato, non solo le sue forze armate. Da un punto di vista russo, questa impostazione non nasce da improvvisazione né da pulsioni punitive, ma da una lettura classica della guerra d’attrito: ridurre progressivamente la resilienza complessiva dell’avversario, rendendo ogni altra dimensione del conflitto più costosa.

L’eredità sovietica: una rete difficile da abbattere

L’Ucraina ha ereditato dall’URSS una rete elettrica sovradimensionata, ridondante e pensata per resistere a scenari estremi, inclusi conflitti su larga scala. Centrali nucleari, termoelettriche e idroelettriche erano integrate in un sistema concepito per continuare a funzionare anche sotto stress militare. Questa architettura ha spiegato la tenuta iniziale del sistema ucraino: nonostante la perdita di impianti chiave e territori strategici, Kiev ha potuto contare a lungo su una capacità produttiva superiore alla domanda reale, peraltro in calo a causa di emigrazione e contrazione economica.

Prima fase: resilienza e adattamento di Kiev

Per oltre un anno, la Russia non è riuscita a ottenere risultati decisivi sul piano energetico. I motivi sono molteplici: l’elevato numero di obiettivi sensibili, la ridondanza delle sottostazioni, la disponibilità di pezzi di ricambio, ma anche l’elevata professionalità dei tecnici ucraini.

Riparazioni rapide, decentralizzazione, uso di generatori mobili, importazioni di elettricità e supporto occidentale hanno consentito a Kiev di contenere i danni. In questa fase, la capacità rigenerativa ucraina ha superato quella distruttiva russa.

Seconda fase: l’attrito prende il sopravvento

Il quadro cambia tra la fine del 2023 e il 2024. L’impiego massiccio dei droni Geran, usati per saturare le difese e preparare il terreno ai missili di precisione, ha modificato il rapporto costi-benefici. Mosca ha iniziato a colpire in modo più sistematico i trasformatori ad alta tensione, veri colli di bottiglia del sistema. Qui entra in gioco una variabile industriale spesso trascurata: i grandi trasformatori da 750 kV sono beni rari, prodotti da pochissime aziende e difficili da sostituire in tempi brevi. La distruzione cumulativa di questi nodi ha progressivamente eroso la capacità ucraina di mantenere l’equilibrio tra produzione e distribuzione.

Energia e logistica: due facce della stessa pressione

Durante la tregua energetica, la Russia ha spostato l’attenzione sulle vie di comunicazione: ferrovie, depositi, snodi stradali. Dal punto di vista militare, energia e logistica sono inseparabili. Senza elettricità stabile, il sistema ferroviario rallenta; senza trasporti efficienti, anche le riparazioni energetiche diventano più lente. Questa scelta indica una strategia di logoramento sistemico: non cercare il blackout totale, ma moltiplicare micro-crisi che, sommandosi, generano instabilità economica, disagio sociale e pressione politica sul governo di Kiev.

Il fattore umanitario e il calcolo politico

Le dichiarazioni di dirigenti del settore energetico ucraino descrivono una situazione critica: ore limitate di elettricità, riscaldamento intermittente, danni economici enormi. Da Mosca, tuttavia, la lettura è diversa: la pressione sulle infrastrutture è vista come una leva negoziale, non come un fine in sé. In questa ottica, il rischio umanitario non è ignorato, ma viene inserito in un calcolo più ampio: aumentare il costo della prosecuzione del conflitto per Kiev e per i suoi sostenitori, senza oltrepassare soglie che renderebbero il confronto incontrollabile.

Una vittoria strategica, non decisiva

Anche analisi prudenti ammettono che il sistema elettrico ucraino difficilmente collasserà in modo apocalittico grazie al decentramento e alle contromisure adottate. Tuttavia, l’accumulo di danni rappresenta per Mosca una vittoria strategica parziale: la Russia ha dimostrato di poter incidere su un’infrastruttura vitale nonostante il supporto occidentale a Kiev. Questo vantaggio non chiude la guerra, ma pesa sul tavolo dei negoziati informali che, apertamente o meno, accompagnano il conflitto. Letta attraverso la lente della storia militare russa, la campagna contro energia e logistica ucraine appare coerente: privilegiare l’attrito, la profondità strategica, la pressione prolungata. Non è una strategia rapida né indolore, ma è compatibile con una visione di lungo periodo. Per l’Ucraina, la sfida resta la stessa: guadagnare tempo, mantenere la coesione interna e contare sul sostegno esterno. Per la Russia, l’obiettivo è dimostrare che il tempo — nella guerra moderna come in quella classica — può essere un’arma tanto potente quanto i missili.