Makoko, Lagos, Nigeria: quando la "rigenerazione urbana" dei grattacieli di lusso cancella 80mila vite facendo pulizia etnica "dei poveri"
Il governatore Sanwo-Olu persegue la visione di trasformare Lagos in una "mega-città del XXI secolo". Una visione che implica la pulizia etnica dei poveri
Due giorni prima di Natale 2025, mentre le famiglie si preparavano alle feste, gli escavatori anfibi sono arrivati a Makoko scortati dalla polizia nigeriana. La più grande e leggendaria comunità galleggiante d'Africa – centomila abitanti secondo alcune stime, oltre ottantamila secondo i censimenti condotti dalle ONG locali – sta scomparendo casa per casa, palafitta per palafitta, sotto i colpi della "riqualificazione urbana" voluta dal governatore di Lagos.
Lagos distrugge la più grande baraccopoli su palafitte d'Africa per fare spazio ai grattacieli del lusso
Le ruspe hanno raso al suolo centinaia di baracche di legno costruite su palafitte sopra la laguna. Tre persone sono morte, due di loro neonati, a causa dei lacrimogeni sparati dalla polizia. Migliaia di famiglie sono state costrette a dormire nelle canoe, negli spazi altrui, all'aperto. Senza preavviso, senza compensazione, senza un piano di ricollocamento. In violazione – denunciano cinque organizzazioni per i diritti civili – di ordinanze giudiziarie ancora vigenti e del diritto internazionale.
L’inganno delle “ragioni di sicurezza”
Inizialmente, il governo dello Stato di Lagos aveva giustificato l'intervento con motivazioni di sicurezza: liberare una fascia di trenta metri dalle linee elettriche ad alta tensione che attraversano le comunità rivierasche fino al Third Mainland Bridge. I residenti avevano collaborato. I leader comunitari avevano assicurato compensazioni. Promesse mai mantenute. Il 9 gennaio 2026 le demolizioni avevano già superato i cento metri di distanza dalle linee elettriche. L'obiettivo reale era ormai evidente: svuotare Makoko. Mentre le case dei poveri vengono abbattute, a pochi metri di distanza procede il riempimento con sabbia per la costruzione del FBT Coral Estate, progetto immobiliare di lusso da 54,58 ettari. Il paradosso è straziante: dove fino a ieri vivevano ottantamila pescatori della minoranza etnica Gunuvi (Egun), sorgeranno grattacieli, centri commerciali, hotel di lusso, marina per yacht. Un'operazione speculativa mascherata da sviluppo urbano, che replica il copione già visto a Otodo Gbame, rasa al suolo nel 2017 e oggi occupata dal lussuoso Periwinkle Estate.
Una comunità centenaria cancellata
Makoko esiste da oltre cento anni. È un'icona internazionale, visitata da scrittori, ricercatori, fotografi attratti dalla sua architettura unica su palafitte, dalla cultura vivace, dall'economia della pesca che rifornisce gran parte dei mercati di Lagos. I Gunuvi sono stati tra i primi abitanti di Lagos, pescatori tradizionali che vivono sull'acqua da generazioni. Eppure continuano a subire esclusione politica e marginalizzazione. Il governo li tratta come invasori su terra propria. Li definisce "abusivi", "degrado ambientale", "rischio per la sicurezza". Ma la verità è che Lagos – megalopoli da oltre venti milioni di abitanti destinata a diventare la città più popolosa del mondo entro il 2100 – soffre di una crisi abitativa spaventosa: un deficit stimato in 22 milioni di alloggi. Il settanta per cento della popolazione urbana vive in insediamenti informali privi di acqua corrente, servizi igienici, elettricità.
L’ondata di sgomberi forzati
Makoko non è un caso isolato. Dal luglio 2023, centinaia di migliaia di persone sono state sfollate a Lagos in quella che le organizzazioni per i diritti umani definiscono "la peggiore ondata di sgomberi forzati dall'era militare": Oworonshoki, Orisunmibare, Otto, Oko Baba, Aiyetoro, Ilaje Otumara, Baba Ijora. Sempre la stessa dinamica: comunità povere demolite per fare spazio a progetti immobiliari di lusso. Mentre migliaia di appartamenti di lusso restano vuoti – speculazione finanziaria e riciclaggio di denaro, secondo la relatrice speciale ONU, Leilani Farha – i poveri vengono criminalizzati. La Farha, in visita in Nigeria nel 2019, aveva denunciato che "le persone più bisognose di protezione e assistenza dallo Stato vengono invece perseguitate, molestate, estorte, persino arrestate e imprigionate senza aver commesso alcun crimine".
Violazioni del diritto internazionale
Il diritto internazionale è chiaro. Il Commento Generale n. 7 del Comitato ONU sui Diritti Economici, Sociali e Culturali stabilisce che prima di ogni sgombero forzato è obbligatoria una consultazione genuina con le comunità coinvolte, un preavviso adeguato, la possibilità di un ricorso di carattere legale, un piano di ricollocamento, una compensazione. Nulla di tutto ciò è avvenuto a Makoko. A marzo 2025, esperti indipendenti ONU – tra cui Balakrishnan Rajagopal, relatore speciale sul diritto all'alloggio – hanno intimato alla Nigeria di fermare immediatamente le demolizioni, avvertendo che "sgomberi forzati, demolizioni arbitrarie e sfollamenti forzati sono contrari sia al diritto internazionale dei diritti umani che al diritto umanitario. La distruzione su larga scala di alloggi può configurare 'domicidio', per il quale i responsabili dovrebbero essere penalmente e civilmente responsabili". Ad agosto 2025 la Corte Federale di Lagos ha emesso un'ingiunzione contro il governo dello Stato di Lagos, ordinando di cessare ogni demolizione o sgombero a Makoko, Oko-Agbon, Sogunro eIwaya. Ha inoltre condannato il governo e la polizia nigeriana a pagare 3,5 miliardi di naira (circa 2 milioni di euro) per le precedenti demolizioni e l'uccisione di un capo comunità da parte di un poliziotto nel 2012. Il governo ha ignorato l'ordinanza. Le ruspe continuano a lavorare.
Il cinismo della “Mega-città del XXI secolo”
Il governatore Sanwo-Olu persegue la visione di trasformare Lagos in una "mega-città del XXI secolo". Una visione che implica la pulizia etnica dei poveri. Nnimmo Bassey, direttore esecutivo della Health of Mother Earth Foundation, denuncia: "Quello che il governo deve fare è sostenere queste comunità, non distruggerle". Betty Abah, direttrice del CEE-HOPE Nigeria, ricorda che "un neonato è morto appena cinque giorni dopo la nascita durante le demolizioni, per essere nato in una comunità marginalizzata". Timothy Nubi, docente all'Università di Lagos, propone una "gentrificazione" che migliori gli slum (insediamenti urbani informali) senza espellere i residenti. Ma l'interesse del governo non è il benessere dei cittadini. È la collaborazione con "un'oligarchia di potenti famiglie proprietarie terriere e sviluppatori privati corrotti", come denunciano le ONG. Mentre scrivo questo articolo, le demolizioni continuano. Ottantamila persone rischiano di perdere tutto. Una comunità centenaria sta per essere cancellata. E il mondo guarda altrove, ancora una volta distratto mentre i poveri vengono trattati come rifiuti da smaltire per fare spazio al cemento e al profitto, esattamente come probabilmente accadrà a Gaza, con il famoso piano “Gaza Riviera” di Trump.Lagos – "Centro di Eccellenza", come ama definirsi – sta dimostrando di quale eccellenza si tratti: quella della speculazione immobiliare, della complicità tra potere pubblico e privato, del disprezzo totale per i diritti umani. Makoko resiste, ma per quanto ancora?
Di Eugenio Cardi